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Giustizia e scandali · Francia

Il ritorno del gregge

Rosalie Dusser, al servizio dei coniugi Baudy a Nozières, viene uccisa nel bosco di Chambasse dopo aver respinto le insistenti profferte del cugino Antoine Gouy. Le minacce pregresse, gli acquisti di polvere e piombo, il fucile spezzato accanto al cadavere e la confessione dell'imputato conducono alla sua condanna da parte della Corte d'assise nel gennaio 1829. I giudici ordinano che l'esecuzione abbia luogo sul teatro del delitto; il condannato rinuncia al ricorso in cassazione e il patibolo viene eretto pochi giorni dopo, senza che gli atti tramandino una data precisa.

I coniugi Baudy attendevano Rosalie Dusser assieme agli animali che la fanciulla era solita ricondurre dal bosco di Chambasse. Rintoccarono le otto della sera senza che ella facesse ritorno. Sulle prime, i padroni indugiarono nell'attesa; poi si risolsero a cercarla. Le mucche risalivano da sole il sentiero verso la stalla. Poco più oltre, Rosalie giaceva riversa sull'erba. Era ormai troppo tardi per richiamarla in vita. In quella medesima sera, un vicino rammentò di aver udito due colpi d'arma da fuoco; a ridosso del corpo, riconobbe il fucile spezzato di Antoine Gouy, cugino della ragazza.

Rosalie prestava servizio presso i Baudy, proprietari di una masseria nel comune di Nozières, in Ardèche. Antoine Gouy, suo cugino, lavorava come domestico nella medesima tenuta. Quel vincolo di sangue non era bastato a garantire una convivenza pacifica. Gouy aveva rivolto a Rosalie attenzioni che la giovane aveva recisamente respinto; ella si era infine lamentata con i padroni per l'insolenza dei suoi modi e per le violenze che asseriva di subire. L'uomo era giunto a minacciarla apertamente. Un giorno le avrebbe intimato: «Mi sfuggi, ma prima o poi me la pagherai!» La cronaca registra tale frase nel resoconto degli eventi che precedettero la morte.

Rosalie avvertì i Baudy: avrebbe lasciato la masseria qualora Gouy vi fosse rimasto. I padroni ne apprezzavano la laboriosità e non tardarono a congedare il cugino, del cui operato erano d'altronde scontenti. Questi si mise in cerca di un nuovo ingaggio; la sua cattiva fama rese tuttavia vane le ricerche. Tornò dunque a implorare di essere ripreso. I Baudy finirono per acconsentire, mossi a compassione, ma gli imposero l'espresso impegno di non perseguitare più Rosalie. Il rientro del servo nella casa fu dunque subordinato a una clausola esplicita, nata dalle doglianze della cugina. Champagnac colloca in quel preciso frangente il rancore insanabile di Gouy: egli non guardava più Rosalie con gli occhi di prima, bensì con odio e malanimo, secondo il cronista. Gli atti non descrivono la natura dei loro rapporti quotidiani dopo la riassunzione; la fonte pone l'accento soprattutto sulla promessa fatta ai padroni e sui preparativi che ne seguirono.

Pochi giorni prima del 27 luglio 1828, Gouy cercò di procurarsi polvere e piombo per il proprio fucile. Chiese a Romain Betton due palle di piombo, offrendo in cambio una modesta quantità di polvere. Più tardi, pretese altre due once di polvere, asserendo di voler andare a caccia. Sostenne di avere una carica di ben sette dita. Acquisti simili avrebbero assunto un significato sinistro la domenica 27 luglio, quando Rosalie non fece ritorno dal bosco di Chambasse; ma all'istante in cui avvennero, Gouy adduceva la spiegazione più comune, quella di una battuta venatoria. Quella medesima domenica, Betton si trovava nel fienile quando domandò a Gouy se fosse andato a caccia e se avesse abbattuto della selvaggina. Gouy rispose di non aver sparato: aveva scorto soltanto piccoli uccelli, che non meritavano il colpo. Betton riferì in seguito di ricordare distintamente due spari uditi proprio dal fienile, verso le otto o le otto e mezza di sera.

Rosalie accudiva il bestiame e lo riconduceva d'abitudine alla cascina verso le otto. Quella sera, i padroni attesero oltre l'orario consueto. Messisi in cammino, s'imbatterono dapprima negli animali che rientravano da soli, per poi scoprire il cadavere della giovane. La relazione annota che il corpo conservava ancora un residuo tepore; i coniugi Baudy tentarono di prestarle soccorso, ma ogni sforzo si rivelò vano. Diedero tosto l'allarme a quanti incontrarono sulla via.

Betton fu tra i primi a essere informato. Rammentò che tra le otto e le otto e mezza aveva udito due detonazioni provenire proprio dalla direzione in cui Rosalie era stata rinvenuta. Accorse nel bosco e riconobbe, a pochi passi dal corpo, il fucile di Gouy, spezzato in più tronconi. I sospetti gravavano già sul domestico; il ritrovamento dell'arma fornì loro un riscontro materiale inoppugnabile. I magistrati e i periti constatarono che la fanciulla era stata trucidata da due colpi di fucile. Le violenze rilevate sul cadavere furono descritte nel fascicolo processuale, ma non occorre indulgere sui particolari anatomici per intendere la gravità dell'accusa.

