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Giustizia e scandali · Francia

Il grido nella stalla

A Melun, il giovane Jules Hilt viene trovato impiccato in una stalla dopo un mattino di silenzi e ore incerte. La Gazette riferisce l’accusa contro i suoi datori di lavoro, Vincent-François Cropage e la moglie Prudence-Alexandrine Boutet, il dibattimento davanti alla corte d’assise e il verdetto: entrambi sono riconosciuti colpevoli di omicidio premeditato con circostanze attenuanti, mentre i furti imputati a Cropage vengono rigettati.

Alle dieci del mattino, la vedova Aubois rincasò dal giro di consegna del latte e chiamò Jules Hilt. I coniugi Cropage, intenti a trebbiare il grano nel fienile, risposero di non averlo visto. Un istante dopo, Vincent Cropage entrò nella stalla. La moglie corse verso la padrona: «Dice che il ragazzo è impiccato!» La corda, tuttavia, non fu tagliata da Cropage. Madame Aubois gli porse un coltello, poi corse nei campi a cercare il figlio; un professore di Melun, attirato dalle grida, dovette entrare nella stalla e sciogliere egli stesso il nodo. Il corpo era ancora caldo, ma Jules era morto.

Il resoconto della Gazette des Tribunaux si apre su questa scena priva di testimoni del gesto fatale. Riprende l’atto d’accusa presentato davanti alla corte d’assise di Seine-et-Marne, la cui udienza del 1° agosto 1874 giudicava un decesso avvenuto il 28 gennaio precedente. Il giornale attribuisce agli imputati i nomi di Vincent-François Cropage e Prudence-Alexandrine Boutet, sua moglie, entrambi impiegati come trebbiatori a giornata presso la vedova Aubois, a Melun. Jules Hilt, quattordici anni, lavorava nella medesima fattoria da oltre due anni.

Il fanciullo, scrive la Gazette riassumendo l’accusa, era di indole buona e allegra. Voleva bene alla padrona e appariva felice della benevolenza e delle cure che ella gli riservava. In occasione di una visita al padre per il primo dell’anno, aveva ribadito la propria contentezza di trovarsi presso Madame Aubois. Il giornale annota che il 28 gennaio sopravvenne «qualche giorno più tardi»; eppure, tra le due date intercorrono ventisette giorni tra la visita e il ritrovamento. La cronaca conserva così una discordanza tra la formula e la cronologia. Tale armonia non regolava i rapporti all’interno della fattoria. I coniugi Cropage, stando all’atto riprodotto, non amavano il giovane servitore e avevano più volte espresso il desiderio che lasciasse la casa. Proponevano che la vedova Aubois lo licenziasse per affidare a loro il suo lavoro: il marito avrebbe badato ai campi, la moglie alla casa.

Hilt era a conoscenza di questo disegno. Ne parlò alla padrona, la quale gli promise che lo avrebbe tenuto con sé purché continuasse a comportarsi bene. Il resoconto riferisce inoltre un motivo di attrito più immediato. Un giorno, il ragazzo sorprese Cropage a rubare del vino e ne avvertì Madame Aubois. Un’altra volta, le consigliò di mettere un lucchetto al pollaio. La fattore comprese, a suo dire, che tale precauzione poteva rendersi necessaria a causa dei trebbiatori. Questi episodi figurano nel riassunto dell’accusa come elementi di contesto processuale.

Il mattino del 28 gennaio offrì all’istruttoria una successione di ore di cui nessuna, considerata da sola, mostrava chi avesse ucciso Jules. La vedova Aubois lasciò la casa verso le sette per portare il latte alle clienti. Gli imputati trebbiavano il grano nel fienile; il fanciullo mondava barbabietole in cantina. Alle otto e mezza, Louis Nassoy, un ragazzo che andava a scuola, non lo sentì più né cantare né lavorare. Attraversò il cortile e constatò che i trebbiatori non si trovavano nel fienile. Notò inoltre che una porta della stalla, solitamente aperta, era chiusa.

Alle nove e mezza, Madame Nassoy non udì né Jules in cantina, né i trebbiatori nel fienile. Alle nove e quarantacinque, affermò ancora che costoro non stavano battendo il grano. Quando Madame Aubois rientrò alle dieci, chiamò Jules e domandò ai coniugi Cropage se l’avessero visto. Entrambi risposero di no. L’accusa mise a confronto queste ore, questi luoghi e queste risposte; nessuno di tali testimoni risulta aver visto il gesto fatale.

