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Giustizia e scandali · Germania

L'appuntamento di Rosina

Ad Ansbach, John Holzinger viene dapprima condannato per omicidio preterintenzionale dopo aver ucciso la cognata Christiana nel 1819. Rilasciato dopo sei anni, si invaghisce di Rosina Ott, ma promette di sposare un'altra donna. Nonostante il divieto di un magistrato, ottiene un ultimo appuntamento con Rosina nel 1827; la zia di lei assiste alla scena e ne rende testimonianza.

Domenica 18 febbraio 1827, John Holzinger chiese a Rosina Ott di raggiungerlo per un ultimo colloquio. Le aveva annunciato di volerle consegnare un dono prima di farsi da parte. La zia di Rosina l'accompagnò fino al luogo convenuto, fuori dalle mura di Ansbach. Holzinger e Rosina si abbracciarono; egli la strinse a sé dicendole che gli apparteneva. Sulla via del ritorno, convinse la zia a lasciarli soli. Rosina esitò. La zia, in preda all'inquietudine, li seguì a distanza.

Quella scena era stata preparata da una serie di determinazioni pregresse. Holzinger era locandiere e mercante di vino ad Ansbach. Possedeva alcuni beni, ma gravati da ipoteche; aveva quattro figli nati dal primo matrimonio. La prima moglie era morta nel giugno del 1818; Christiana, sorella di quest'ultima, aveva assunto il governo della casa. L'intimità domestica era presto mutata in relazione carnale, e Holzinger intendeva sposarla. Christiana rifiutò tuttavia le nozze, pur restandogli accanto. Egli la consultava prima di ogni passo, le stringeva la mano e le chiedeva di frequente: «Mi ami?». Ella rispondeva talvolta di sì, talaltra di non comprendere una simile domanda. Rimproveri, allontanamenti e ritorni scandivano un legame che Holzinger pretendeva di serbare sotto il proprio dominio.

Pochi mesi dopo, egli scelse Johanna R., una donna di circa quarant'anni che contava di condurre all'altare. Tale risoluzione non troncò i rapporti con Christiana. La donna avrebbe dovuto continuare a occuparsi della casa, per poi rincasare al proprio focolare dopo il rito; Holzinger intendeva farle visita con regolarità. Non celava questo disegno ai congiunti, ma non tollerava l'idea che Christiana potesse sottrarsi alla sua orbita. Sospettò Carl Schulz, nipote della promessa sposa, di esserne il rivale. La vigilia delle nozze, Christiana lo ingiuriò vedendolo sopraffatto dal vino. Egli cercò di rabbonirla, poi mandò in frantumi una brocca e prese a urlare.

L'indomani, 3 gennaio 1819, il matrimonio fu celebrato alle prime luci dell'alba. I convitati bevvero arak, birra e vino. Holzinger mostrava buon umore, ma diversi testimoni ritennero che fosse già ebbro prima di mezzogiorno. Al termine del banchetto, Christiana si fece acconciare i capelli prima di recarsi a un battesimo. Holzinger scorse il parrucchiere cingerle la vita con un braccio. Irruppe nella stanza, lo schiaffeggiò, poi scese in cantina a prendere altro vino. Al suo ritorno, Christiana si trovava con Schulz. Holzinger le passò un braccio attorno al collo volendole parlare; ella lo respinse, affermando di non voler più avere parole con lui. Pochi minuti dopo, Schulz udì un tramestio al piano superiore e dei lamenti. Salì le scale e colse Holzinger nell'atto di infierire su Christiana, che giaceva al suolo. Con il coltello da tavola ancora in pugno, Holzinger si accusò al suo cospetto. Ribadì la confessione al medico e poi alla polizia, ascrivendo il proprio gesto alla gelosia e all'ira.

Questo primo fatto pose ai giudici un quesito preciso: Holzinger aveva premeditato la morte di Christiana, o l'aveva uccisa in un improvviso accesso di furore? Egli sostenne di essere stato in preda all'ebbrezza e fuori di sé. Il difensore richiese una perizia medica per dimostrare che l'imputato non potesse rispondere delle proprie azioni. I due medici inizialmente interpellati espressero pareri discordi: l'uno non riscontrava alcun segno di alienazione, mentre l'altro imputava l'offuscamento della coscienza all'ubriachezza, alla gelosia e alla collera. Il 20 aprile 1819, il collegio medico concluse per un turbamento dell'animo legato a una passione violenta e a disposizioni ereditarie. Il medico distrettuale non ravvisò tuttavia alcun sintomo certo di follia, e il sanitario che curava Holzinger ammise di non averne mai osservati né prima né dopo il delitto. Tale divergenza impose alla corte di soppesare il parere medico anziché accoglierlo come un responso inappellabile.

