Quando un romanzo
entra in una vita.
Un film, poi un libro. Vini, abiti, incontri e un club di badminton. Infine, un interrogativo: che cosa si cela realmente dietro la storia di Picaud?
La folgorazione dinanzi a Montecristo.
Nella sua nota d’intenti redatta nel 2019, Adrien rammenta la scoperta dell’adattamento televisivo del 1998 con Gérard Depardieu. Guarda poi altre versioni, legge il romanzo e inizia a interrogarsi sullo scarto che separa il testo a stampa dalle sue trasposizioni. Una passione di spettatore diviene fervore di lettore, per tramutarsi infine in un disegno di vita.
Ritrovare uno slancio.
Adrien colloca il principio di quest’avventura intorno agli anni 2008–2009, all’indomani dell’esperienza presso la Camera di commercio di Lione. In una stagione non priva di amarezze, Montecristo gli restituisce la brama di intraprendere, indagare e scrivere. Il XIX secolo, Dumas ed Eugène Sue si fanno compagni di strada.
Tale passione assume forme tangibili: un guardaroba cucito su misura per il progetto, una sella da monta, un basto, fotografie e sodalizi con mastri artigiani. Ancor prima di farsi libro, l’avventura si consuma nei gesti, nella materia e nei preparativi.
Il vino giunge poco appresso. La Maison Comte de Monte Cristo sorge come naturale prolungamento di questa devozione e quale mezzo per conferirle respiro economico. La passione precede la cantina.
In seguito, le forme della scrittura si moltiplicano: la relazione, l’indagine giudiziaria, i carteggi, il volume dedicato ad Ashton-Wolfe, la sceneggiatura, il romanzo e l’opera omnia. Oggi, una nuova trilogia estende il romanzo riscritto, affiancandovi altri due racconti e recando seco il disegno di portare l’intero ciclo sullo schermo.
In Cina, tra vigne e volani.
La medesima nota narra i primi passi della Maison Comte de Monte Cristo, le cui cuvée recano i nomi dei protagonisti del romanzo. Vi si evoca altresì un’associazione Alexandre Dumas e un club di badminton Monte-Cristo a Dalian. La letteratura assurge a crocevia fecondo tra nobiltà della tavola, disciplina ginnica e retaggio storico.

In questa testimonianza grafica, il castello di Dumas, le divise del circolo sportivo e l’insegna della casa vinicola convivono in armonia. Non si tratta più d’una mera reminiscenza letteraria: è un modo di far vibrare un racconto e stringere legami umani attorno al suo fuoco.
Un documento d’archivio della Maison.
Vigneti, desco e affinità elettive: questo montaggio filmato, gelosamente custodito, scorta e illustra la storia della Maison Comte de Monte Cristo.
Archivio privato · Maison Comte de Monte Cristo · circa 4 minuti. Riproduzione a richiesta. Questo documento è indipendente dal progetto documentario su Picaud.
Da Dalian al Castello: una calligrafia.
Un ulteriore reperto mostra la sapienza del pennello all’opera in una bottega d’arte: la carta di riso si srotola, i caratteri prendono corpo, infine la pergamena viene mostrata. Il filmato reca in apertura il titolo «Da Dalian al Castello», incastonando questo rito nell’avventura orientale di Montecristo.
Archivio privato · 1 min 48 · crediti: Le Hussard du Désert Productions. La scheda d’inventario ascrive l’opera al maestro Fu Laoshi. Datazione incerta. La risoluzione dell’immagine rispetta il supporto originale d’epoca.
Abiti e maestri d’arte.
Adrien commissiona un intero corredo sartoriale d’ispirazione Rivoluzione-Impero, approntando finimenti e bauli da viaggio. Le sue peregrinazioni in terra di Francia lo conducono nelle botteghe dei mestieri d’arte: calzolai di rango, modisti, sarti, sellai. Nella nota d’allora, ricorda d’aver preso a filmare e interrogare alcuni di quegli artigiani. Incontri germinali, da cui mosse l’intera opera.
Da Dantès a Picaud.
La caccia alle fonti storiche del romanzo sposta gradatamente lo sguardo verso la figura di Picaud. Adrien raccoglie i testi, ne confronta le varianti e delinea un rigoroso piano d’indagine. La vecchia nota serba altresì il segno d’un mutamento di prospettiva: ciò che da principio gli era parso inconfutabilmente provato si rivela, a un esame più attento, assai più sfuggente.
Questo dubbio fecondo alberga al cuore stesso della nostra indagine: serbare gli interrogativi, vagliare le fonti e non mutare giammai una congettura in certezza.
Esplorare gli interrogativi →Un tributo a Maquet.
Adrien rammenta il proprio pellegrinaggio sulla tomba di Auguste Maquet, al cimitero di Père-Lachaise, e il devoto raccoglimento dinanzi a quella lapide. Una memoria intima, che riafferma la statura che egli intende restituire al fedele collaboratore di Dumas nella genesi del capolavoro.
Approfondire il ruolo di Maquet nell’architettura del libro →
Proseguire il cammino.
Il vagheggiato disegno d’una tournée in abito d’epoca, visitando attori e vignaioli legati alla vite e al teatro, trova oggi un approdo ideale: percorrere luoghi, carteggi e archivi, distinguendo con scrupolo i viaggi realmente compiuti dalle evocazioni intessute per tramandare la vicenda.
L’indagine feconda i libri, e i libri esortano a rimettersi in cammino. Il fascicolo Picaud raccoglie le prime pietre miliari di questo tracciato.
I primi progetti in pellicola.
Questi due documenti estratti dal canale Adrien Beaulieu Éditions illustrano l’itinerario concepito alle origini e il filo conduttore tra Picaud, i vini e le carte geografiche. Documentano gli entusiasmi di quegli anni pionieristici, senza costituire il documentario definitivo.
Nota su queste memorie
La presente pagina riordina la testimonianza offerta da Adrien nella sua nota d’intenti archiviata nel 2019, integrata dal resoconto della visita al Père-Lachaise e della tournée vagheggiata, raccolto nel settembre del 2026. La testimonianza sul club e il montaggio della Maison provengono dai suoi archivi privati. La datazione esatta dei documenti visivi non è accertata con perizia documentaria. Il racconto della rinascita interiore (2008–2009) e delle origini della casa vinicola riprende la sua viva voce del settembre 2026.