Vai al contenuto
Maison BeaulieuMAISON BEAULIEUAB ÉDITIONS · GASTRONOMIA E ARCHIVI STORICI
Giustizia e scandali · Francia

Le chiavi rese alla folla

Nel luglio del 1789, alla presa della Bastiglia fanno seguito la morte del suo governatore Delaunay, quella del maggiore Delosme-Solbrai e quella del prevosto Flesselles. Pochi giorni dopo, anche Foulon e il genero Berthier de Sauvigny vengono massacrati. Champagnac raccoglie dicerie e testimonianze discordanti su queste prime esecuzioni popolari.

Le chiavi dell’Hôtel-de-Ville finirono posate su un tavolo, ma non bastarono a placare le grida. L’uomo accusato di averle trattenute si trovava in mezzo a una sala ancora pervasa dagli echi della Bastiglia; attorno a lui, le parole di tradimento e di vendetta rimbalzavano senza che alcuna spiegazione riuscisse ad arrestarle.

Il 14 luglio 1789, la fortezza affidata al governatore Delaunay fu cinta d’assedio ed espugnata. Champagnac fa risalire i primi moti alla notte precedente, quando gli abitanti dei sobborghi marciarono verso la Bastiglia. Riferisce che alcuni capipopolo avrebbero lanciato l’appello alla sua presa e che i quaderni di rimostranze provinciali ne avevano già invocato la demolizione. La sua cronaca intreccia fatti accertati, voci correnti e opinioni politiche, elementi che conviene distinguere con rigore.

All’Hôtel des Invalides, drappelli di popolani si erano impadroniti di cannoni e di un gran numero di fucili, superando la resistenza del comandante, il signor de Sombreuil. Gli assedianti sostenevano che i cannoni della Bastiglia minacciassero la capitale e che fosse necessario prevenirne il fuoco. Thuriot-de-la-Rozière, deputato di un distretto, domandò di poter entrare nella fortezza; Delaunay lo ricevette e percorse con lui i camminamenti delle torri conversando. La cronaca aggiunge che i due avrebbero finito per scontrarsi sino a venire quasi alle mani, ma riferisce l’episodio al condizionale, come una narrazione della quale non intende farsi garante.

Nel corso della mattinata furono intercettati due corrieri governativi. I dispacci rinvenuti addosso a costoro contenevano, stando a Champagnac, l’ordine formale a Delaunay di resistere sino all’arrivo dei rinforzi, attesi per la sera stessa alle porte di Parigi. Quella notizia trasformò la difesa della fortezza nell’annuncio palese di un imminente attacco. Tale convinzione pesò non poco sull’ardore di quanti muovevano contro le mura; essa non basta tuttavia a dissipare la confusione che regnò subito dopo tra gli uomini preposti a difenderle.

La guarnigione avrebbe contato trentadue svizzeri e ottantadue invalidi. Vi fu chi sostenne che fosse stata comprata in anticipo e che avesse avvertito i capi delle colonne mediante segnali convenuti. Altri, nella versione trascritta da Champagnac, avrebbero voluto capitolare, mentre i militari più fedeli alla corte si preparavano a respingere l’assalto. Alcuni colpi di cannone furono sparati contro coloro che erano penetrati nel primo cortile, mietendo diverse vittime. Il cronista ne deduce che si trattò forse meno di un premeditato tradimento che di un disordine spaventoso. La presa della Bastiglia non si lascia dunque ridurre all’immagine di una risoluzione netta e univoca: i resoconti dell’assedio si contraddicono persino sui segnali che avrebbero preceduto la resa della piazzaforte.

La folla in armi, presto spalleggiata dai soldati delle Gardes-Françaises, stringeva d’assedio la fortezza da ogni lato. Delaunay, non vedendo giungere i soccorsi sperati, afferrò una miccia con l’intento, afferma la fonte, di far saltare in aria la polveriera. La guarnigione glielo impedì, costringendolo a capitolare. Fu calato un ponte levatoio; gli assalitori avanzarono promettendo che non sarebbe stato fatto alcun male, poi la moltitudine invase i cortili. Gli svizzeri riuscirono a fuggire; le guardie francesi si interposero a protezione degli invalidi quando questi ultimi vennero assaliti.

