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Giustizia e scandali · Scozia

La spada sulla pietra di Balquhidder

Borrow ripercorre la parabola di Robert Roy MacGregor: dal commercio di bestiame alle rappresaglie e agli scontri aperti contro latifondisti e autorità. Morì nel 1734, tra le sue Highlands.

Nella scena tramandata da George Borrow, Rob Roy MacGregor fece il suo ingresso nella locanda di Chapel-Arroch, nei pressi di Aberfoyle, accompagnato dal suono della cornamusa. Graham di Orchil, fattore del duca di Montrose, vi stava cenando insieme a diversi gentiluomini dopo aver riscosso i canoni d’affitto. Rob depose la spada a terra a significare intenzioni pacifiche, poi prese posto alla tavola. Aveva tuttavia già appostato venti uomini nel bosco vicino, in attesa di un segnale.

Durante il pasto, Rob osservò il fattore riporre in un sacco il denaro riscosso. Sparecchiata la tavola, ordinò al suonatore di cornamusa di intonare un nuovo motivo. Fecero il loro ingresso sei uomini a spada snudata. Rob pretese il denaro che asseriva essergli dovuto. Orchil lo consegnò; Rob gli rilasciò una ricevuta. Considerava inoltre il fattore complice della confisca delle proprie terre e intendeva punirlo. L’uomo fu condotto su un’isola del Loch Katrine, dove rimase prigioniero per diverse settimane. Al momento del rilascio, Rob gli intimò di non esigere altri affitti nella regione: intendeva avocare a sé tale ufficio.

L’antefatto che Borrow attribuisce a questo gesto affonda le radici in un fallimento e in un titolo di proprietà contestato. Rob trafficava in bestiame con un socio al quale aveva affidato un’ingente somma; l’uomo svanì con il denaro. Per appianare le perdite, Rob vendette le proprie terre al duca di Montrose, con il patto di poterle riacquistare restituendo l’anticipo ricevuto. Quando i suoi affari prosperarono di nuovo, si offrì di saldare il debito. Montrose, stando a Borrow, rifiutò il pagamento; un procedimento giudiziario trasferì quindi i possedimenti al duca. In questa versione dei fatti, Rob considerò tale rifiuto una palese ingiustizia. Il fattore che riscuoteva gli affitti divenne, ai suoi occhi, il braccio secolare di quella spoliazione. La sua ricevuta proclamava un diritto; la spada che l’accompagnava ne faceva un’estorsione.

Per comprendere come mai un uomo di nobile lignaggio trattasse le rendite agrarie alla stregua di un bottino conteso, Borrow risale alla storia del clan. I MacGregor avevano subito una proscrizione che vietava loro persino l’uso del nome, esponendone i membri a una caccia spietata. L’autore condanna la ferocia di tale legge, pur ammettendo che le faide tra clan contemplassero abitualmente razzie di bestiame. Robert MacGregor, soprannominato Roy dai suoi per via della fulva capigliatura, aveva dapprima tratto sostentamento dal commercio delle mandrie. Nel 1703, un atto pubblico lo registrava come Robert Campbell di Inversnaid; per il proprio clan, egli restava Rob Roy.

La perdita delle terre non fece di lui un raddrizzatore di torti disinteressato. Borrow riferisce che egli devastava parimenti il distretto di Atholl, razziando capi di bestiame e facendo sopprimere quanti opponevano resistenza. Rob sosteneva di agire per vendicare sui nemici le violenze inferte agli avi dei MacGregor. Tale giustificazione conferiva a ogni rappresaglia una memoria ben più remota del fatto contingente, senza tuttavia rendere meno reali gli uomini minacciati né le mandrie predate.

Uno degli incaricati della sua cattura credette di poterlo avvicinare con l’inganno. Si presentò come un viandante smarrito, e Rob gli indicò cortesemente una vasta stanza. Il terrore troncò la voce all’emissario. Gli uomini di Rob lo trascinarono fino al fiume e lo gettarono in acqua, lasciando che se la cavasse da solo. I suoi compagni, convinti che fosse annegato, fuggirono a gambe levate. Raggiunsero Stirling e narrarono la disavventura al comandante della piazzaforte. Una colonna armata fu prontamente inviata nelle Highlands.

I MacGregor, avvertiti dalle vedette, non si lasciarono cogliere alla sprovvista. Dopo molti giorni di vane perlustrazioni, i soldati cercarono riposo in una casupola abbandonata, approntando giacigli d’erica per la notte. Gli uomini del clan vi appiccarono il fuoco. Nel tumulto, diversi soldati rimasero feriti e altri persero le armi; un uomo morì per un colpo di moschetto partito accidentalmente. Quella che era nata come una spedizione d’arresto era degenerata in uno scontro a fuoco. Borrow indica in Rob il bersaglio dell’operazione, pur senza dimostrare che egli dirigesse di persona ogni singola azione di quella notte.

Egli sapeva del resto ottenere denaro anche senza ricorrere al sequestro del debitore. Campbell di Abruchil aveva omesso per diversi anni di versare un tributo annuale. Rob si presentò al castello con uomini armati, ma li tenne a distanza e chiese dapprima di conferire con il proprietario. Il portinaio finse di non conoscere alcun Rob Roy MacGregor. Rob fece allora squillare il grande corno che portava al fianco; i suoi uomini accorsero e ricevettero l’ordine di radunare il bestiame della tenuta. Il laird comparve all’istante, porse le sue scuse, invitò Rob a entrare e saldò la somma richiesta. Si congedarono da amici, a detta del cronista. Il corno aveva sostituito la spada, senza che la minaccia perdesse d’efficacia.