L’esame del cadavere fornì alla procedura un punto d’appoggio più saldo. La perizia del medico necroscopo fu sottoposta al dottor Tardieu, che ne confermò le conclusioni. Secondo la Gazette, Tardieu non esitava a ritenere che Jules fosse già morto quando il corpo venne appeso, che fosse spirato per soffocamento e che la sua fine non potesse essere ascritta né a un accidente né a un atto volontario: ne concludeva trattarsi di un delitto.

La condotta di Cropage dopo la scoperta del corpo attirò parimenti l’attenzione dei testimoni. Mentre Madame Aubois correva verso i campi, egli rimase sulla soglia della porta che dava sulla strada, con le mani in tasca. A quanti gli domandavano se avesse staccato il corpo rispose: «No, non mi riguarda: non sono affari miei». Fu monsieur Destouches, professore al collegio di Melun, a sciogliere la corda. In seguito, gli imputati vegliarono il cadavere per tutta la notte. Cropage si sarebbe opposto a che chicchessia toccasse il ragazzo, componendolo nella bara egli stesso con l’aiuto di un vicino. Di ritorno dall’inumazione pianse, secondo la testimonianza di Madame Aubois, e disse: «Quel povero fanciullo, non lo dimenticherò mai». La donna si stupì del grande dolore che egli pareva manifestare.

Tre giorni dopo la morte, la vedova Denis annunciò ai coniugi che era stata ordinata un’esumazione. Entrambi parvero turbati. Madame Cropage replicò che si poteva pure dissotterrare il corpo, dato che non avevano colpe; il marito deviò il discorso. La sera stessa, durante la veglia, una vicina lesse il racconto dell’esumazione di una donna morta da parecchi anni. Madame Cropage sussultò; il marito impallidì. Questa coincidenza alimentò i sospetti riferiti dal giornale, pur senza dimostrare da sola che cosa essi sapessero.

Più tardi, allorché i magistrati giunsero alla fattoria, Cropage avrebbe detto a due testimoni: «Non possono condannarmi, perché prove non ne hanno», e poi, dopo la loro partenza: «Un altro assalto è passato!» La moglie dichiarò al giudice istruttore di non aver visto il marito uccidere il ragazzo e di non poter dire ciò che non aveva visto. A una detenuta del carcere mandamentale avrebbe tuttavia confidato: «Se mio marito è colpevole, non è una ragione per trattenere anche me».

L’articolo intreccia alla vicenda di Hilt una storia più remota, che occorre distinguere dal processo del 1874. Nel 1859, a Chailly-en-Bière, Madame Cropage era ancora sposata a un certo signor Hochard, del quale Cropage sarebbe stato carrettiere prima di essere scacciato a causa della relazione con la donna. Hochard fu trovato in fondo a un pozzo, con il capo ferito; morì tre giorni dopo senza aver potuto parlare. Una lastra della sponda fu rinvenuta sul fondo e un testimone nutrì sospetti sulla coppia. La Gazette precisa che tali fatti erano oramai coperti dalla prescrizione. Riporta l’accusa mossa dall’opinione pubblica, non già una condanna dei Cropage per la morte di Hochard.

Dopo l’arresto di Cropage, la polizia rinvenne sotto il suo letto un paio di scarpe e un martello rubati alla vedova Aubois; al martello era stato adattato un manico nuovo. Entrambi i coniugi furono accusati di aver volontariamente ucciso Jules Hilt con premeditazione. Il solo Cropage doveva rispondere del furto. Furono ascoltati venticinque testimoni. Il procuratore della Repubblica chiese la condanna di entrambi gli imputati e insistette affinché il verdetto fosse inesorabile nei riguardi del marito. L’avvocato Albert Joly assunse la difesa.

I giurati risposero affermativamente in merito all’omicidio volontario e alla premeditazione. Risposero negativamente sui fatti di furto contestati al solo Cropage. Concessero le circostanze attenuanti a entrambi gli imputati. La corte li condannò ai lavori forzati a vita. Il resoconto si arresta a questa pena, senza menzionare ricorsi o sviluppi ulteriori. Riguardo alla morte di Hochard, riferisce unicamente una diceria locale, non una sentenza.

Nota documentaria: resoconto della corte d’assise di Seine-et-Marne, Gazette des Tribunaux, 3-4 agosto 1874, pagine a stampa 740-741. I moventi, le dichiarazioni e i sospetti pregressi restano attribuiti all’accusa e ai testimoni così come riportati dalla Gazette.

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