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Giustizia e scandali · Inghilterra

La carrozza di Water Lane

Peter Levee, John Featherby, Stephen Barnham e Thomas Vaux vengono condannati dopo l’assalto alla carrozza del signor Clark a Water Lane. Le confessioni di Levee e Barnham, la testimonianza di Clark e quella di Mary Vaux sono riportate negli atti; i quattro uomini furono giustiziati l'11 novembre 1728.

La carrozza del signor Clark aveva appena lasciato Saint Paul per raggiungere l’Inner Temple quando diversi uomini presero a seguirla. In fondo a Water Lane, due di loro fermarono la vettura. Clark si affacciò allo sportello e riconobbe coloro che lo avevano abbordato. Un terzo gli infilò la mano nella tasca; un altro gli puntava una pistola contro il petto. L’orologio e il denaro sparirono in pochi istanti. La rapina, ascritta al 28 febbraio 1728 nel capo d’imputazione, avrebbe condotto Peter Levee, John Featherby, Stephen Barnham e Thomas Vaux al medesimo verdetto.

Il cronista riconduce questi individui a una stessa banda, senza tuttavia attribuire loro il medesimo percorso. Peter Levee era stato apprendista presso un tessitore di seta. Il gioco d’azzardo e la frequentazione delle taverne lo avevano condotto, sin dall’infanzia, alle carceri del Compter, per poi passare ai furti nelle botteghe e alle intrusioni dalle finestre. Più volte arrestato e punito, era rimasto recluso quattro anni a Newgate per non aver potuto pagare un’ammenda. Dopo la scarcerazione, narra la fonte, riprese a rubare per le vie di Londra e lungo le strade dei villaggi limitrofi.

John Featherby aveva ricevuto un’istruzione migliore ed era stato destinato al mestiere di decoratore di carrozze, cui la madre lo aveva avviato a bottega dopo la morte del padre. La cronaca lo descrive come un uomo scontroso e rumoroso, indole che attribuisce alla sua smania di farsi credere il capo della congrega. Lo designa nondimeno come uno dei complici più attivi nelle scorrerie. Stephen Burnet, il cui vero nome sarebbe stato Barnham e che era noto come Barnet, era il più giovane. Secondo il racconto, fin da ragazzo si era messo al seguito di Jonathan Wild e Blueskin, per poi sottrarre merci da sotto i banchi delle grandi botteghe. La famiglia tentò di avviarlo a diversi mestieri, ma nulla valse a distoglierlo dal furto.

Prima di essere arrestati per l’assalto a Clark, questi tre uomini si erano legati a Thomas Vaux. La cronaca riferisce poco della sua giovinezza, presentandolo come uno spazzacamino e ladro d'occasione, dai modi brutali persino tra le mura del carcere. Insieme passavano la notte a procacciarsi denaro con aggressioni e rapine. Barnham e altri due complici dilapidarono, stando agli atti, centoventi sterline in tre settimane tra taverne, azzardo e donne.

Un furto anteriore dimostra con quale sfrontatezza Barnham gestisse le promesse di ricompensa. Insieme a Levee e Featherby, aveva derubato a Dean’s Court, nei pressi della cattedrale di Saint Paul, un certo signor Brown di un orologio d’oro e tredici ghinee. Brown fece pubblicare un avviso offrendo cinque ghinee a chiunque gli avesse restituito l’orologio. Barnham gli scrisse allora di presentarsi con la somma pattuita in un prato vicino a Sadler’s Wells. Vi andò da solo, ben vestito, incassò le cinque ghinee e riconsegnò l’orologio. Quando Brown fece per allontanarsi, Barnham estrasse una pistola armata. Gli disse che avrebbe potuto derubarlo di nuovo, ma che intendeva mantenere la parola data. Il resoconto aggiunge che Levee e Featherby attendevano poco distante, pronti a fare fuoco qualora Brown fosse giunto scortato o avesse tentato di chiamare aiuto.

In precedenza Barnham era scampato a un’altra condanna. Processato alle assise di Kingston per una rapina commessa nel Surrey, era stato assolto per insufficienza di prove, riprendendo immediatamente i propri traffici. Circa tre mesi prima dell’arresto definitivo, ricomparve a Little Britain, suo borgo natio, con un cucchiaio d’argento e quindici scellini che diceva essere il frutto delle prodezze del giorno. Si arrampicò su un lampione e proclamò ai vicini, accorsi per esortarlo a ravvedersi, che entro tre mesi avrebbe compiuto un gesto tale da farlo impiccare. Non si sbagliò che sul luogo esatto e sulle circostanze della propria fine.

Quanto all’assalto di Water Lane, la deposizione di Clark fornì la prima descrizione dell’accaduto. Salito in vettura, aveva notato tre o quattro uomini seguire la carrozza a partire da un negozio di giocattoli all’angolo del sagrato di Saint Paul. Giunti nella via, Barnham e Vaux gli sbarrarono il passo. Levee montò nella vettura e gli strappò la tasca dei calzoni portando via ogni cosa, mentre Featherby gli puntava contro una pistola. Il bottino comprendeva un orologio d’argento stimato quattro sterline, un anello con diamante, tre sterline e undici scellini in argento e quattordici ghinee.

