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Giustizia e scandali · Inghilterra

La testa di St Margaret

Catherine Hayes, il presunto figlio Thomas Billings e Thomas Wood sono accusati dell'omicidio di John Hayes nel 1726. La testa della vittima, rinvenuta a Westminster ed esposta fino al riconoscimento da parte degli amici, guida i magistrati verso i sospetti. Pelham documenta le loro confessioni, la colpevolezza di Catherine e il supplizio a Tyburn.

Quando bussarono alla porta di Catherine Hayes, la donna domandò chi fosse. Il magistrato Lambert le ingiunse di aprire all'istante, minacciando di abbattere l'uscio. Ella rispose che doveva prima vestirsi. Nella stanza si trovava Thomas Billings, seduto sull'orlo del letto a gambe nude. Gli uomini fecero irruzione e trassero in arresto Catherine, Billings ed Elizabeth Springate, che alloggiava nel medesimo stabile. Il giorno precedente, alcuni amici di John Hayes avevano esaminato una testa esposta a Westminster, riconoscendovi i tratti del compagno. Wood non era presente. I mandati di cattura recavano quattro nomi; mancava ancora un uomo all'appello.

Camden Pelham ripercorre la vicenda in The Chronicles of Crime, opera pubblicata a oltre un secolo di distanza dagli eventi. La sua prosa tende a convertire accuse e confessioni in una narrazione perentoria, privando il lettore del confronto diretto con i verbali d'epoca. È doveroso dunque separare la ricostruzione letteraria dalle prove storicamente accertabili. Questa cronaca segue il resoconto di Pelham: la scomparsa del marito, le versioni mutevoli della consorte e, infine, le ammissioni e le condanne attribuite a Wood, Billings e alla Hayes.

Catherine era nata a Birmingham, figlia di un indigente di nome Hall. A quindici anni, a seguito di un aspro contrasto con i genitori, fuggì verso Londra. Pelham riferisce che alcuni soldati la convinsero a seguirli nei loro alloggiamenti, prima che ella entrasse a servizio presso un possidente del Warwickshire, tale signor Hayes. Lì si legò al figlio del padrone. Le nozze furono celebrate dapprima in segreto a Worcester; quando gli ufficiali di reclutamento tentarono di arruolare il giovane, il padre apprese dell'unione e provvide a stabilire il figlio come falegname. Catherine lo persuase in seguito ad arruolarsi nell'esercito. Il reggimento fu destinato all'Isola di Wight e la donna lo seguì. Il suocero ne riscattò infine la ferma, assegnandogli rendite per circa ventisei sterline all'anno, stando a quanto annota Pelham.

Trascorsi sei anni di matrimonio, i coniugi si stabilirono a Londra. John avviò un commercio di candele e carbone, prese a pigione alcune stanze e cominciò a prestare modeste somme su pegno. Gli affari prosperarono. Tuttavia, la vita domestica — riporta Pelham — divenne un susseguirsi di liti. Catherine alternava parole di tenerezza per il marito a ritratti sprezzanti confidati ad altre donne. Si disse che una volta avesse affermato di non provare alcuno scrupolo all'idea di sopprimerlo, non più che se si fosse trattato di un cane. Tale frase è tramandata dal testo senza precisare l'identità della confidente; a posteriori essa assume il peso di una premeditazione, pur non bastando da sola a spiegare quanto accadde in seguito.

La coppia mutò più volte residenza, da Tottenham Court Road sino a Tyburn Road, l'odierna Oxford Street. John aveva accumulato risparmi sufficienti per ritirarsi dall'attività e i due vivevano ormai d'affitto. Thomas Billings, presentato come figlio di Catherine nato da una precedente relazione, conviveva con loro. Durante un'assenza di John dalla capitale, i vicini lo informarono che la moglie spendeva senza freno. Al ritorno, egli la rimproverò duramente. Il diverbio degenerò in scontro fisico. È a questo punto che Pelham colloca l'ideazione del delitto, pur ammettendo che si tratti di un'ipotesi retrospettiva.

