Vai al contenuto
Maison BeaulieuMAISON BEAULIEUAB ÉDITIONS · GASTRONOMIA E ARCHIVI STORICI
Giustizia e scandali · Francia

Il sangue dei due cavalli

Normandia, 1766. Dopo il ritrovamento del cadavere dell’avvocato Pain, una giubba macchiata e un paio di scarpe attirano i sospetti su suo cugino. Il padre e il figlio Rivière vengono gettati in prigione. Il figlio dovrà attendere quasi dieci anni prima di ottenere una sentenza che gli restituisca la libertà.

Il sangue era ancora fresco sulla giubba di Rivière. Era stato appena ripescato da uno stagno il corpo di un avvocato scomparso, ed ecco che, nel bel mezzo degli interrogatori del giudice, una o due gocce promettevano di dare un nome all’assassino. Rivière spiegò di aver praticato un salasso a due cavalli. Furono condotte le bestie; furono esibiti i ferri del mestiere, ancora imbrattati. Il magistrato parve appagato. La spiegazione aveva dunque retto alla prova dei fatti. Eppure, non avrebbe impedito al padre e al figlio Rivière di perdere la libertà, né all’uno di rimetterci la vita.

L’avvocato si chiamava Pain. Ritiratosi dalla vita di Rouen per stabilirsi in campagna, aveva conservato una stanza all’interno di un podere di sua proprietà, concesso in affitto a un uomo di nome Mauger. Non occupava un padiglione isolato, dove chiunque avrebbe potuto andare e venire all’insaputa del vicinato: la sua stanza si trovava nel corpo centrale della cascina del fittavolo. La gente di casa ne scorgeva le entrate e le uscite. La familiarità con Mauger era tale che la figlia di quest’ultimo badava alle sue faccende domestiche. Pain, assicura la cronaca, non dormiva mai fuori casa. La sua assenza, perciò, non poteva passare inosservata.

Nei primi giorni d’agosto del 1766, l’avvocato svanì nel nulla. Mauger e i suoi familiari dichiararono di averlo udito uscire durante la notte tra l’8 e il 9, prima dell’alba. Da allora, non lo avevano più rivisto. La narrazione di Champagnac conserva altresì le loro deposizioni circa certi rumori avvertiti nella stanza: un dettaglio di cui l’autore si stupisce, poiché nessuno vi sarebbe salito. Questo appunto svela anzitempo la presa di posizione del cronista. Egli avrebbe voluto che la giustizia incalzasse maggiormente i coinquilini dell’immobile; un simile auspicio, tuttavia, non basta a designare tra loro un omicida.

Il cadavere fu rinvenuto in uno stagno, a breve distanza, con una giara ricolma di sabbia legata al collo. Gli ufficiali di giustizia procedettero alla ricognizione della salma il 18 agosto. Medici e chirurghi conclusero per l’assassinio: la perizia descriveva violenze ai genitali, seguite da strangolamento, e collocava la permanenza nell’acqua a un momento successivo al decesso. Questo era quanto l’esame stabiliva sulla fine di Pain. Non diceva quale mano ne avesse stretto la gola, né chi ne avesse trascinato il corpo fino allo stagno.

I sospetti caddero sullo zio e sul cugino di primo grado della vittima, i due Rivière. Champagnac li descrive come legatissimi al defunto e attribuisce l’accusa all’astio dei loro nemici. La sua indignazione è assoluta; i fatti da lui riferiti consentono soprattutto di soppesare la consistenza degli indizi mossi contro i due imputati. All’epoca del delitto, il figlio si trovava a Saint-Sauveur-le-Vicomte, a più di venti leghe di distanza. Il padre era vecchio. Per l’autore, tale lontananza costituiva l’alibi del primo, mentre la debolezza del secondo rendeva inconcepibile un misfatto compiuto in solitudine. Erano questi gli argomenti della difesa, non le conclusioni di un’inchiesta che avesse scoperto un altro colpevole.

