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Giustizia e scandali · Inghilterra

La notte di Thomas Ball

Edward Burnworth, detto Young Frazier, organizza una banda di malviventi che uccide l'oste Thomas Ball, sospettato di volerli consegnare alla giustizia. Burnworth, William Blewit, Thomas Berry, Emanuel Dickenson, John Levee e John Higgs vengono catturati o rintracciati dopo tentativi di fuga tra l'Inghilterra e l'Olanda; processati a Kingston nell'aprile del 1726, sono condannati a morte.

A St. George’s Fields, Edward Burnworth radunò i suoi complici dopo aver appreso che un oste del Mint si era messo sulle loro tracce per consegnarli all'autorità giudiziaria. Thomas Ball conosceva diversi membri della banda e tentava di farli arrestare. Burnworth propose di sopprimerlo, così da scoraggiare chiunque altro intendesse intraprendere la medesima opera. Il gruppo acconsentì, con la sola eccezione di John Higgs, che in un primo momento si tenne in disparte. Quando Burnworth raggiunse l'abitazione di Ball, afferrò l'oste, lo trascinò all'interno e gli sparò. Ball spirò nel giro di pochi minuti. Quella deliberazione trasformò una congrega di ladri in un drappello di assassini perseguiti per omicidio premeditato.

Edward Burnworth, noto con il nome di Young Frazier, era stato apprendista presso un fabbricante di fibbie. Alla morte del padre, la madre si ritrovò in ristrettezze tali che il giovane si sottrasse alla disciplina che ne aveva fino ad allora frenato le inclinazioni. Iniziò a frequentare il recinto di Moorfields, dove un tale chiamato Frazier organizzava incontri di scherma con il bastone. La perizia di Burnworth attirò l'attenzione dei presenti; la folla lo ribattezzò Young Frazier, appellativo che egli fece ben presto proprio. Si legò a William Blewit, Emanuel Dickenson, Thomas Berry, John Levee, William Marjoram, John Higgs e altri ancora. Il sodalizio mosse i primi passi con il borseggio, per poi passare al furto di borse, cappelli e spade nelle arterie più frequentate della City: Cheapside, Fleet Street e Charing Cross.

Burnworth era già stato recluso a Bridewell, quindi trasferito alla New Prison, da dove era riuscito a evadere. La cronaca riferisce che in seguito minacciò il capo dei segugi al servizio di Jonathan Wild: caricò una pistola e costrinse l'uomo a bere un bicchiere di acquavite mescolata a polvere da sparo, imponendogli di pronunciare una maledizione contro se stesso qualora avesse osato perseguitare la banda. Tale atto di intimidazione gli valse grande prestigio tra i complici. Anziché riunirsi soltanto all'insorgere di un'occasione favorevole di furto, costoro presero a rimettersi alle sue decisioni e a muoversi compatti, consapevoli che su diversi di loro pendevano mandati di cattura.

La mattina del delitto, Burnworth e un compare di nome Barton forzarono la residenza di un giudice di pace di Clerkenwell, lo stesso che in precedenza ne aveva ordinato la carcerazione. Sottrassero oggetti di valore e monete che ritenevano d'argento; accortosi che si trattava di vile metallo dorato, Burnworth le gettò nel New River, giudicando che avrebbero finito soltanto per comprometterli.

Gli uomini rimasero nascosti tra i campi fino a sera. Un compare giunse ad avvertirli che i conestabili stavano perquisendo Chick Lane e che il punto d'incontro stabilito era ormai insicuro. Burnworth raccomandò loro di restare uniti e di ricorrere alle armi nel caso fossero stati molestati. Si trovava con i suoi quando, in Turnmill Street, si imbatté nel guardiano della New Prison che lo aveva visto fuggire sei settimane prima. La guardia gli suggerì di allontanarsi, assicurando di non voler fargli alcun male. Burnworth si fece avanti dissimulando una pistola, mentre i complici attendevano a breve distanza. I vicini cominciarono ad accorrere; gli uomini ripiegarono verso la campagna, brandendo le armi da fuoco e minacciando gli inseguitori.

La banda attraversò quindi il fiume verso Southwark e fece sosta a St. George’s Fields. Burnworth spiegò che Thomas Ball, gestore di una bettola di gin al Mint, ne conosceva i volti e si era prefisso di farli arrestare. Riferì che Ball era già stato a un passo dal catturarlo, chiedendogli conto della sua identità; in quell'occasione, Burnworth gli aveva puntato la pistola contro. Ora, sostenne, la morte dell'oste gli avrebbe impedito di denunciare i compagni e avrebbe tolto ogni ardire agli altri cacciatori di taglie. Tutti manifestarono il loro assenso, stando al cronista, tranne Higgs, il quale protestò e si dileguò nella notte. Gli altri si misero in marcia, guidati da Burnworth.

