Il 18 aprile 1751, un uomo di nome Nichols si presentò a William Dell, banditore pubblico a Hemel Hempstead, nella contea di Hertfordshire. Gli consegnò un foglio da leggere ad alta voce. Il bando annunciava che, il lunedì successivo, un uomo e una donna sarebbero stati pubblicamente immersi nell'acqua a Tring, in punizione dei loro crimini. Non diceva chi fossero. Non esibiva alcuna prova. Prometteva soltanto una cerimonia alla quale il pubblico era invitato.
Nell'edizione del 1887 consultata, la raccolta retrospettiva di Camden Pelham riporta il caso, nominando le persone prese di mira: John Osborne e sua moglie Ruth. Il bando fu gridato anche a Winslow e a Leighton Buzzard, nei giorni di mercato; viaggiava così di villaggio in villaggio prima ancora che i due coniugi fossero stati condotti verso lo stagno. La formula stava in poche righe. La folla che essa avrebbe radunato, invece, ben presto non avrebbe più contenuto i luoghi in cui si sarebbe cercato di nascondere gli Osborne.
Messer Barton, sovrintendente parrocchiale a Tring, apprese che i due individui destinati al supplizio erano gli Osborne. Non ebbe, stando al resoconto, alcun dubbio sulla loro specchiata reputazione. Li fece condurre alla workhouse, l'ospizio parrocchiale, per sottrarli a quanti li accusavano di stregoneria. La parola circolava già come una sentenza: l'uomo era tacciato di stregone, Ruth di strega. Ma il pubblico bando non precisava alcuna colpa, e Pelham non riporta, in questo punto, alcun fatto che potesse dare un minimo di consistenza all'accusa.
Il primo rifugio non parve sufficiente. La vigilia del giorno stabilito, il direttore della workhouse, allarmato da quanto aveva udito circa gli umori della popolazione, fece trasferire John e Ruth nella sagrestia della chiesa. Scelse quella stanza perché gli sembrava più sicura. Tale spostamento, tuttavia, non li mise al riparo. La loro protezione restava provvisoria: non aveva mutato il tenore del bando né ne aveva arrestato la diffusione.
Il testo distingue due gesti che si potrebbero facilmente confondere. Barton, avvertito in anticipo della designazione della coppia, la mette al sicuro; il custode della workhouse, che ode i propositi minacciosi della popolazione, sposta in seguito i suoi protetti. L'uno agisce a nome della parrocchia prima dell'adunata; l'altro cerca un locale più sicuro alla vigilia del giorno annunciato. Tra queste due decisioni, i coniugi non vengono tradotti davanti a un giudice: cambiano semplicemente rifugio in un borgo dove il bando già circola. La cronaca dimostra così che la salvaguardia dipendeva da persone e da mura che la folla poteva raggiungere.
Giunto il giorno, quasi cinquemila persone, secondo la stima riferita da Pelham, si radunarono presso la workhouse. Esigevano che i coniugi fossero loro consegnati. Abbatterono una porzione di muro, infransero le finestre e le intelaiature. Il clamore aveva preceduto gli Osborne; la turba voleva ora vedere coloro che aveva già giudicato. Il direttore affermò che erano fuggiti. Non gli fu creduto.
Alcuni uomini penetrarono nell'edificio e frugarono negli armadi, nelle casse, nei bauli, persino nella scatola del sale. Cercarono persino nell'intercapedine del soffitto, dove i gessini avevano lasciato un'apertura. Thomas Colley figurava tra i più infervorati; propose egli stesso di ispezionare quell'angolo remoto. Non vi trovarono alcuno. A quel punto le minacce mutarono di scala: la folla proclamò che avrebbe raso al suolo l'edificio e dato alle fiamme il paese se la coppia non le fosse stata consegnata.
Il custode della workhouse finì per indicare dove gli Osborne erano stati condotti. Pelham censura tale decisione, presa a dispetto della loro incolumità; riporta al tempo stesso la coercizione esercitata sull'uomo incaricato di proteggerli. La sagrestia, succeduta alla workhouse quale asilo, cessò di esserlo. Colley si pose a capo del drappello che marciò verso la chiesa. John e Ruth furono strappati dal loro nascondiglio, poi trascinati fino a Marlston Mere, lo stagno dove doveva consumarsi la pena improvvisata.