All’atto della constatazione del decesso, il giudice interrogò il figlio circa i nemici di Pain e i possibili esecutori dell’omicidio. Rivière rispose di non conoscerli e che li avrebbe denunciati se avesse saputo qualcosa. Fu in quel frangente che si notò il sangue sulla sua giubba. I cavalli e gli strumenti chirurgici offrirono una giustificazione immediata. In casa sua fu trovata anche una boccetta di scarpe, che vennero confrontate con le orme rilevate presso il bosco vicino allo stagno. Champagnac contesta con forza il valore probatorio di una simile somiglianza: calzature della stessa foggia e misura possono lasciare impronte analoghe. Quel raffronto, nella sua cronaca, aveva alimentato il sospetto più che identificare con certezza un uomo.

Il magistrato inquirente avrebbe perfino dichiarato a più persone che i Rivière erano innocenti, vittime di avversari determinati a mandarli in rovina. Ciononostante, il luogotenente criminale di Bayeux avviò una formale istruzione. Il 30 agosto, dodici giorni dopo il recupero del cadavere, contro padre e figlio fu spiccato un mandato di cattura. Tra una risposta ritenuta plausibile e l’arresto non si era verificata, stando agli elementi registrati dalla cronaca, alcuna scoperta decisiva che il lettore si aspetterebbe.

Il padre si costituì prigioniero. Trascorsero sette mesi senza che venisse posto a confronto con alcun testimone. Il figlio, su consiglio degli amici, si era ritirato a Caen; vi fu arrestato dopo tre mesi, in forza di un ordine del re, e condotto a Bicêtre. Quattro mesi più tardi, il padre lo raggiunse nella medesima prigione. Vi morì. Champagnac attribuisce la sua fine agli stenti e al dolore, riferendo che protestò la propria innocenza sino all’ultimo respiro. Il fascicolo contava ormai un morto in più, ma continuava a mancare una risposta all’assassinio dell’avvocato.

Per il figlio, la detenzione si trascinò per nove lunghi anni. Chiedeva a gran voce dei giudici, implorava l’occasione di dimostrare la propria estraneità ai fatti. La cronaca accusa alcuni parenti, mossi dall’avidità, di aver manovrato per impedire che i suoi ricorsi andassero a buon fine. Non ci consegna i dettagli di tali trame; sarebbe facile colmare questo silenzio con epistole segrete e accordi di corridoio tra rivali. La testimonianza superstite ritrae piuttosto l’essenza nuda della sua condizione: un uomo recluso, la cui sola pretesa era quella di essere finalmente processato. Quell’attesa non costituiva una condanna emessa al termine di un dibattimento; eppure gli consumava gli anni.

Una memoria difensiva riuscì infine a giungere sul tavolo del cancelliere di Francia. Nel settembre del 1775, Rivière ottenne il trasferimento nelle carceri di Bayeux. Quel cambio di prigione apriva stavolta il varco al processo tanto invocato. Completata l’istruttoria, il balivato lo prosciolse da ogni accusa e gli rese la libertà il 1° luglio 1776. Quasi dieci anni separavano il sangue scorto sulla giubba da quella sentenza. Il padre non poteva più beneficiarne. Al figlio, la giustizia restituiva una libertà presente; non poteva però risarcirlo della vita familiare né degli anni spesi a implorare un verdetto.

Sul finire del capitolo, Champagnac torna alla figura di Mauger. Giudica gli indizi che avrebbero potuto riguardare il mezzadro ben più stringenti di quelli addotti contro i Rivière, pur dichiarando di non voler accusare individui forse innocenti. Occorre tenere insieme questi due enunciati. Il fittavolo non si trasforma nell’assassino per il solo fatto che l’accusa contro i parenti di Pain sia crollata. Il vero colpevole resta sconosciuto in questa cronaca. È ciò che conferisce alla vicenda la sua singolare amarezza: il figlio riacquista infine la libertà, ma la morte di Pain rimane priva di un colpevole. Una giubba macchiata e un paio di scarpe erano parse indicare una pista; avevano soprattutto aperto a due uomini le porte della prigione.