Nel mezzo di questa violenta irruzione, una giovane donna, creduta figlia del governatore, fu afferrata e minacciata di essere data alle fiamme. Champagnac identifica il padre nel signor de Montigny, uno degli assediati: questi, scorgendo la figlia tra le fiamme incipienti, si precipitò in suo soccorso e venne raggiunto da due colpi di fucile. Un uomo di nome Bonnemère riuscì a strapparla a coloro che la trattenevano. Più tardi, Bailly ricompensò quel gesto con una corona civica e una spada d’onore, che l’orfana consegnò pubblicamente al proprio salvatore. La cronaca registra questi nomi e questi gesti, pur senza consentire di dirimere le molteplici versioni che circolavano sulla reale identità della fanciulla.

Delaunay venne infine scoperto. Il governatore tentò di trafiggersi con una lama, ma il granatiere Arné gli strappò l’arma di mano. Élie e Hulin, delle Gardes-Françaises, lo presero in custodia e fecero scudo con i propri corpi per sottrarlo alla folla. Rimasero essi stessi feriti nel disperato tentativo di mantenere la promessa di condurlo incolume fino all’Hôtel-de-Ville. Nonostante i loro sforzi, la calca li travolse, separandoli per un istante dal prigioniero. Delaunay, che si dibatteva dinanzi alla morte imminente, cadde; poco dopo, la sua testa insanguinata veniva sollevata tra le acclamazioni feroci. La cronaca non tace lo scarto tragico tra l’impegno assunto dai suoi difensori e l’esito sanguinoso di quella marcia.

Il maggiore della piazzaforte, Delosme-Solbrai, fu travolto dalla medesima furia. Champagnac lo descrive come l’amico dei prigionieri, del quale per vent’anni sarebbe stato il consolatore. Un ex detenuto, il marchese di Pelleport, si gettò tra la calca, lo abbracciò e gridò alla folla che doveva a quell’ufficiale ben più della vita. Alcuni parvero commuoversi; altri urlarono che si tentava d’ingannarli per sottrarre loro una vittima. Pelleport fu colpito mentre cercava di fare scudo al suo benefattore. Un suo amico atterrò l’aggressore, ed entrambi vennero sopraffatti. Pelleport riuscì a raggiungere a stento l’Hôtel-de-Ville, ma stramazzò svenuto sui gradini. Delosme-Solbrai fu trucidato e la sua testa portata in corteo accanto a quella di Delaunay. Il racconto attinge qui a testimonianze riferite da Champagnac; la loro carica patetica non esime dallo指derne i dettagli a tale specifica fonte.

All’Hôtel-de-Ville, un’altra accusa andava prendendo forma contro Flesselles, prevosto dei mercanti. Gli si rimproverava di aver promesso armi senza mai distribuirle. In una sala gremita all’inverosimile, gli elettori tentavano di giustificarne l’operato; uomini reduci dallo scontro facevano irruzione recando feriti, moribondi e prigionieri. La rabbia popolare confondeva ormai le giustificazioni dell’accusato con le dicerie già propagate. Flesselles dichiarò, stando al resoconto, che doveva ritirarsi poiché i suoi concittadini diffidavano di lui. Un elettore gli contestò di non aver consegnato le chiavi del deposito in cui erano custodite armi e pezzi d’artiglieria. Egli le trasse di tasca e le depose sul tavolo.

Si accese una disputa sul luogo in cui dovesse essere trasferito: lo Châtelet, il Palais-Royal, oppure la detenzione quale ostaggio. La folla impose il Palais-Royal, quasi che quel nome recasse già in sé la sentenza. Flesselles scese lo scalone in mezzo a una scorta ostile che tuttavia, fino a quel momento, non gli usava violenza. Si rivolgeva agli uomini che lo circondavano, tentando di persuaderli che avrebbe potuto chiarire ogni cosa. In fondo ai gradini, uno sconosciuto si fece avanti e gli esplose contro un colpo di pistola. La folla si avventò all’istante sul cadavere; la testa fu recisa e issata sulla punta di una picca.