La relazione descrive gli atti senza lasciare adito a dubbi sulla loro brutalità. I due coniugi furono spogliati dei loro abiti e avvolti ciascuno in teli di canovaccio. Fu passata una corda sotto le ascelle di Ruth; due uomini la trassero nell'acqua e la fecero passare più volte da una sponda all'altra. Anche Colley entrò nello stagno. Con l'ausilio di un bastone, la rivoltava or da un lato or dall'altro. La donna fu poi adagiata a riva, mentre vi si immergeva John.
L'uomo fu sottoposto due volte a questa prova; Ruth vi fu ricondotta per tre volte. All'ultimo passaggio, il telo che la copriva si sciolse. Questo dettaglio è annotato nella cronaca, ma la violenza dell'episodio non necessita di accrescimenti per essere intesa. Esausta, Ruth tentò di afferrare il bastone che Colley le puntava contro il petto. Spirò sul colpo, secondo Pelham. Dopo averla ingiuriata definendola «la vecchia strega», Colley fece il giro dello stagno per riscuotere denaro dagli spettatori, a titolo di compenso per il sollazzo che pretendeva di aver loro offerto.
La folla si disperse. Il corpo fu tratto dall'acqua e il chirurgo Foster lo esaminò. All'inchiesta del coroner, questi dichiarò di non aver riscontrato alcuna lesione interna o esterna, eccezion fatta per una piccola scalfittura della pelle su uno dei seni. Attribuì il decesso all'acqua e al fango che avevano soffocato Ruth. Il verbale non trasforma questa constatazione in una descrizione spettacolare: essa basta a distinguere la violenza collettiva dalle parole che l'avevano preceduta. L'accusa aveva annunciato una prova; il chirurgo descriveva una morte.
Colley fu tratto in arresto. Celebrato il processo, Foster ribadì la propria deposizione. Pelham aggiunge che sussistevano altre solide prove contro l'imputato, pur senza fornirne qui il dettaglio. La difesa di Colley sostenne che, lungi dal voler recar danno ai coniugi, egli aveva cercato di proteggerli dalla furia della folla. La giuria lo riconobbe colpevole e fu condannato a morte. Il divario tra tale versione e gli atti documentati era ormai rimesso al giudizio della corte: Colley aveva guidato la turba fino alla sagrestia, per poi prendere parte a quanto si era consumato nello stagno.
Dopo la sentenza, Pelham lo descrive come un uomo dall'aspetto ravveduto. Tale giudizio appartiene alla cronaca del 1887; non ci autorizza a scrutare nell'animo del condannato. La relazione riferisce invece con precisione le ultime tappe del suo trasferimento. La vigilia dell'esecuzione, cento uomini degli Oxford Blues, agli ordini di sette ufficiali, lo scortarono dalle carceri di Hertford a quelle di St Albans. Alle cinque del mattino seguente, egli salì su una carrozza con il boia; giunsero sul luogo del patibolo verso le undici.
La moglie e la figlia vennero a porgergli l'estremo saluto. Il pastore di Tring lo confortò negli ultimi istanti. Thomas Colley fu giustiziato il 24 agosto 1751; il suo cadavere fu poi appeso in catene a Gubblecut, poco discosto dal luogo ove il misfatto era stato perpetrato. La narrazione si arresta su questa punizione, senza stabilire la sorte giudiziaria degli altri partecipanti né fare il computo delle migliaia di individui colà adunati.
La vicenda aveva preso le mosse da un bando, come se l'infamia potesse far le veci della prova e il numero quelle dei giudici. Era passata dalla workhouse alla sagrestia, dalla sagrestia allo stagno, ogni riparo vanificato da una nuova ondata di violenza popolare. Il verdetto colpì Colley. Nelle pagine di Pelham, le voci che avevano reclamato John e Ruth restano anonime; il loro numero, tuttavia, rimane intatto. Fu così che quel foglio di Hemel Hempstead, concepito per attirare curiosi, divenne il primo atto di una morte collettiva per la quale un uomo solo fu qui condotto fino al supplizio.
