Tra Abergavenny e Monmouth, Stephen Gardiner forzò la finestra di una casa che pareva disabitata e vi rubò soltanto un abito femminile. Non fu questo furto a condurlo al patibolo di Tyburn; esso precedette altre occasioni colte al volo, tra cui un disegno omicida poi abbandonato, prima che la biancheria di Dorcas Roberts ne provocasse l'arresto definitivo.
Gardiner era nato a Moorfields, in una famiglia di modesta condizione. La relazione biografica fa di quel quartiere il primo movente d'un giudizio morale: fin da fanciullo vi avrebbe appreso a dissipare le giornate nel gioco, preferendo i birilli e la piastrella a qualsiasi occupazione onesta. Verso i quattordici anni, i congiunti lo misero a bottega presso un tessitore. La sua condotta gli attirò i castighi del mastro e l'acredine del vicinato. Riferisce il cronista che i vicini si lagnavano senza posa e che taluni giungevano a percuoterlo di persona se il maestro tardava a punirlo. Il testo presenta simili violenze come la logica conseguenza delle sue colpe; giudizio, questo, che appartiene all'intonazione severa e moraleggiante dell'antico resoconto.
Spossato da tali rigori, Stephen si diede alla fuga, persuaso di poter campare dell'abilità affinata nei giochi di strada. Trascorso un mese, non gli restava neppure di che comprare un tozzo di pane. Ridotto a tornare dai suoi, li supplicò di aiutarlo a procacciarsi da vivere. Lo accolsero e lo imbarcarono come mozzo su un bastimento carico di grano, che faceva la spola con l'Olanda e la Francia. Ma le bestemmie, i litigi e le risse furiose dei marinai lo atterrirono. Al ritorno, implorò la famiglia affinché gli consentisse di restare in terra inglese, giurando che si sarebbe messo al lavoro. Fu collocato presso un altro mestiere, che ben presto abbandonò alla stessa maniera.
Fece ritorno a Moorfields, trascorrendo il tempo a giocare finché gli rimasero denari e panni indosso. Rimasto all'asciutto, tentò di borseggiare i passanti o di strappare pochi quattrini ai dadi coi ragazzi del posto. Un primo tentativo andò a vuoto: un uomo lo lasciò sfilare una parrucca dalla propria tasca, per poi afferrarlo gridando al ladro. Gardiner lasciò cadere il maltolto respingendolo con un calcio; un testimone prese le sue difese e la faccenda si chiuse senza ulteriori conseguenze. Un mese dopo, colto di nuovo sul fatto, fu abbandonato alla furia della plebe. Le percosse furono tanto spietate, assicura la cronaca, che per poco non lo lasciarono sul selciato. In ginocchio, supplicò che lo conducessero dinanzi a un magistrato e lo rinchiudessero a Newgate, ma la folla non volle sentire ragioni. Gardiner avrebbe in seguito dichiarato che quella dura lezione lo aveva distolto per sempre dal borseggio.
Incontrò poi due giovani, Garraway e Sly, che lo invitarono a unirsi alle loro scorrerie notturne. Per lungo tempo oppose un rifiuto. Poi, perduti i denari e persino gli abiti che portava indosso, andò egli stesso a cercarli. I due lo accolsero e lo aggregarono alle proprie imprese. Il primo colpo ideato da Garraway mirava alla casa del proprio fratello. I tre si introdussero nell'abitazione e ne uscirono con alcuni capi d'abbigliamento appartenenti al congiunto e alla sorella di questi. Garraway li esortò a non perdersi d'animo: suo padre possedeva una dimora ben più fornita. Vi sottrassero cucchiai, boccali, saliere e altri pezzi d'argenteria di pregio.
Una rapida indagine portò alla loro cattura. Gardiner, essendo il più giovane, fu ammesso a testimoniare contro i due complici, che vennero condannati. Poche settimane più tardi riebbe la libertà. La cronaca non dipinge questa grazia come l'inizio di un ravvedimento duraturo: egli riprese tosto a rubare. Nella casa del genitore di un conoscente, sulla collina di Addle Hill, s'introdusse furtivo nella soffitta e vi asportò indumenti maschili di gran valore.