Una missiva che si disse rinvenuta nella tasca di Delaunay avrebbe mostrato Flesselles intento a promettere di distrarre i parigini con coccarde e promesse, in attesa dei rinforzi reali. Champagnac precisa che svariati storici contestarono l’autenticità di quell’aneddoto. Occorre dunque relegarla al suo rango: un’accusa tramandata e discussa, non già una prova certa del tradimento del prevosto. Due invalidi, tacciati anch’essi di fellonia, vennero impiccati a una lanterna; quel gesto si sarebbe presto trasformato in una lugubre parola d’ordine. A mano a mano che l’informazione si confondeva con il rumore di piazza, il sospetto assumeva la forma di un verdetto eseguito sommariamente sul selciato.

Pochi giorni più tardi, il 22 luglio, la piazza dell’Hôtel-de-Ville divenne nuovamente teatro di supplizi. Foulon, un anziano intendente dipinto dalla fonte come avido e inflessibile, era stato catturato a Viry dopo aver fatto circolare ad arte la notizia della propria morte. Gli si attribuiva la frase secondo cui il popolo avrebbe dovuto mangiare fieno. Gli furono cinte le spalle con ortiche, gli fu posto del cardo tra le mani e un fascio di fieno dietro la schiena prima di condurlo a Parigi. Suo genero, Berthier de Sauvigny, venne arrestato a Compiègne sulla scorta di presunti mandati della Comune che, secondo Champagnac, non erano mai stati emanati; la municipalità scrisse immediatamente per ottenere il rilascio del prigioniero, senza tuttavia riuscire a sottrarlo alla cattura.

Foulon era esposto al pubblico ludibrio quando Berthier fu condotto nei pressi di Parigi. Lafayette aveva ottenuto che il vecchio fosse formalmente processato, ma gli elettori interpellati rifiutarono di assumere tale incarico in simili frangenti. Alla fine furono designati Bailly e Lafayette. Mentre il generale cercava di ammansire gli animi, Foulon applaudì a una delle sue parole. Un astante interpretò quel gesto come il segnale di un’intesa segreta. La folla ruppe gli indugi; Lafayette tentò di difendere Foulon, ma l’anziano gli fu strappato a forza e impiccato a un lampione. La testa fu mozzata e issata su una picca. All’arrivo di Berthier, essa gli fu mostrata senza che egli la riconoscesse dapprima come quella del suocero. Spinto nell’Hôtel-de-Ville, egli manifestò la propria indignazione; svincolatosi per un momento, afferrò un’arma e si difese con accanimento prima di cadere trucidato a sua volta.

Champagnac afferma che la cattura di Foulon e quella di Berthier erano state orchestrate da nemici personali, mentre la foga con cui la folla si accanì su di loro fu del tutto spontanea. Questa interpretazione appartiene al cronista e non vale a trasformare due delitti di piazza in sentenze legittime. Bailly e Lafayette, che vi si erano opposti, furono colti da profondo dolore e indignazione; Lafayette rassegnò le proprie dimissioni dal comando della guardia, revocandole soltanto a seguito di pressanti insistenze.

In quelle torbide giornate di luglio, la bramosia di armi, il terrore di un’offensiva regia e la caduta della Bastiglia aprirono una stagione in cui la diceria poté condannare a morte prima ancora che un tribunale avesse ascoltato le ragioni dei sospettati. Flesselles aveva posato le chiavi sul tavolo; esse non bastarono a disarmare quanti ritenevano la colpa già provata. Si chiusero così i fatti che Champagnac raccoglie intorno alla Bastiglia e all’Hôtel-de-Ville: non con una sentenza di legge, ma con una folla fattasi a un tempo giudice e carnefice.

