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Giustizia e scandali · Francia

Il viaggiatore dei Quattro Figli Aymon

Charenton e Parigi, 1778-1786. Bosquillon svanisce dalla locanda in cui ha fatto tappa con un’ingente somma di denaro; il suo cadavere riaffiora dalle acque della Senna. La vedova punta l’indice contro i locandieri Leblanc, forte di testimonianze aspramente contestate. Dopo anni di istruzione probatoria, i magistrati dispongono un supplemento d’indagine e confermano il carcere per gli imputati; la cronaca tace sull’esito finale.

Il bauletto di cuoio custodiva il denaro che un esattore doveva rimettere al tesoriere degli Stati di Borgogna. Quando Bosquillon giunse alla locanda dei Quattro Figli Aymon, a Charenton, i garzoni incaricati di salire il bagaglio nella camera lo trovarono talmente gravoso che l'uomo si lasciò sfuggire un commento: lì dentro c'era di che maritare parecchie fanciulle. La sera stessa, dell'ospite non v'era più traccia. Il suo forziere fu ritrovato chiuso nella carrozza, ma non conteneva ormai che una frazione di quel denaro. Qualche settimana più tardi, la corrente depositò un cadavere al Port-au-Blé, a Parigi.

Bosquillon esercitava ad Auxonne le funzioni di esattore delle imposte. Nell'ottobre del 1778 si era messo in viaggio per Parigi onde versare i tributi riscossi; intendeva inoltre impiantare a Charenton un deposito di vino destinato al primogenito. Prima della partenza, la moglie lo aveva aiutato a disporre i fondi in una valigia di cuoio giallastro. Ella lo aveva vivamente sconsigliato dall'affrontare la strada da solo con una simile fortuna, esortandolo a condurre con sé Foulin, un uomo di fiducia. Bosquillon partì senza di lui.

Lasciata Auxonne il 14 ottobre, l'esattore giunse a Charenton il 18, verso le quattro o le cinque del pomeriggio. Presso la locanda gestita da Leblanc, fece rimettere la vettura e salire il bagaglio nella stanza assegnatagli. L'incombenza fu affidata al figlio dell'albergatore e al postiglione. Entrambi ne avvertirono il peso singolare. La frase del viaggiatore – che Champagnac addita poi come forse fatale – conferì a quel fardello un ruolo decisivo nella vicenda: una somma considerevole era stata notata, ma non pubblicamente contata.

I Leblanc riferirono che al nuovo arrivato erano stati serviti pane e vino. Avrebbe mangiato un boccone, ordinato piccioni e braciole per la cena, per poi dileguarsi prima che la tavola venisse apparecchiata. In casa lo cercarono, per poi attenderlo invano fino a mezzanotte. La cronaca sottolinea come i locandieri non abbiano avvertito tempestivamente né la giustizia né la sorella di Bosquillon, una religiosa che risiedeva nei pressi di Charenton. Trascorsero otto giorni prima che si presentassero al giudice per esporre la propria versione e far apporre i sigilli.

Un simile indugio non provava ciò che era accaduto, ma alimentò la diffidenza del cronista. I tavernieri misero inoltre voce che il loro cliente avesse pronunciato discorsi lesivi della persona del re, lasciando intendere che covasse qualche disegno contro il governo. Consigliarono al magistrato di scrivere al luogotenente generale di polizia e di disporre ricerche lungo la strada di Fontainebleau. La pista politica sviava l'attenzione dal denaro recato da Bosquillon, senza tuttavia offrire ragione alcuna della sua assenza.

Quando i sigilli furono rimossi, il 7 novembre, il bauletto si trovava ancora nel cofano della carrozza, chiuso dal lucchetto. Racchiudeva soltanto duemiladuecentosessantacinque lire. Il giudice affidò tale somma e gli altri effetti alla custodia di Masson. Champagnac rimprovera indi al magistrato di Charenton di non aver ordinato alcuna perquisizione. Quindici giorni appresso, l'acqua restituì un altro indizio, ben più terribile e non meno lacunoso.

Il 16 novembre, un cadavere fu rigettato dalla corrente al Port-au-Blé, a Parigi. Gli scaricatori di fiume lo trassero a riva e lo trasportarono nelle segrete basse dello Châtelet. Nelle tasche vennero rinvenuti uno scudo da sei lire, una tabacchiera di cartone, gli occhiali, tre chiavi e pochi minuti oggetti. Né orologio, né borsa, né fibbie da scarpe. Medici e chirurghi, stando alla loro perizia, non riscontrarono piaghe né contusioni, ascrivendo il decesso ad annegamento. I secondini, dal canto loro, dichiararono di aver scorto una ferita sul fianco sinistro. Due giorni dopo, la salma fu riconosciuta per quella di Bosquillon e inumata con il suo nome a Saint-Germain-l’Auxerrois.