Giunti all'abitazione, chiesero alla moglie di Ball dove egli si trovasse. La donna rispose che era nel locale adiacente e andò a chiamarlo. Burnworth la seguì e incontrò Ball sulla soglia. Lo afferrò per il bavero, lo ricondusse a forza dentro la sua stessa casa e gli rinfacciò di volerlo consegnare alla giustizia dopo essere stato, un tempo, suo compagno. Ball implorò Blewit di intercedere affinché gli fosse risparmiata la vita. Burnworth replicò che lo avrebbe posto al riparo da ogni futuro tradimento ed esplose il colpo. Blewit scaricò poi un'altra pistola al di sopra dei tetti, affinché — annota il testo — i vicini credessero che si trattasse solo di uno sparo privo di intenzioni criminali. Ball tentò di trascinarsi verso la porta, ma si accasciò al suolo e spirò poco dopo.

Il gruppo riparò verso le sponde del Tamigi. Lì ritrovarono Higgs, che camminava a sua volta verso gli imbarcaderi. Burnworth gli rimproverò la fuga e ventilò l'idea di giustiziare anche lui; Marjoram intervenne per salvargli la vita. Attraversarono il fiume e guadagnarono una taverna di Smithfield, prima di dividersi in piccole cellule per riprendere i borseggi. Dopo quella notte, Blewit, Berry e Dickenson partirono alla volta di Harwich, imbarcandosi poi per l'Olanda. Higgs si arruolò a bordo di una nave da guerra a Spithead. La morte di Ball non impedì ai superstiti di proseguire nelle loro ruberie, ma scatenò contro di loro una caccia ben più risoluta.

Burnworth rimase a Londra. Con i suoi uomini assalì, tra l'altro, la carrozza del conte di Scarborough a Piccadilly. I portantini opposero resistenza e uno dei ladri fu gettato a terra; Burnworth ferì con un colpo di pistola alla spalla uno dei servitori, consentendo alla banda di dileguarsi nella confusione. Il governo diede alle stampe un proclama che prometteva una ricompensa per la cattura dei ricercati. William Marjoram, udito il bando in una taverna di Whitecross Street, lasciò il locale senza farsi riconoscere e si costituì a un conestabile di Smithfield. Sperava in tal modo di ottenere la grazia e il premio pattuito. Il suo interrogatorio svelò le imprese a cui aveva preso parte; Levee venne catturato la sera stessa. Marjoram non figura tra i sei imputati giudicati insieme a Burnworth.

Un altro delatore, Christopher Leonard, già detenuto, contava di propiziarsi il governo favorendo l'arresto di Burnworth. Sua moglie Kate doveva fungere da esca. Una sera di martedì grasso, mentre lei, la sorella e Burnworth attendevano alla preparazione della cena, Kate uscì con il pretesto di procurarsi da bere. Avvertì gli uomini appostati nella locanda vicina, fece ritorno e richiuse la porta posteriore senza inserire il chiavistello, lasciandola soltanto accostata. Burnworth, che celava pistole nella fodera dell'abito, si alzò al rumore dei passi e tentò di guadagnare quell'uscita; gli assalitori lo raggiunsero prima che potesse aprire l'uscio, che credeva semplicemente chiuso a scatto ma che era stato invece sbarrato. Lo sopraffecero e lo condussero dinanzi al magistrato, che ne dispose il trasferimento a Newgate.

Dalla prigione, Burnworth continuò a comunicare con i complici rimasti a piede libero. Costoro tentarono a più riprese di sopprimere Kate Leonard, rea di averne propiziato la cattura; una guardia fu infine posta a presidio del suo alloggio. Dal canto suo, Burnworth fu rinchiuso nella cella dei condannati e oberato di ceppi. Riuscì nondimeno a liberarsi dai ferri, a perforare la parete e a penetrare nel settore femminile, dove iniziò a segare le inferriate. Una detenuta diede l'allarme ai carcerieri, che lo ricondussero nella cella inchiodandolo al pavimento. Gli altri sei che dovevano comparire in giudizio avevano già tentato a loro volta l'evasione: intontiti dall'alcol, non riuscirono a portare a termine il lavoro prima che l'esaurimento delle candele li costringesse a desistere.