In un altro feudo, il fattore Drummond aveva revocato il contratto d’affitto a un fittavolo del clan. Rob si presentò al castello di Drummond e atterrò il fattore con un pugno, senza preamboli. Il conte di Perth uscì per parlamentare. Rob respinse ogni ossequio d’ospitalità: esigeva che la concessione fosse restituita al suo congiunto, pena l’assalto della proprietà da parte dei suoi uomini. Il conte cedette; Rob si accomodò per la colazione. L’episodio illustra il potere che egli sapeva esercitare a tutela di un vassallo, ma pure il prezzo imposto a chi non possedeva i mezzi per contrastarlo.

Rob coltivava poco grano. Quando i suoi uomini, un indigente o egli stesso si trovavano a corto di farina, si recava al magazzino che Montrose manteneva a Moulin, prelevava il quantitativo occorrente e firmava una ricevuta. Spettava poi ai coloni trasportarla con i propri cavalli fino alla sua dimora o nel luogo pattuito. Gli aiuti che dispensava ai fedeli attingevano dunque alle scorte e agli animali di quegli stessi feudi contro cui conduceva le proprie ritorsioni. Questa singolare economia fatta di debiti e protezione alimentava le sue alleanze non meno delle sue incursioni.

Il rifugio da cui orchestrava le scorrerie era una caverna alle pendici del Ben Lomond, in prossimità del lago. Vi teneva uomini di presidio, a ridosso delle strade maestre e del bestiame. Una spedizione inviata da Montrose trovò la sua casa disabitata. Gli inseguitori appresero dove si fosse diretto e lo sorpresero all’alba in una locanda di Crinlarach. I Graham sfondarono la porta. Rob balzò in piedi armato e respinse i primi assalitori; i suoi compagni, destati dal frastuono, presero alle spalle la truppa. Vi furono parecchi feriti. Rob fece distribuire whisky ai suoi, poi li guidò verso l’altura. Lo scontro proseguì: i ribelli aprirono il fuoco contro i soldati e ne annegarono uno nel canale di un mulino. Gli inseguitori batterono in ritirata.

Sulla sua testa fu posta una taglia. Rob visse per diversi mesi tra le boscaglie e la caverna, mentre la famiglia veniva trasferita in segreto verso un asilo più remoto, sui monti dell’Argyll. Il rifugio si rivelò disagevole; fecero ritorno non appena la caccia all’uomo si allentò. Anche la politica, d’altronde, esigeva le sue scelte di campo. Quando Atholl giunse a Balquhidder per tradurlo a Perth, i vassalli che scortavano il conte avanzavano di malavoglia, appartenendo molti di essi allo stesso clan MacGregor. Rob accampò le esequie della madre, sostenendo che l’ospite fosse venuto a condividerne il lutto. Quando la scorta tentò di afferrarlo, egli si divincolò e sguainò la spada. Atholl fece fuoco; la pallottola lo mancò. Una sorella di Rob afferrò l’aristocratico alla gola e lo scaraventò al suolo. Rob, vedendolo soffocare, le impose di allentare la presa.

Nel 1715, Argyll, antico protettore di Rob, si schierò dalla parte di re Giorgio. Borrow descrive Rob diviso tra opposte fedeltà: dapprima al seguito degli eserciti, poi semplice spettatore della battaglia di Sheriffmuir. Anche i National Museums Scotland rammentano la tradizione di un capo rimasto in disparte durante il combattimento. Dispersi gli Highlanders, i MacGregor marciarono su Falkland imponendo tributi ai lealisti della Corona. L’amnistia che ne seguì escluse espressamente i membri del clan, compresi quanti avevano mutato cognome. Rob vi figurava registrato come Robert Campbell, alias MacGregor, detto Robert Roy.

Gli anni successivi non coincisero tuttavia con un pacifico ritiro lontano dalla giustizia. La scheda dei National Museums Scotland ricorda la sua partecipazione alla battaglia di Glen Shiel nel 1719, dove rimase gravemente ferito, e il successivo arresto nel 1722. Cinque anni più tardi, la grazia di Giorgio I lo sottrasse alla deportazione nelle Barbados. Il capoclan che aveva spostato tanti confini a proprio vantaggio rischiò di essere relegato ben oltre le sue montagne natie.

Rob morì il 28 dicembre 1734, data accolta dalla cronologia del Future Museum. Borrow colloca il decesso a Inverlocharigbeg, sulle alture di Balquhidder. Sulla sua tomba non posava, secondo Borrow, che una pietra disadorna su cui qualcuno aveva inciso una spada. Nulla vi era scritto di affitti, mandrie o uomini feriti. Custodiva soltanto l’emblema di un’esistenza in cui la giustizia era stata troppo spesso amministrata con la forza del braccio.

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Il quadro storico e la nostra parte di ricostruzione

Borrow ritrae Rob Roy come un mercante di bestiame trasformatosi in fiero avversario dei proprietari terrieri e delle autorità; il suo capitolo riferisce sequestri, razzie e scontri a fuoco senza attingere ad atti processuali. La narrazione è una compilazione retrospettiva, e i giudizi sulla proscrizione così come sulla legittimità delle ritorsioni appartengono interamente all’autore. Borrow indica il 1740 quale anno della morte, errore qui emendato nel 1734 sulla scorta del Future Museum; l’intitolazione della sezione menziona altri MacGregor e giunge sino al 1746, ma la presente cronaca si concentra esclusivamente sulla figura di Rob Roy.

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