Lo sparo echeggiò nel bosco di Lettermore nell’istante in cui Colin Campbell di Glenure percorreva un sentiero troppo angusto perché due cavalli potessero procedere affiancati. Mungo Campbell gli apriva la strada; John Mackenzie, il servitore, seguiva a tergo. Il primo udì il colpo, tornò sui propri passi a briglia sciolta e sostenne l’intendente nell’atto di scendere di sella. «Ahimè, sono morto», continuava a ripetere Glenure. Due fori gli trapassavano il panciotto sopra il ventre. Mungo risalì il pendio e scorse un uomo dal mantello scuro, con un fucile in pugno; la distanza gli impedì di distinguerne i lineamenti. Dopo mezz’ora di agonia, il ferito spirò senza aver indicato il nome del proprio uccisore.
L’indomani nessuno era ancora riuscito a stabilire chi avesse premuto il grilletto. Nondimeno, il nome di James Stewart di Aucharn serpeggiava già in una vicenda in cui la terra, le fedeltà di fazione e le antiche disfatte si erano intrecciate ben prima di quello sparo. Stewart era fratello di Charles Stewart, detto Ardshiel, i cui beni erano stati confiscati all’indomani dell’insurrezione giacobita del 1745. Colin Campbell, investito della carica di fattore dai baroni dello Scacchiere, amministrava tali tenute ed era incaricato di sgomberare numerose famiglie dai loro poderi. Una di esse era stata proprio quella di Stewart; ulteriori sfratti erano stati intimati per il giorno successivo all'agguato.
Glenure non viaggiava da solo. Aveva varcato il traghetto di Ballachulish scortato da Mungo Campbell, da un notaio, dal proprio domestico e da una scorta incaricata di dare esecuzione agli ordini di sfratto. John Beg MacColl, servitore di Stewart, lo aveva preceduto di nemmeno un’ora, sollecito nel guadagnare l’altra sponda. L’uomo giustificò la fretta adducendo una commissione da sbrigare a Fort William. Mungo percepì lo sparo mentre cavalcava in avanscoperta; Mackenzie, alle spalle del padrone, riconobbe il fragore dell’arma ma non seppe individuare la direzione d'origine. Nel punto esatto in cui Glenure cadde, la boscaglia offriva molteplici ripari a chiunque avesse voluto tendervi un agguato.
Le indagini si volsero tosto su Allan Breck Stewart, parente di James, disertore e soldato di ventura solito a fare la spola tra la Francia e la Scozia. Alcuni testimoni lo avevano notato nei paraggi nei giorni immediatamente precedenti. Si disse che avesse minacciato Glenure a motivo degli espropri, vanagloriandosi di volerlo «togliere di mezzo». Un’altra deposizione gli attribuiva una frase ancor più sibillina: una «volpe rossa» doveva essere catturata. Glenure era difatti soprannominato Colin Roy, il Rosso. Tali parole non costituivano una confessione né provavano che Allan avesse fatto fuoco; nondimeno, entrarono a far parte dell'impianto accusatorio.
Gli indumenti assunsero a loro volta un rilievo singolare. L’11 maggio, Allan Breck si era presentato ad Aucharn con un mantello blu e un gilet rosso. Altri testi lo scorsero in seguito con una giacca scura dai bottoni chiari e un ampio soprabito. La domestica Catherine MacColl dichiarò di aver visto la moglie di James avvolgere i primi abiti in un sacco, ordinandole di celarli. Quei capi non vennero rinvenuti nella dimora. Il mutamento di vestiario coincideva con le descrizioni rese dai testimoni, sebbene si trattasse sovente di persone che avevano scorto Allan soltanto di sfuggita.
James, dal canto suo, si trovava nella propria casa allorché il servitore di Glenure giunse a recare la notizia del delitto. Domandò se il nobiluomo fosse stato freddato e palesò il timore per i disordini che il fatto avrebbe potuto scatenare nella regione. Non si recò a vegliare la salma. Spiegò di non essere in buoni rapporti con la vittima e di temere la presenza di armati nei pressi del luogo dell'agguato. Un simile rifiuto venne prontamente incorporato nella tesi dell'accusa.
Il risentimento dei fittavoli era palese. James aveva dovuto abbandonare Glenduror dopo che Glenure ne aveva concesso il fondo a un altro conduttore. Eppure, le voci circa questo dissidio divergevano profondamente. Taluni riferivano di minacce proferite all’osteria tra i fumi dell’alcol; altri sostenevano che James avesse acconsentito al trasferimento, a patto che l'eccedenza dei canoni rimanesse destinata ai figli di Ardshiel. Egli aveva del resto adito le vie legali, scrivendo a un notaio per ottenere una sospensiva contro lo sfratto degli altri coloni. La sua condotta si muoveva attraverso i tribunali prima ancora di tradursi, se l’accusa diceva il vero, in una congiura sanguinaria.