Ad Auxonne, la moglie ignorava ancora che egli fosse morto. Credeva che il marito avesse raggiunto la capitale da tempo e gli rimproverava unicamente il silenzio. Allorché apprese che il corpo era stato ripescato e sepolto, si mise subito in cammino. Champagnac la descrive mentre giunge quasi esanime, sconvolta al punto da non poter capacitarsi di una fine tanto straordinaria. L'idea di un omicidio non si fece strada subito nel suo animo. Nei mesi successivi, una diversa congettura alimentò le sue speranze: Bosquillon poteva forse trovarsi rinchiuso alla Bastiglia.

Tornò dunque a Parigi, perlustrò gli uffici di polizia, ottenne dal ministro l'ordine di far cercare il marito nelle case di correzione, ne fornì i connotati e interrogò quanti incontrava. Non ne scoperse alcuna traccia. Quando dovette infine rassegnarsi alla morte dell'uomo, si stabilì a Charenton per riannodare le fila dell'indagine muovendo dai discorsi carpiti nel vicinato. Ciò che apprese componeva un quadro d'accusa: lamenti e grida nella notte, il giovane Leblanc scorto scarmigliato e con macchie di sangue addosso, un fagotto delle dimensioni di un corpo umano trascinato verso la Senna, e poi i locandieri intenti a contare denaro, improvvisamente capaci di acquistare una casa e arredi sontuosi.

La vedova ritenne che simili elementi designassero i colpevoli con sufficiente chiarezza e, il 4 maggio 1781, denunciò i Leblanc a un commissario. Il procuratore del re presso lo Châtelet presentò formale querela e fece disporre un'informazione giudiziaria. Ma l'istruttoria rimase sospesa per due anni. Nell'agosto del 1783, il pubblico ministero ne chiese la riapertura unitamente alla pubblicazione di un monitorio. L'indagine ripartì in novembre, per poi subire un nuovo arresto e riprendere nella primavera seguente. Ogni grado di giudizio avvicinava la causa al tribunale, senza tuttavia recare una certezza definitiva.

Nell'agosto del 1784 vennero emessi decreti di comparizione personale contro i Leblanc; per la serva, Tudon, fu ordinata la cattura. I confronti ebbero luogo in autunno. La vedova Bosquillon si costituì parte civile e impugnò quella che giudicava un'eccessiva indulgenza accordata agli osti e alla domestica. Nel corso del procedimento, il figlio dei Leblanc morì repentinamente. La scomparsa del giovane fece divampare una nuova voce: i genitori lo avrebbero soppresso per sbarazzarsi di un teste pericoloso. Il testo non dà la circostanza per accertata; la riferisce quale pubblico mormorio.

Il 15 giugno 1785, il Parlamento pronunciò un arresto con cui decretò la presa di corpo per Leblanc padre, sua moglie e la Tudon, rinviando gli atti al baliaggio del Palazzo. Si susseguirono nuove querele, informazioni, confronti e monitori. I Leblanc articolarono la propria difesa, contestarono molti degli addebiti mossi dalla vedova e tacciarono di falso taluni testimoni. Quell'accumulo di indizi che alla famiglia Bosquillon pareva stringere i locandieri perdeva così d'evidenza non appena veniva posto a riscontro delle repliche della controparte.

I giudici del baliaggio del Palazzo non rinvennero elementi sufficienti per stabilire né il delitto né l'innocenza. Con sentenza del 26 ottobre 1785, ordinarono un supplemento d'indagine della durata di un anno e mantennero gli imputati in carcere. Il Parlamento confermò la decisione il 14 marzo 1786. È su questa attesa che si chiude il capitolo di Champagnac. La cronaca non dice chi si sia appropriato del denaro, né come Bosquillon sia finito nella Senna, né se gli accusati siano stati poi condannati o restituiti alla libertà.

La vedova si era mossa sulle tracce di uno sposo che, da principio, credeva ancora vivo dietro le mura di una prigione. Ne aveva ritrovato il corpo, raccolto le deposizioni, invocato la giustizia e atteso il corso dei magistrati. Ma l'ultima decisione nota non scioglie alcun nodo: i Leblanc e la Tudon restano prigionieri, il fascicolo non è chiuso, i testimoni si smentiscono a vicenda. Il viaggiatore di Charenton resta sospeso tra due versioni inconciliabili: svanito dalla stanza secondo gli osti, vittima di un assassinio secondo la consorte. La procedura abbandona questa contraddizione al silenzio.

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Il quadro storico e la nostra parte di ricostruzione

Capitolo IV46 esaminato integralmente (1.831 parole, SHA-256 conforme alla prenotazione). Champagnac espone le accuse raccolte dalla vedova Bosquillon contro gli osti Leblanc e la serva Tudon, nonché la difesa che contesta numerose testimonianze. La perizia medico-chirurgica citata ascrive il decesso a sommersione e non rileva piaghe né contusioni; i secondini riferiscono di aver scorto una ferita al fianco sinistro. Nessuna versione individua con certezza l'autore dell'omicidio, né dimostra l'innocenza dei prevenuti. A seguito della sentenza di più ampio informato del 26 ottobre 1785, confermata il 14 marzo 1786, gli imputati restano reclusi e l'istruzione deve proseguire per un anno. Non si ha menzione di giudizi successivi. Le voci che addebitano ai Leblanc la morte del figlio sono riportate come mormorio pubblico e non come fatto accertato.

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