Gouy fu tratto in arresto. Confessò immediatamente, confermando poi in sede istruttoria le prime ammissioni. Riconobbe di essersi recato nel bosco con reconditi disegni e che meditava da giorni di ferire Rosalie con l'arma per incuterle terrore. La giovane scoppiò in lacrime non appena lo vide, secondo quanto egli stesso dichiarò; egli fece fuoco. La donna non cadde. Fuggì gridandogli che la giustizia gli avrebbe riservato la medesima sorte. Gouy spiegò di aver allora considerato le conseguenze di una denuncia e di essersi determinato a sparare una seconda volta. Ammise inoltre di averla percorsa e colpita con il calcio del fucile prima di abbandonarla nel luogo in cui era stramazzata.

Il resoconto di Gouy collegava la violenza del 27 luglio ai pregressi rifiuti di Rosalie. Affermò di serbarle rancore perché ella respingeva le sue proposte e lo accusava di volerla gettare nel disonore, cosa che egli ammetteva di aver tentato con altre donne. Tali moventi furono quelli da lui allegati durante l'istruttoria, non certo una giustificazione atta ad attenuare o spiegare il delitto. La cronaca dell'epoca attinge al lessico della passione per introdurre il dramma; la sequenza accertata dai fatti mostra invece, con implacabile chiarezza, una giovane donna che si era lamentata chiedendo protezione ai padroni, e un uomo riammesso sotto il tetto comune con la sola promessa di non molestarla più.

Nel gennaio 1829, Gouy comparve dinanzi alla Corte d'assise dell'Ardèche. All'apertura del dibattimento appariva smarrito ed esitante, lo sguardo vagante nell'aula. Rispose in seguito con maggiore fermezza, confermando le deposizioni dei testimoni e ammettendo ogni addebito contenuto nell'atto d'accusa. Il difensore non tentò di negare l'evidenza dei fatti, rimettendosi alla clemenza e alla coscienza dei giurati. Dopo una breve camera di consiglio, la giuria lo dichiarò colpevole e la corte pronunciò la condanna alla pena capitale.

I magistrati ordinarono che l'esecuzione avvenisse sul luogo stesso del delitto, nel bosco dove Rosalie era spirata. Gouy non manifestò alcuna apparente emozione all'ascolto della sentenza e non propose ricorso per cassazione. La condanna fu eseguita pochi giorni dopo. La cronaca si arresta su questo epilogo, senza seguire le sorti della famiglia Dusser o dei Baudy dopo il processo. La scelta del luogo riconduceva la pena laddove l'accusa aveva preso forma, tra il gregge disceso da solo lungo la china e l'arma spezzata accanto al corpo della vittima.

I tasselli raccolti quella sera non avevano la medesima natura: il rimbombo delle detonazioni udite da Betton, un fucile frantumato accanto al cadavere, le dichiarazioni dell'imputato e la piena confessione resa ai giurati. La testimonianza di Betton collocava gli spari tra le otto e le otto e mezza; i Baudy sapevano soltanto del ritardo insolito di Rosalie, non avendo assistito all'agguato. Quanto a Gouy, ammise di aver sparato dopo aver intercettato la cugina nel bosco. Gli indizi e le confessioni condussero linearmente alla condanna; nessuna di queste circostanze muta il dato primario: la giovane aveva respinto le sue pretese, e la sua morte fu l'esito brutale di un agguato deliberato.

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Il quadro storico e la nostra parte di ricostruzione

Spoglio integrale del capitolo VIII23 (fonte locale work/cap400/sources/champagnac/tome-8-chap-23.txt; SHA riservato 6e5851498b716161228020502614915cccbc4cd5d5801784d1db632a6d5c400f). Rosalie Dusser serve i coniugi Baudy a Nozières (Ardèche); il cugino Antoine Gouy lavora nella medesima tenuta. Ella ne respinge le profferte, si confida con i padroni e Gouy viene congedato, per poi essere riammesso dietro promessa di non molestarla più. Gouy si procura piombo e polvere; dichiara a Betton di andare a caccia e di non aver sparato a piccoli uccelli. Il 27 luglio 1828, Rosalie non fa ritorno dal bosco di Chambasse; Betton ode due detonazioni tra le 20:00 e le 20:30 e rinviene il fucile spezzato accanto al cadavere. Gouy confessa e conferma i fatti in sede istruttoria; il movente è attestato unicamente dalle sue dichiarazioni. Corte d'assise dell'Ardèche, gennaio 1829: verdetto di colpevolezza e condanna a morte; la Corte dispone che l'esecuzione si tenga sul luogo del delitto. L'imputato rinuncia al ricorso; patibolo eretto «pochi giorni dopo», senza menzione della data esatta. Omessi i dettagli medici crudi.

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