Il suo cammino incrociò poi quello di Richard Jones. Insieme, in sella a un robusto cavallo, si diressero verso il Galles per praticarvi la truffa che nel gergo della malavita si chiamava il «Passing Lay». Il raggiro si fondava su un'abile recita a due. I compari abbordavano i campagnoli nelle locande favoleggiando di compravendite di bestiame; poi, come per combinazione, saltava fuori un mazzo di carte. I due bari fingevano di giocare l'uno contro l'altro fino a quando uno di essi metteva sul piatto una forte somma. A quel punto costui mostrava il proprio punto alla vittima designata, proponendole di dividere la vincita e dandole a intendere che la vittoria fosse infallibile. Non appena il malcapitato sborsava il denaro, i complici sparivano con la cassa. Stando alla relazione, Gardiner mise a segno il colpo a più riprese nelle contee gallesi, dove gli abitanti erano meno avvezzi a simili insidie.
Jones aveva piantato la moglie. A Bristol si era procurato un orologio d'oro con tanto di catena, abiti guarniti di galloni e altri oggetti preziosi. Portava con sé, stando al resoconto, quasi cento ghinee. Fu allora che Gardiner meditò di impadronirsi di ogni cosa sopprimendo il compagno. In una locanda rubò un pesante pestello d'ottone e se lo infilò nello stivale, con l'intenzione di spaccare la testa a Jones mentre attraversavano i boschi a cavallo. Per due volte estrasse l'arnese dallo stivale, ma all'istante di vibrare il colpo gli mancò il coraggio. Il pestello finì per scivolare a terra; Gardiner dovette raccoglierlo dissimulando per non destare sospetti. L'indomani l'oggetto cadde di nuovo. Temendo che Jones avesse mangiato la foglia e potesse prevenirlo uccidendolo per diffidenza, Gardiner rinunciò al disegno criminoso.
Uno o due giorni dopo, le loro strade si divisero. Jones lo apostrofò allora predicendogli che sarebbe salito a Londra solo per farsi impiccare. La profezia aveva l'aria di una beffa o d'un avvertimento; il seguito dei giorni di Gardiner le avrebbe conferito una sinistra esattezza. Tra Abergavenny e Monmouth egli forzò la finestra della casa colonica e rubò un abito trovato nei bauli. Non toccò le carte relative alla proprietà e non volle appesantire oltre il proprio bagaglio di fuggiasco.
Poco dopo il rientro a Londra, perpetrò il furto che ne decretò la fine. Scassinò la casa della vedova Dorcas Roberts, asportandovi una gran quantità di biancheria. Venne arrestato poco appresso, coricato a letto con indosso una delle camicie più fini; il resto della refurtiva giaceva celato sotto il giaciglio. Tradotto davanti al magistrato, sostenne che un tale Martin gli aveva recapitato quella roba, dandogli due camicie affinché le nascondesse nella propria rivendita di acquavite. Magistrato e giurati ritennero la discolpa priva di verosimiglianza. Gardiner fu dichiarato colpevole. La cronaca lo bolla come recidivo e precisa che non nutrì alcuna speranza di clemenza.
Sotto condanna, si dispose con scrupolo ad attendere la morte. Rievocò un episodio accaduto circa un anno prima, allorché era stato fermato per una colpa a suo dire da nulla e condotto al posto di guardia di St. Sepulchre. Il conestabile lo aveva rimesso in libertà. Prima che uscisse era sopraggiunto il bidello parrocchiale; il conestabile avrebbe allora ammonito il giovane dicendogli di temere che quel bidello dovesse un giorno recitare i suoi versi funebri sul suo capo. Gardiner confessò di essere rimasto talmente scosso da quelle parole da non riuscire quasi a proferire verbo. Nel suo racconto, l'aneddoto valeva a spiegare il terrore che lo aveva invaso e la passeggera interruzione della sua condotta criminale.
La cronaca attesta che durante la detenzione digiunò e che si avviò al supplizio coperto dal solo sudario, a dispetto del freddo pungente. A Tyburn pregò gli astanti di non imputare i suoi delitti ai genitori, i quali ne erano all'oscuro. Avvistati tra la folla diversi antichi compagni di bagordi, li esortò a guardare la sua fine e a mutare vita. Stephen Gardiner fu impiccato il 3 febbraio 1724. Si chiudeva così un'esistenza di cui il resoconto mette in risalto le fughe continue, i trucchi coi dadi e le carte, le effrazioni, il proposito sanguinario svanito a mezza via e le tele rubate a Dorcas Roberts, scoperte fin sotto le assi del suo letto.