Blewit, Berry e Dickenson furono rintracciati a Rotterdam. Il residente britannico all'Aia ne richiese l'arresto; a seguito di indagini, le autorità olandesi li catturarono in una locanda e a bordo di un vascello nel porto di Brielle. Furono ricondotti in Inghilterra sotto scorta e tradotti a Newgate, dove si ricongiunsero a Burnworth e agli altri. Il 30 marzo 1726, Burnworth, Blewit, Berry, Dickenson, Levee e Higgs furono scortati su un carro fino a Kingston, nel Surrey. Il 31 marzo ebbero inizio le assise. Cinque si dichiararono non colpevoli; Burnworth rifiutò di rispondere. Fu sottoposto al supplizio della pressa finché non acconsentì a dichiararsi. Al termine di un dibattimento durato dalle otto del mattino all'una del pomeriggio, tutti e sei furono riconosciuti colpevoli. Higgs aveva inizialmente sostenuto di essersi dissociato; altre testimonianze lo collocavano tuttavia nei pressi della casa di Ball durante il delitto, con una pistola in pugno.

Il 4 aprile fu pronunciata la sentenza capitale. Tentarono un'ultima volta la fuga, procurandosi dai congiunti lime e altri arnesi furtivamente introdotti; il disegno prevedeva di uccidere i secondini e appiccare il fuoco a una catasta di legna ridosso del carcere. Il complotto fu sventato prima dell'esecuzione e gli strumenti vennero confiscati. Il mercoledì mattina seguente, i sei furono condotti al patibolo assieme a un altro condannato, tale Blackburn. Blewit si inginocchiò per implorare il perdono di un uomo che un tempo aveva minacciato con le armi. Ai piedi del patibolo, Blewit e Dickenson pregarono con fervore; Blewit recitò il salmo penitenziale. I condannati si abbracciarono prima che il carro venisse rimosso. Il cronista annota che l'agonia di Dickenson fu particolarmente straziante.

Dopo l'esecuzione, le salme furono distribuite sui luoghi previsti per l'esposizione al pubblico ludibrio: Burnworth e Blewit a St. George’s Fields, Dickenson e Berry a Kennington Common, Levee e Higgs a Putney Common. Lo sceriffo ricevette l'ordine di concedere ai parenti di calare il corpo di Dickenson dopo un solo giorno di esposizione, in omaggio ai servigi resi dal padre, caduto al proprio posto durante l'ultima guerra. Un'esistenza principiata sotto l'insegna di Young Frazier, una sfida aperta a un persecutore, infine l'assassinio di Ball avevano innescato un concatenarsi di catture, fughe, esilii e rimpatri forzati. A Kingston, la giuria condannò sei uomini per la loro partecipazione a quella vicenda; la morte di Ball rimase il perno giudiziario attorno al quale il cronista ordina le loro traiettorie terrene.

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La testimone della bettola

Un racconto d'indagine d'invenzione seguirebbe la fantesca di una taverna che riconosce tra gli avventori l'uomo che minaccia l'oste. All'indomani del delitto, la donna viene interrogata da due fazioni contrapposte: gli amici della vittima e i compari dell'indiziato. Un biglietto rinvenuto in un boccale dimostra che la testimone aveva avvertito le guardie prima del fatto di sangue. I personaggi e la trama sarebbero di pura fantasia. Chi ha lasciato quel messaggio? Vi appassionerebbe questa indagine rionale in cui ciascuno custodisce soltanto una metà della verità?

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Il ritorno da Rotterdam

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Tre romanzi autonomi comporrebbero una trilogia criminale. Il primo seguirebbe un capobanda che trasforma un'evasione in una ramificata congrega di ladri; il secondo, una donna che tradisce un fuggiasco lasciando accostata una porta; il terzo, un manipolo di complici arrestati in terra straniera e infine processati insieme. Ciascun volume presenterebbe un delitto centrale e una propria trama investigativa. Quale personaggio cederà parlando prima del verdetto? Vi alletterebbe una simile trilogia sulle lealtà di una masnada e sui limiti dell'evasione?

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Il quadro storico e la nostra parte di ricostruzione

Relazione inglese esaminata integralmente. Il resoconto dell'omicidio identifica Thomas Ball quale oste del Mint intento a rintracciare gli affiliati della banda di Burnworth. Burnworth propone di assassinarlo; il testo attesta che egli lo afferra e gli spara, mentre Blewit esplode un secondo colpo a delitto compiuto per depistarne la portata. Higgs dichiara dapprima di disapprovare la spedizione e di allontanarsi; al dibattimento, ulteriori elementi probatori lo collocano nei pressi della dimora di Ball armato di pistola. Marjoram interviene per evitare l'uccisione di Higgs, si costituisce all'indomani del bando e non figura tra i sei condannati. Sei uomini — Burnworth, Blewit, Berry, Dickenson, Levee e Higgs — vengono dichiarati colpevoli a Kingston nell'aprile del 1726; sono giustiziati a Tyburn il mercoledì successivo alla condanna pronunciata il 4 aprile. La cronaca menziona altresì John Barton quale membro della banda in episodi precedenti, ma la sua figura non coincide con quella del John Barton presente nel fascicolo cap400 del 1725.

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