I giudici non si limitarono a seguire quella perizia. Misero a confronto le diverse versioni di Holzinger con la materialità dei fatti. L'uomo si era introdotto disarmato nella stanza in cui si trovava Christiana; il coltello giaceva sulla tavola. Schulz lo aveva visto aggredirla subito dopo un alterco, e Holzinger aveva proclamato la propria colpa dinanzi ai testimoni. Il tribunale considerò altresì gli indizi che potevano denotare un proposito deliberato: l'agitazione della vigilia, l'alcol ingerito e la determinazione di seguire Christiana al piano di sopra. Nondimeno, ritenne che la flagranza del gesto, la mancata predisposizione dell'arma e la disperazione palesata subito dopo l'atto rendessero più verosimile una violenza divampata sul momento. Lo dichiarò colpevole di omicidio senza premeditazione — manslaughter nella versione tradotta — anziché di assassinio. Il codice prescriveva la detenzione a tempo indeterminato, ma concedeva una riduzione qualora la vittima avesse provocato l'assalto con ingiurie straordinarie o l'atto fosse stato commesso in stato di ebbrezza. La corte ritenne concorrenti entrambe le circostanze e fissò la pena a otto anni di casa di correzione.

Holzinger ne uscì dopo sei anni, grazie a una relazione favorevole del governatore. Aveva perduto l'uso di un occhio e prestato servizio in mansioni leggere nella fortezza. Il carcere non ne aveva intaccato soltanto il patrimonio; le cronache lo mostrano rientrato ad Ansbach privo di visibile rimorso. Si guadagnò da vivere conducendo una vettura da nolo. Si legò a Rosina, una giovane di venticinque anni, e prese alloggio presso la madre di lei per restarvi vicino. Rosina era priva di dote, e Holzinger rivolse le proprie mire anche a Margaret Heimstadt, trentanovenne che disponeva di seicento fiorini. Intendeva sposare Margaret senza tuttavia troncare la relazione con Rosina.

Entrambe le donne respinsero un simile compromesso. Margaret pretese che cessasse di vedere Rosina; la madre di Rosina gli precluse l'accesso alla figlia. Comparvero entrambe dinanzi al magistrato: l'una per sciogliere la promessa di nozze e impedire le pubblicazioni, l'altra per far cessare le sue intrusioni. Holzinger promise a Margaret di rinunciare a Rosina. La vertenza fu composta per il tramite di amici comuni, e le pubblicazioni proseguirono. Il magistrato gli aveva nondimeno interdetto ogni contatto con la giovane. Holzinger venne meno alla parola data. La madre di Rosina gli vietò nuovamente la soglia; egli si presentò ugualmente, proclamando di non curarsi del magistrato e che avrebbe avuto Rosina a dispetto di tutti.

Il 18 febbraio, giorno della terza pubblicazione dei bandi, Holzinger chiese dunque a Rosina quell'ultimo appuntamento. La zia vegliò sui loro passi. Verso l'uscita dalla città, Holzinger pretese un momento di solitudine con la fanciulla per consegnarle il promesso regalo. La zia rimase indietro, ma continuò a seguirli mentre prendevano la via dei campi. Udì presto levarsi un diverbio, poi la voce di Rosina che invocava: «Zia, mi spara!». Vide Holzinger prendere la mira e fare fuoco. Al grido della donna, egli la minacciò a sua volta. Ella corse a chiamare soccorso. Le guardie rinvennero Rosina riversa nella neve, presso una rimessa oltre i sobborghi. Accanto giacevano i frammenti della pistola spezzata.

Holzinger si allontanò da Ansbach e riparò in una locanda di Schalkhausen. Si appartò in un angolo, ordinò diverse birre e chiese un letto, adducendo un'estrema spossatezza e il gelo che gli avrebbe impedito di far ritorno in città. L'indomani mattina, la figlia dell'oste guardò dal buco della serratura e lo scorse vicino alla finestra. Alle undici, il padre entrò nella stanza e scoprì che l'ospite si era tolto la vita. L'oste diede l'allarme alle autorità; ad Ansbach, la zia di Rosina aveva già reso la propria deposizione.

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Il quadro storico e la nostra parte di ricostruzione

Capitolo integrale «John Holzinger: Manslaughter, Murder, and Suicide, from Love and Jealousy», pagine a stampa 313–333 (linee OCR 12427–13272 incluse; «Caspar Frisch» comincia alla linea 13275), esaminato per intero. La fonte distingue la condanna per omicidio preterintenzionale dopo la morte di Christiana nel gennaio 1819, la perizia medica contestata, quindi l'assassinio di Rosina Ott il 18 febbraio 1827, veduto dalla zia, e il suicidio di Holzinger a Schalkhausen. Riporta una data insostenibile per la traduzione in carcere (2 dicembre 1816), anteriore al delitto giudicato; tale dato non è stato accolto. Nessun facsimile, originale tedesco, registro delle esecuzioni o verbale giudiziario consultato.

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