Nella settimana del delitto, ogni moto della casa di Aucharn fu interpretato come la tessera di un disegno prestabilito. James inviò John Beg MacColl a Fort William con una missiva destinata al notaio e un sollecito concernente quattro mucche, raccomandandogli di non indugiare. Allan Breck era passato da quella magione pochi giorni prima. La notte dell'agguato, la consorte di James ordinò ai domestici di occultare le armi da fuoco, paventando l’arrivo dei soldati. Il giorno seguente le armi furono trasferite ancor più lontano, sotto una roccia. L’una era caricata a pallini minuti, l’altra era scarica e appariva priva di manutenzione. L’ufficiale che le rinvenne non seppe precisare quanto tempo prima la seconda avesse fatto fuoco.
Altri elementi riguardavano denari e vesti. Allan Breck, rimasto alla macchia nei boschi, aveva incaricato diversi congiunti di avvertire James del suo bisogno di fondi per lasciare il paese. Il 15 maggio, stando a quanto dichiarato dal venditore ambulante Alexander Stewart, James gli avrebbe chiesto di farsi consegnare cinque sterline dal mercante William Stewart per conto di Allan, unitamente a un’ulteriore somma per John Breck MacColl; gli intimò inoltre di riscuotere quattro sterline, prezzo convenuto per due vacche. L’indomani il mercante gli rimise appena tre ghinee. Nel momento in cui James fu tratto in arresto, vi aggiunse due ghinee tratte da una borsa verde: le cinque ghinee così raccolte dovevano pervenire ad Allan per agevolarne la fuga. La moglie di James impose inoltre all'ambulante di prelevare gli abiti di Allan. Qualora non avesse rintracciato il fuggiasco, avrebbe dovuto consegnare il denaro a John Breck MacColl, serbando però i vestiti lontano dalla casa affinché nessuno li scorgesse. L’uomo esitò; la donna insistette. Il merciaio finì col deporre il fardello ai piedi di un abete, consegnando le monete a John Breck.
Un tale soccorso poteva rendere James complice del misfatto; nondimeno, poteva costituire un aiuto prestato a cose fatte, allorché il fuggiasco rischiava di essere perseguito per altri capi, non ultima la diserzione. Allan negò di aver assassinato Glenure. James protestò di non aver mai saputo nulla dell'agguato. Le deposizioni circa le antiche faide di clan erano per lo più rievocazioni postume, e gran parte dei testimoni risultava composta da parenti, dipendenti o vicini degli Stewart. Il dibattimento non dipanò simili ambiguità prima che l’intero lignaggio finisse sotto il giogo della giustizia.
A Inveraray, i difensori di James impugnarono anzitutto il rito. Sostenevano non potersi processare il presunto complice prima che fosse giudicato l’esecutore materiale dell'eccidio. La corte respinse l’eccezione. Borrow biasima la prolissità della difesa, pur riconoscendo la fondatezza giuridica del rilievo. Egli osserva come la pubblica accusa abbia approfittato di tali schermaglie per inculcare nei giurati una narrazione già interamente orientata alla colpevolezza. L’argomento politico invase le aule di giustizia: il procuratore invocò l’autorità regia e lo spettro della ribellione, laddove il giudizio verteva sopra un omicidio circoscritto.
I testimoni tornarono a sfilare riferendo del traghetto, delle vesti, dei discorsi di Allan Breck, dei fucili celati, della missiva, del denaro reclamato per Allan e delle cinque ghinee infine raggranellate. La giuria dichiarò James colpevole all’unanimità, quale mandante o complice dell’assassinio. Allan Breck, datosi alla macchia, non comparve in aula. Il tribunale condannò James a essere impiccato e poi esposto in catene nei pressi del traghetto di Ballachulish. Alla lettura del verdetto, egli perdonò la giuria e i testimoni di cui lamentava lo spergiuro. Ribadì di non aver avuto alcuna prescienza della fine di Glenure, proclamandosi innocente come un bimbo non ancora partorito.
L’8 novembre, sotto scorta armata, fu condotto al patibolo. James aveva redatto tre copie del proprio discorso d'addio: una per il magistrato civile, l’altra per il comandante delle truppe, la terza per il popolo. Pronunciò la propria protesta con voce ferma e distinta. Una tempesta si scatenò proprio durante gli ultimi istanti. Borrow annota che la compostezza del condannato persuase gli astanti della sua innocenza; trattasi tuttavia del giudizio di un cronista, non della revisione di una corte. La sua salma rimase esposta in catene presso il valico del traghetto. Ben oltre la conclusione del processo, rimase insoluto il dubbio su chi, in quella macchia di bosco, avesse realmente imbracciato il fucile.