Poco dopo giunse dal Worcestershire Thomas Wood, il quale chiese alloggio a John asserendo di temere l'arruolamento forzato. Catherine gli confidò l'intenzione di sbarazzarsi del marito. Dapprima Wood oppose un netto rifiuto, considerando Hayes il proprio benefattore. Per piegarne la riluttanza, la donna sostenne che il consorte fosse un ateo e che avesse ucciso due dei propri figli, seppellendoli sotto un melo e un pero. Aggiunse che alla morte di John avrebbe ereditato millecinquecento sterline e che tale somma sarebbe stata divisa con i complici. Il testo non adduce riscontri a tali infamanti asserzioni, riportandole unicamente come argomenti persuasivi spesi da Catherine. Wood finì per acconsentire.

Rientrato da una breve assenza, Wood trovò Catherine, il marito e Billings intenti a bere. John si vantava di reggere il vino senza vacillare. Billings lanciò una sfida: sei bottiglie di vino di Madera, il cui costo avrebbe saldato egli stesso se Hayes fosse riuscito a berle mantenendo il senno. I tre complici uscirono per acquistare la bevanda. Pelham riferisce che lungo la strada decisero che il momento propizio era giunto. Catherine pagò mezza ghinea. Gli uomini bevvero birra mentre John trangugiava il vino. Giunto all'ultima bottiglia, ancora accennava passi di danza; Catherine ne fece servire un'ulteriore. L'uomo stramazzò infine al suolo, riuscendo poi a trascinarsi su un letto nella stanza adiacente.

Non appena la vittima fu sprofondata nel sonno, Catherine avrebbe dato il segnale prestabilito. Billings entrò armato di una scure e colpì John al cranio. Questi, stando al resoconto, prese a sbattere convulsamente i piedi contro il pavimento. Udito il tramestio, Wood raggiunse la camera, impugnò l'arma e infierì a sua volta. Elizabeth Springate, che alloggiava al piano superiore, scese a chiedere se una zuffa avesse destato la sua famiglia. Catherine rispose che si trattava di ospiti attardatisi che stavano per congedarsi. La vicina risalì le scale.

I tre si consultarono quindi su come far sparire il cadavere. Catherine propose di recidere il capo per rendere arduo il riconoscimento. Wood eseguì l'operazione con un coltello da tasca mentre Billings teneva ferma la testa e Catherine reggeva un secchio per raccogliere il sangue. Svuotarono il recipiente in un lavatoio e vi gettarono acqua. Catherine suggerì poi di far bollire la testa; gli uomini preferirono disfarsene gettandola nel Tamigi. A Whitehall le cancellate risultarono serrate. Raggiunsero allora un molo nei pressi di Horse Ferry, a Westminster. Wood scagliò la testa nella darsena; la bassa marea ne impedì tuttavia il trascinamento a largo. Un marinaio udì il tonfo, senza scorgere cosa fosse stato gettato.

Tornati all'alloggio, si occuparono del tronco. Un baule comprato per il trasporto si rivelò troppo angusto. Sezionarono il corpo per farvelo entrare, ma il fardello risultava troppo disagevole da trasportare; ne trassero dunque nuovamente i resti. Billings e Wood li avvolsero in una coperta e li condussero in un campo a Marylebone, gettandoli in uno stagno. La testa fu tuttavia ripescata ed esposta su un palo nel cimitero di St Margaret, a Westminster. Per quattro giorni migliaia di curiosi sfilarono dinanzi al macabro reperto. Più d'uno si domandò se non appartenesse a John Hayes. Billings negò che l'uomo fosse morto, sostenendo che fosse partito per un viaggio d'affari.

Gli amici di John finirono per identificare con certezza quelle spoglie. Confrontati i lineamenti con le giustificazioni addotte da Catherine, si presentarono dal magistrato Lambert. La donna aveva confidato a un tale Ashby una versione singolare: il marito avrebbe ucciso un uomo e sarebbe fuggito in Portogallo per sottrarsi alla vedova della vittima. A un altro conoscente, Longmore, aveva fornito particolari discordanti. Dopo l'arresto, ella pretese di vedere la testa. Pelham narra che dapprima strinse al petto il vaso che la conteneva. Il chirurgo ne estrasse il capo; Catherine lo baciò ripetutamente, chiedendo di conservarne una ciocca di capelli. Colei che aveva descritto la fuga del consorte in Portogallo non ne negava più l'identità. L'uomo che diceva lontano le stava innanzi sul tavolo anatomico.