Da questo caso potrebbe nascere un libro

Aiutaci a scegliere il nostro prossimo libro

Hai appena letto il racconto completo di questo caso storico. Ci ispira tre progetti narrativi ancora da scrivere. Quale vorresti veder nascere? Il tuo voto guiderà AB Éditions.

racconto lungo

La giubba restituita

Un racconto investigativo d'invenzione seguirebbe una sarta incaricata di rammendare la giubba di un uomo arrestato. La donna scopre che una toppa di tessuto è stata sostituita dopo il sequestro dell'abito, ma l’apprendista che aveva preso in consegna il capo è svanito nel nulla. Per rintracciarlo, dovrà risalire la catena di consegne di un commerciante di cavalli da cui dipende la sorte della sua stessa bottega. L'indagine e i personaggi saranno interamente fittizi. Vi appassionerebbe un racconto in cui una riparazione quasi invisibile costringe una donna a scegliere tra salvare la propria attività o sottrarre un accusato alla forca?

Caricamento dei voti…

romanzo

La memoria di Bicêtre

Un romanzo d'invenzione seguirebbe il figlio di un detenuto spirato in carcere prima del processo. Divenuto copista, scopre che numerose istanze di giudizio sono state sistematicamente intercettate dal medesimo intermediario. Quest’ultimo viene a sua volta assassinato, e l'unica testimone è una donna che a suo tempo aveva denunciato suo padre. L'indagine inventata legherebbe questo delitto presente a un'antica calunnia, senza alcuna pretesa di risolvere il caso storico. Desiderereste leggere un romanzo in cui, per scovare un assassino, si è costretti a collaborare con la persona da cui si vorrebbe esigere vendetta?

Caricamento dei voti…

trilogia

I fascicoli senza udienza

Una trilogia di romanzi storici seguirebbe una famiglia di procuratori alle prese con procedimenti lasciati deliberatamente senza giudizio. Il primo volume muoverebbe dal corpo ripescato in uno stagno; il secondo, dall'omicidio di un carceriere che vendeva la corrispondenza dei prigionieri; il terzo, dalla sostituzione di un testamento scoperta solo al momento della scarcerazione di un imputato. Ciascun libro svilupperebbe una propria trama e un proprio scioglimento, con figure inventate e responsabilità distinte. Vi affascinerebbe una trilogia in cui far riaprire un fascicolo diventa pericoloso quanto stanare il vero colpevole?

Caricamento dei voti…

Una scelta per caso su questo browser, modificabile e revocabile. I progetti più sostenuti nutriranno le nostre scelte editoriali. Come vengono conservate le scelte.

Scopri gli altri progetti nel Salone →
Il quadro storico e la nostra parte di ricostruzione

Fonte III32 esaminata integralmente da root. Scomparsa: agosto 1766; ricognizione cadavere: 18 agosto; mandato di cattura: 30 agosto; trasferimento a Bayeux: settembre 1775; sentenza di proscioglimento: 1° luglio 1776. Padre deceduto in vinculis. Memoria e tesi difensive dei Rivière riferite secondo l'ottica del cronista, persuaso della loro innocenza; le accuse di intrigo e cupidigia sono riportate senza abbellimenti inventati. Nel testo Mauger non viene formalmente incolpato: il sospetto espresso dal cronista è rigorosamente distinto dalla prova fattuale; il reale omicida resta ignoto. Le testimonianze discordanti su rumori e movimenti notturni non vengono sanate artificiosamente. Variante onomastica Maugeret/Lomont scartata poiché riferita a patronimico non pertinente.

← Tutti i 1.003 casi del Gabinetto