Le confessioni di Levee e Barnham furono lette dinanzi alla corte. Entrambi ammettevano la rapina e indicavano Featherby e Vaux come complici. L’aldermanno Sir William Billers dichiarò che tali ammissioni erano state rese liberamente, senza promesse né minacce. Mary Vaux, che in un primo momento aveva rifiutato di deporre contro il marito, affermò di aver visto gli altri imputati commettere il furto e confermò che Levee era penetrato nella carrozza. Tale testimonianza collegava almeno un teste oculare alla precisa spartizione dei ruoli delineata dalle due confessioni.

Thomas Wood, incaricato dell’arresto di Featherby e di un tale di nome Cable in un'abitazione di Blue Boar’s Head Alley, riferì che entrambi avevano premuto i grilletti delle pistole contro di lui, ma le armi avevano fatto cilecca. La cronaca non precisa se Cable sia poi stato perseguito per la vicenda. I quattro imputati furono riconosciuti colpevoli; la giuria non lasciò nemmeno l'aula per deliberare. Le confessioni scritte di due di loro, la testimonianza di Clark e quella di Mary Vaux costituirono il fondamento probatorio di quella decisione.

Una volta condannati a morte, non serbarono tutti lo stesso contegno. Il testo rammenta che il solo Levee parve sinceramente pentito; porse le sue scuse per la condotta tenuta durante il processo e partecipò con devozione alle preghiere nella cappella, salvo quando i compagni lo strattonavano o lo schernivano. Featherby, dal canto suo, continuava a disturbare le funzioni sacre, lanciando oggetti, ridendo e percuotendo chi gli capitasse a tiro. I carcerieri lo rinchiusero insieme agli altri nel vecchio braccio dei condannati, incatenati e legati ai loro posti per tre o quattro giorni. Furono sciolti soltanto dopo aver promesso di moderarsi.

Alla notifica dell’ordine di esecuzione, la cronaca riferisce che Featherby ostentò un turbamento ben più marcato di quanto il suo comportamento passato lasciasse presagire. Pregò con fervore, dicendosi speranzoso nel perdono divino. Barnham cessò le insolenze in cappella, ma impiegò le ore in cella componendo una ballata che celebrava le gesta dei compagni. Chiese che venisse allegata al foglio a stampa delle loro ultime parole; la richiesta fu respinta poiché i suoi versi istigavano i sodali a perseverare nelle rapine. Vaux assunse modi più civili dopo il periodo ai ceppi, pur rimanendo, secondo la cronaca, ostinato nell'animo. Il medesimo resoconto tramanda che Featherby consegnò al cappellano un testo autografo in cui riconosceva le proprie colpe, rimpiangeva di aver causato tanto dolore alla madre e supplicava che non si facessero ricadere sui suoi congiunti le infamie della sua condotta.

Peter Levee aveva ventiquattro anni; Featherby aveva all’incirca la stessa età, Barnham quasi diciannove e Vaux ventitré. Furono tutti e quattro giustiziati l’11 novembre 1728 insieme ad altri nove condannati. La loro associazione non si limitò a un ruolo univoco: alla carrozza di Clark, i testimoni avevano ripartito con precisione i movimenti di ciascuno, mentre le due confessioni inchiodavano l'intero quartetto alla rapina. Più tardi, in prigione, avrebbero offerto quattro diverse risposte alla mannaia del patibolo — il rimorso, la beffa sguaiata, la canzone ribelle e l'ostinazione — prima di essere condotti, insieme, al medesimo epilogo.

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Il quadro storico e la nostra parte di ricostruzione

Lettura integrale della scheda locale newgate-128 (2.714 parole al conteggio whitespace), SHA-256 fonte b0a7132e91e53a8ba26c9b6b3c056c3c42600f81d79163997075873d80e19285. Il capo d'imputazione colloca la rapina al 28 febbraio 1728 e riguarda l'assalto alla carrozza del signor Clark a Water Lane; la cronaca data l'esecuzione all'11 novembre 1728. I ruoli dei quattro imputati sono ricostruiti sulla scorta della testimonianza di Clark, della deposizione di Mary Vaux e delle confessioni di Levee e Barnham, attestate dall'aldermanno Billers come prive di coazioni o promesse. La cronaca riferisce che Peter Levee aveva 24 anni e gli altri rispettivamente circa 24, 19 e 23 anni. Risoluzione omonimie: Peter Levee è figura distinta da John Levee (scheda 034, condanna ed eventi del 1723), nonché dal John Levee citato nella vicenda Burnworth/Ball (1726); nessun vincolo di parentela o identità è desumibile dalle fonti. Nessuna narrazione su Peter Levee, Featherby, Barnham o Vaux, né sulla rapina a Clark, è presente nel corpus pubblico verificato o nelle bozze cap400.

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