Il giovedì mattina, Sir Thomas Denman lesse su un giornale che Job Cox sarebbe stato giustiziato il martedì seguente. Il magistrato aveva tuttavia preso parte alla seduta del Consiglio privato nella quale la sorte del postino era stata decisa: Cox non doveva morire, bensì essere deportato a vita. A Newgate, nondimeno, un mandato recante il sigillo nero del recorder Newman Knowlys era giunto il giorno prima; il prigioniero era già stato avvertito di prepararsi al patibolo. Una risoluzione sovrana aveva mutato la sua pena; la carta pervenuta al carcere attestava l'esatto contrario.
La vicenda aveva preso le mosse da una missiva affidata proprio al servizio di Cox. Il 18 marzo 1833, il signor Foreman, dal civico 101 di Grafton Street a Dublino, spedì al fratello H. Foreman, in Queen Street a Clerkenwell, un plico contenente una banconota da dieci sterline. La lettera non giunse mai a destinazione. L'indagine dell'amministrazione postale accertò che Cox, portalettere del General Post Office, aveva firmato il registro all'atto di prendere in consegna la spedizione; la banconota riapparve poi presso il signor Lott, taverniere a Lambeth, che l'aveva ricevuta da Cox cambiandola in moneta. Pelham riferisce che si sospettavano altri furti e che Cox fu tratto in arresto; in questa sezione non fa menzione di ulteriori condanne.
Il registro di polizia di Bow Street, nella trascrizione delle cause del 15 aprile, annota dapprima che Cox era stato rinviato a nuovo esame in merito a una lettera contenente un biglietto da dieci sterline. Al 29 aprile, due righe recano il suo nome: l'una concerne il plico di Foreman e ne dispone il trasferimento a Newgate per il processo; l'altra riguarda una lettera da cinque sterline, indica Richard Chinn nella colonna delle persone offese e reca la menzione «detained». Tali prospetti comprovano i capi d'accusa e i loro primi esiti procedurali, non già una sentenza di condanna per l'affare Chinn. Pelham, che riferisce esclusivamente la vicenda Foreman, tace circa l'epilogo di questo secondo fascicolo.
Alla sessione di maggio dell'Old Bailey, Cox fu processato e riconosciuto colpevole del reato concernente la banconota da dieci sterline. Il 20 maggio 1833 gli fu inflitta la pena di morte, in virtù della legge che equiparava allora la sottrazione di corrispondenza a un crimine capitale. Pelham non riporta né il dibattimento né le ragioni della difesa; si limita a rammentare la prassi amministrativa conseguente alla pronuncia: spettava al recorder di Londra sottoporre al sovrano e al Consiglio privato i casi dei condannati alla pena estrema.
Pelham inserisce questo episodio nella cornice della sua più ampia censura dell'operato di Knowlys. Ricorda, poco prima, il caso di Hunton, condannato per falso: il recorder aveva tardato a trasmettere l'esito della sua relazione al re, prolungando l'angoscia e l'incertezza di diversi reclusi. Tale fascicolo non coincide con quello di Cox, né il testo offre qui i dettagli della procedura Hunton; tuttavia esso getta luce sul giudizio espresso nei confronti di una carica dalla quale dipendeva la fedele trasmissione dei decreti della Corona.
Il caso di Cox fu discusso insieme agli altri. Il Consiglio privato commutò la sentenza nella deportazione a vita, con un periodo di isolamento e lavori forzati prima della partenza. Newman Knowlys, recorder di Londra, aveva assistito alla riunione; eppure, al suo rientro, fece comunicare al carcerato che l'esecuzione era stata disposta. Cox, che aveva confidato nei passi intrapresi dai propri conoscenti, accolse la notizia con profondo sbigottimento. Il cappellano del carcere si recò presso di lui per prestargli il conforto spirituale che si riserva a chi è prossimo a morire.
Il mandato di Knowlys pervenne a Newgate il mercoledì sera, alle sei e mezza. I funzionari della prigione informarono Cox e avvertirono gli sceriffi. Il giovedì mattina, Denman scorse su una gazzetta l'annuncio dell'esecuzione, fissata per il martedì successivo. Pelham riproduce l'avviso all'interno di un articolo datato domenica 23 giugno; non specifica ulteriormente il giorno esatto di quella lettura. Denman credette da principio a un errore di stampa: sapeva che il Consiglio privato non aveva deliberato la morte di alcuno e che Cox doveva essere deportato a vita.
Denman ne fece parola con uno dei sottosceriffi, il quale confermò la ricezione dell'ordine e i preparativi già avviati a Newgate. Il giudice lo esortò a verificare i registri del segretario di Stato. L'esame delle carte del signor Capper confermò l'avvenuta commutazione. Lord Melbourne, informato dello sbaglio che si era propagato fin dentro il penitenziario, fece recapitare un contrordine. La cronaca non specifica chi appose la firma per conto dell'autorità; rammenta che l'ordine doveva revocare il mandato munito di sigillo nero e sottoscritto da «Newman Knowlys». A Cox la morte era stata notificata ventidue ore prima. Pelham annota che il contrordine gli arrecò un sollievo totale, pur senza riferirne le parole.
L'errore fu in seguito deferito dinanzi alla Common Hall della City di Londra. Il 24 giugno, dopo aver ascoltato Knowlys, l'assemblea approvò all'unanimità una risoluzione in cui esprimeva «orrore e rammarico»: il re aveva accordato la commutazione della pena, e nondimeno l'esistenza di Cox era stata sul punto di essere recisa dall'ordine del recorder. La risoluzione accoglieva, quale interpretazione più caritatevole, un affievolimento delle facoltà mentali dovuto all'età; riteneva tuttavia che Knowlys dovesse dimettersi da un ufficio di cui non era più in grado di sostenere i doveri.
Il recorder sedeva in aula e fu accolto da un sordo mormorio di sdegno. Il consiglio degli aldermanni ricevette poco dopo le sue dimissioni. Knowlys addusse l'età avanzata, le precarie condizioni di salute e gli strascichi di una grave infermità; rammentò gli oltre quarantasette anni di servizio prestati alla City, più di trenta dei quali trascorsi come common-serjeant e recorder. L'onorevole C. Ewan Law, figlio di Lord Ellenborough, fu designato a succedergli.
Pelham aggiunge che la consuetudine di riferire al re i casi dei condannati a morte venne in seguito abolita, e che la pena capitale per la sottrazione di lettere fu sostituita con la deportazione. Non precisa in questa sede le date di tali riforme né dimostra che esse scaturirono dall'errore di Knowlys. La cronaca poggia su una sequenza più serrata e inesorabile: una pena commutata, un mandato di segno opposto, infine il controllo dei registri prima della data fatale. Per Cox, ventidue ore separano la notifica della forca dal contrordine; per la City, la colpa si tramuta in una crisi di fiducia verso l'ufficio chiamato a trasmettere la clemenza del sovrano.
