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Giustizia e scandali · Inghilterra

L'ultima parola del maggiore Oneby

A seguito di una disputa scoppiata attorno a un tavolo da gioco alla Castle Tavern, il maggiore John Oneby ferisce a morte Gower con la spada. Un verdetto speciale registra le sue minacce; per quasi due anni, la Corte del Banco del Re dibatte sulla qualificazione di omicidio volontario. Con l’approssimarsi dell’esecuzione, Oneby muore in prigione.

Nel cuore della notte, la porta di una sala della Castle Tavern si spalanca dopo un fragore di spade. Gli uomini che irrompono trovano il maggiore John Oneby che trattiene Gower con la mano sinistra, la spada sguainata nell’altra; l’arma di Gower giace a terra. Gower si accascia quasi all'istante. Oneby asserisce di non averlo ferito, ma il sangue ha già impregnato il panciotto. Il diverbio era cominciato attorno a un tavolo da gioco, tra una brigata che poco prima si credeva pacificata.

Oneby non era un giovane soldato approdato a Londra il giorno prima. Nato nel 1677 a Barnwell, nel Leicestershire, era figlio di un avvocato. Suo padre aveva sollecitato il favore di Sir Nathan Wright, Lord Custode del Gran Sigillo, di cui aveva sposato la nipote; per tale raccomandazione Oneby ottenne l'incarico di paggio di strascico, che conservò nell'attesa di una promozione. Acquistò in seguito un brevetto di capitano e combatté agli ordini del duca di Marlborough. Un duello a Bruges si era concluso con la morte dell'avversario; il maggiore fu deferito dinanzi a una corte marziale e poi assolto. A Port Royal, in Giamaica, si batté con un altro ufficiale, che rimase gravemente ferito e morì dopo alcuni mesi di malattia. Dopo la pace di Utrecht, Oneby fece ritorno in Inghilterra a mezza paga.

A Londra prese a frequentare le bische, tenendo sempre carte e dadi in tasca. Una sera, in una caffetteria di Covent Garden, un drappello di gentiluomini decise di proseguire la partita alla Castle Tavern, in Drury Lane. Il signor Hawkins non volle giocare. Il signor Rich domandò se qualcuno intendesse coprire tre mezze corone; per celia, Gower gettò sul tavolo tre monete da mezzo penny. Oneby lo ingiuriò e gli scagliò contro una bottiglia. Gower replicò con un bicchiere. Entrambi sguainarono le spade, ma Rich si interpose e la compagnia credette la contesa sedata.

Gower propose quindi di comporre il dissidio, rammentando pur tuttavia che a iniziare era stato Oneby. Il maggiore proclamò che avrebbe avuto il suo sangue e accusò Hawkins di aver fomentato la lite. Hawkins replicò di essere pronto a risponderne, qualora avesse qualcosa da dirgli. Oneby rispose che doveva «occuparsi prima di un altro uomo». Poco dopo le tre del mattino, Hawkins lasciò la compagnia. Oneby si alzò, chiamò Gower in disparte e lo invitò a passare in una stanza attigua. Chiusero la porta.

I testimoni non avevano assistito al colpo: avevano udito il cozzo dei ferri e forzato la porta. Quando un compagno disse al maggiore di temere che lo avesse ucciso, Oneby ribatté che avrebbe potuto farlo, se lo avesse voluto, ma che si era limitato a spaventarlo. Aggiunse che, quand'anche Gower fosse morto nel calore del momento, la legge lo avrebbe tutelato, mentre un omicidio consumato in uno scontro concordato sarebbe stato ben diverso. Borrow riporta tali espressioni a posteriori, quale testimonianza di quanto Oneby avrebbe dichiarato sul posto.

Il chirurgo riscontrò una ferita profonda: la lama aveva trafitto gli intestini. Gower spirò l'indomani. Oneby fu tratto in arresto e condotto a Newgate. Al processo, alcuni elementi insinuarono il dubbio tra i giurati. Anziché emettere un verdetto ordinario, la giuria formulò un verdetto speciale, rimettendo ai giudici il compito di stabilire come applicare la legge ai fatti accertati. La questione non fu risolta celermente: il maggiore rimase quasi due anni in carcere, giacché i magistrati non riuscivano a riunirsi per esprimere il loro parere.

Insofferente per tale indugio, Oneby chiese che fossero ascoltati i suoi legali. Un mandato di habeas corpus lo fece comparire davanti al Banco del Re; i giudici gli assegnarono due difensori, un procuratore e un cancelliere. Pochi giorni dopo, ascoltarono i legali della Corona e quelli del maggiore, annunciando poi che si sarebbero consultati con gli altri magistrati. Rientrato a Newgate, Oneby offrì al carceriere una cena al Crown and Anchor dello Strand. A prestar fede a Borrow, le argomentazioni dei difensori lo avevano ricolmo di sicurtà: a stento dubitava della sua imminente liberazione.

I giudici si riunirono nella Serjeants’ Inn Hall. La discussione si protrasse per un'intera giornata; frattanto Oneby beveva e banchettava a Newgate con gli amici, professandosi certo di sfuggire alla condanna, persuaso di aver agito da uomo d'onore. Dopo nuove deliberazioni, un visitatore riferì a Oneby che undici giudici si erano pronunciati contro di lui. Il maggiore scrisse a diversi magistrati e personaggi illustri, senza ricevere risposta alcuna. Il terrore prese forma concreta allorché il carceriere lo avvertì che sarebbe stato necessario cingerlo di ferri supplementari e trasferirlo, a meno che non pagasse un uomo di guardia nella sua cella. Alla seduta successiva, Lord Raymond gli comunicò che la corte riteneva all'unanimità che si trattasse di omicidio volontario. Raymond sottolineò che la minaccia attribuita a Oneby — quella di volere il sangue di Gower — aveva pesato in modo determinante nel giudizio dei togati. Oneby negò di aver mai pronunciato tali parole; gli fu risposto che esse figuravano nel verdetto speciale.

Egli supplicò i giudici di intercedere in suo favore presso il re. Lord Raymond gli spiegò che ciò non era loro consentito e che avrebbe dovuto percorrere un'altra via per impetrare la grazia. Pochi giorni appresso, fu pronunciata la sentenza capitale e ordinata l'esecuzione. I suoi congiunti e gli amici tentarono di ottenere il perdono, ma ogni istanza andò fallita, stando al resoconto di Borrow.

Nel 1729, all'approssimarsi del giorno stabilito per il supplizio, si coricò il sabato alle dieci di sera. Destatosi verso le quattro della domenica, chiese un bicchiere di brandy allungato con acqua, indi carta e calamaio. Scrisse al cugino di versare mezza ghinea al carceriere e cinque scellini all'uomo incaricato di vegliare nella cella, soggiungendo che avevano penato non poco per accudirlo. Domandò quindi che lo si lasciasse riposare prima della visita di alcuni amici attesi in mattinata. Quando il servitore entrò qualche ora più tardi, Oneby domandò chi fosse con lui: «Chi c'è, Philip?». Furono le sue ultime parole. Un visitatore si accostò e scoprì una profonda recisione al polso, inferta con un temperino. Fu chiamato il chirurgo, ma Oneby era già morto.

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Il quadro storico e la nostra parte di ricostruzione

Borrow riferisce di una precedente morte in duello avvenuta a Bruges, di un secondo scontro a Port Royal e infine della vicenda di Gower a Londra. Gli episodi sono distinti con rigore. Le parole relative al sangue di Gower sono riportate dal cronista e recepite nel verdetto speciale; il testo non precisa il giorno esatto fissato per l’esecuzione.

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