Da questo caso potrebbe nascere un libro

Aiutaci a scegliere il nostro prossimo libro

Hai appena letto il racconto completo di questo caso storico. Ci ispira tre progetti narrativi ancora da scrivere. Quale vorresti veder nascere? Il tuo voto guiderà AB Éditions.

racconto lungo

Le chiavi del magazzino

Novella poliziesca d’invenzione: a Parigi, nel 1789, un impiegato municipale scopre che i registri di un deposito d’armi sono stati alterati e che le chiavi sono passate di mano. Quando il custode viene trovato morto, la colpa ricade su un giovane addetto agli inventari. La sorella, esperta delle consuetudini dei portinai, deve scovare il vero possessore delle chiavi prima che il giovane finisca linciato da una folla convinta della sua colpevolezza. Personaggi e vicende sono frutto di finzione. Chi ha ucciso il guardiano e manomesso i registri? Vi appassionerebbe questa indagine?

Caricamento dei voti…

romanzo

Il testimone della scala

Romanzo storico d'indagine: una staffetta incaricata di tradurre un prigioniero in tribunale svanisce nel tragitto tra l’Hôtel-de-Ville e lo Châtelet. Un registro ne dichiara la morte violenta, ma il cadavere non viene mai rinvenuto. Jeanne, figlia di un tipografo, scopre che un ex detenuto ha udito la voce del messaggero in un vicolo lontano da quel percorso. Decisa a scoprire chi abbia fabbricato la prova, segue le tracce di proclami, ordini contraffatti e testimoni prezzolati. Tutti i personaggi e i fatti sono inventati. Chi ha fatto sparire l’uomo, e per quale motivo dichiararlo morto? Gradireste questo romanzo investigativo?

Caricamento dei voti…

trilogia

I tre giorni del prevosto

Trilogia d’inchiesta storica: tre volumi narrano le vicende di una città in cui ogni sommossa fa germogliare un’accusa di tradimento. Il rintocco di una campana scatena la caccia a un assassino, una missiva anonima incastra un magistrato, poi un convoglio di prigionieri si disperde misteriosamente prima dell’udienza. L’inquirente Élise Morel, figlia di un mastro rilegatore, individua di volume in volume la medesima regia occulta dietro le carte false e i testimoni corrotti. Personaggi e delitti sono frutto di finzione. Riuscirà a smascherare i burattinai prima dell’ultima esecuzione? Vi interesserebbe questa serie?

Caricamento dei voti…

Una scelta per caso su questo browser, modificabile e revocabile. I progetti più sostenuti nutriranno le nostre scelte editoriali. Come vengono conservate le scelte.

Scopri gli altri progetti nel Salone →
Il quadro storico e la nostra parte di ricostruzione

Fonte esaminata integralmente: work/cap400/sources/champagnac/tome-5-chap-08.txt (SHA-256 c8fa1535ff8d652c93f1970c0f28f58b57e2cdd5ec6d70a04f4423c7a13aa970). Essa data la presa della Bastiglia al 14 luglio 1789 e le uccisioni di Foulon e Berthier al 22 luglio. Il capitolo presenta molteplici elementi al condizionale o quali versioni controverse: i segnali della guarnigione, i disegni di Delaunay, la lettera attribuita a Flesselles, i pretesi ordini su Berthier e svariati dettagli emersi a posteriori sui linciaggi. La presente resa mantiene l’esplicita attribuzione a Champagnac e distingue tali congetture dagli avvenimenti storicamente circostanziati dalla cronaca. Verifica di non duplicazione nel modulo public380 e nei fascicoli cap400: nessun caso anteriore sulla presa della Bastiglia del luglio 1789 né sulla morte di Delaunay, Delosme-Solbrai, Flesselles, Foulon o Berthier de Sauvigny. Il testo «La prigioniera senza pensione» (fascicolo Delaunay) concerne altra persona e una vicenda parigina del 1750, priva di contatti di identità o di fatto. Le ulteriori occorrenze di cariche comuni come governatore o prevosto non costituiscono duplicazioni.

← Tutti i 1.003 casi del Gabinetto