I resti del corpo furono rinvenuti la mattina medesima. Catherine fu tradotta a Newgate in attesa del giudizio; Wood, catturato in seguito, rese piena confessione dinanzi a Lambert. Anche Billings fornì una deposizione che Pelham descrive come concordante. La Springate fu rimessa in libertà, riconosciuta la sua totale estraneità ai fatti. Al processo, Wood e Billings si dichiararono colpevoli. Catherine scelse di difendersi davanti alla giuria, che la ritenne colpevole. Alla lettura della sentenza protestò di non aver vibrato il colpo mortale e implorò di non essere arsa viva; la corte ribadì che il rigore della legge non ammetteva mutamenti di pena.

Wood cadde infermo nelle prigioni e spirò prima dell'esecuzione. Billings, secondo Pelham, riconobbe la giustizia della condanna. Catherine tentò di procurarsi del veleno, ma un'altra detenuta ne assaggiò la sostanza e denunciò il disegno. Il 9 maggio 1726, a Tyburn, Billings fu impiccato e il suo corpo sospeso in catene presso lo stagno dove era stato gettato il tronco mutilato. Catherine fu assicurata a un palo con una catena di ferro e arsa viva per l'uccisione del marito, reato rubricato come petty treason. Pelham asserisce che il boia lasciò andare anzitempo la fune destinata a strangolarla prima che il fuoco la investisse. La cronaca si conclude su questo supplizio pubblico. Per impedire che John venisse riconosciuto, i suoi assassini ne avevano reciso il capo. Fu proprio quella testa, offerta allo sguardo della folla, a consegnarli al patibolo.

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racconto lungo

Il molo della risacca

Un barcaiolo fittizio ode un tonfo sordo nella darsena presso l'Horse Ferry di Westminster. L'oscurità gli impedisce di scorgere l'oggetto; al mattino, le voci del popolino danno un nome a quel carico e lo trascinano al cospetto del magistrato. La cronaca registra il rumore e la notte fonda, ma ignora chi ascoltasse. Si scelga la Novella per seguire il ritmo di una sola marea e il peso morale di un silenzio serbato o infranto. Il marinaio e la sua testimonianza sono frutto d'invenzione.

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romanzo

La camera di sopra

Elizabeth Springate, figura storica ritenuta innocente da Pelham, assurge a fulcro di un romanzo le cui scene d'intimità sono interamente ricreate. Una madre, un fanciullo e una teoria di pigionanti condividono una dimora in cui ogni scricchìo notturno prelude alla violenza, poi all'inquisizione penale. Dopo il rilascio, la donna deve ricostruire la propria esistenza al riparo dai tre complici e da una folla persuasa di conoscere già la verità. Si scelga il Romanzo per narrare l'orrore dal punto di vista di un'inquilina travolta da una colpa altrui.

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trilogia

La testa e il nome

Tre racconti autonomi seguono un compagno alla ricerca di John Hayes, una popolana di Kingsland giunta a scrutare un volto ignoto e il giovane scrivano del magistrato Lambert incaricato di custodire le prime deposizioni. I personaggi e le interazioni sono inventati; l'ostensione del teschio, le indagini e il dibattimento attingono all'opera di Pelham. Ciascun volume scandaglia un diverso nodo tra memoria, consanguineità e accusa. Si scelga la Trilogia per orchestrare la ricerca giudiziaria tra Londra, Marylebone e Tyburn, negando a una sola voce l'ultima parola.

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Il quadro storico e la nostra parte di ricostruzione

Pelham afferma che Hayes fu trucidato nella dimora londinese, che Wood e Billings confessarono e che Catherine fu condannata secondo il regime della petty treason ed estimates a Tyburn il 9 maggio 1726. Riferisce inoltre che il tronco fu ripescato a Marylebone, la testa esposta a St Margaret di Westminster e la Springate prosciolta. Trattandosi di fonte secondaria d'epoca vittoriana, il testo indulge a toni moraleggianti e a una drammatizzazione a effetto. Le due confessioni citate non sono state verificate sui registri originali della corte; lo status di Billings quale figlio di Catherine è registrato nella narrazione come presunto.

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