Alle tre del mattino, Alice White si accorse che la sorella non era a letto. Scese, perlustrò la casa, poi chiamò la madre. Fuori, sull'orlo del pozzo, videro affiorare dall'acqua una veste da casa e una parte di sottana blu. Pensarono subito che appartenessero ad Ann. Il corpo fu riportato a casa soltanto alle sette. Era morta.
Alice era andata a coricarsi tra le nove e le dieci; Martha e un'altra sorella erano ancora in piedi. Ann, dal canto suo, si stava vestendo per farsi trovare pronta ad accogliere l'amante. La notte avanzava senza che Alice sapesse se Nuttall fosse venuto né che cosa fosse accaduto all'aperto. La cronaca non precisa quando il corpo fu estratto né chi lo riportò indietro; indica soltanto che giunse alla casa verso le sette.
Ann White aveva più di ventitré anni ed era incinta. Da circa sei mesi, John Nuttall, ventenne, frequentava la famiglia a Sunnyfield. Abitava a Harvesthills, a cinque minuti di cammino, presso il padre e insieme ai fratelli. Alice lo vedeva arrivare regolarmente per la sorella, di solito il sabato tra le undici e mezzanotte, a volte più tardi. Ann voleva sposarlo; Alice riferisce che la ragazza si incupiva quando il matrimonio sembrava venire ancora rimandato. Il resoconto di Borrow colloca la morte al 22 giugno 1817, senza specificare il giorno della settimana nella narrazione dei testimoni.
Il pozzo era abbastanza poco profondo perché una parte degli abiti rimanesse visibile. John Hayworth descrisse un bacino lungo circa quattro piedi, diviso da una pietra ritta. L'acqua non misurava che sei pollici e un quarto da un lato e un piede e mezzo vicino alla testa di Ann. La ragazza giaceva bocconi. Gli abiti erano distesi e per nulla scomposti; non si scorgeva sangue. Intorno a lei, le orme dei suoi zoccoli indicavano, secondo Hayworth, che si era difesa. Sul collo, l'uomo notò sul davanti i segni di un dito e di un pollice, e dietro l'impronta di un'intera mano. Ritenne improbabile che un adulto fosse annegato accidentalmente in un pozzo simile.
Il chirurgo Joseph Lees esaminò altre lesioni: contusioni alla fronte, al naso, al mento, alle ginocchia e al gomito; segni scurissimi sopra i gomiti, come se le braccia fossero state strette da un laccio o da una materia flessibile; impronte di dita sotto i gomiti; una ferita tra le scapole. Sul collo, le unghie erano penetrate a fondo. All'esame necroscopico riscontrò sangue attorno al cervello e nessun liquido nei polmoni né nello stomaco. Attribuì la morte alla costrizione della trachea e dei vasi sanguigni del collo, non all'annegamento. Interrogato sulla propria esperienza, ammise di esercitare privatamente soltanto da cinque anni. Accostò i segni di soffocamento e strangolamento, distinguendoli dall'annegamento: affermò di non averne mai osservato alcuno privo di acqua nei polmoni, citando persino una disgrazia in un ruscello di quattro pollici in cui ne aveva riscontrata. La sua perizia medica non nominava l'aggressore, ma escludeva la tesi della caduta accidentale.
Una frase pronunciata in precedenza offrì al processo un possibile movente. Ai primi di aprile, mentre erano intenti a scavare un fosso, il vicino James Ashbrook domandò a Nuttall se sarebbe andato alla fiera. Nuttall rispose che doveva mettere da parte del denaro. Ashbrook lo stuzzicò sulle ragazze di Sunnyfield. A quel punto Nuttall gli chiese un prestito. Il vicino acconsentì, ma volle sapere a che cosa sarebbe servita quella somma. Nuttall avrebbe menzionato l'intenzione di «far nascere un figlio», per poi percuotere il terreno con un pugno dicendo che avrebbe ucciso Ann in un accesso d'ira. La battuta riferita non dimostrava quanto avvenuto al pozzo; offriva tuttavia all'accusa il precedente di una minaccia, pronunciata quando Ann era già incinta.
Alle assise di Lancaster, il 4 settembre 1817, l'accusa produsse tale avvertimento e i referti del chirurgo. Ma il giudice tenne distinti i segni di violenza dalla prova che ne indicava l'autore. L'attribuzione poggiava essenzialmente sulla deposizione di John Knowles, un altro detenuto non ancora giudicato per un'accusa penale. Knowles riferì che Nuttall gli aveva confidato un litigio con Ann nell'aia del fienile, dopo essere giunto dall'abitazione di un compagno. La giovane gli avrebbe domandato se intendesse sposarla; egli avrebbe risposto di aver versato il denaro per la pubblicazione dei bandi. Ne sarebbe nata una lite, poi le percosse, lo strangolamento e il trasporto del corpo al pozzo. Tali confidenze sarebbero state scambiate durante la carcerazione: Knowles era giunto due giorni dopo Nuttall. La cronaca le restituisce attraverso la voce di questo compagno di prigionia.
Knowles riportava in realtà due versioni successive. Nella prima, Nuttall accusava il padre di Ann: asseriva di averlo visto trasportare la figlia sotto il braccio per poi gettarla nel pozzo. Egli stesso sarebbe quindi tornato a coricarsi, apprendendo della morte soltanto l'indomani. Poi, il mattino seguente a quei colloqui, Nuttall avrebbe pregato Knowles di raggiungerlo nel cortile, manifestandogli la propria inquietudine. Fu allora, a dire del compagno di cella, che avrebbe raccontato di essersi recato alla finestra di lei, della disputa sulla paternità del nascituro e sul matrimonio, e infine dell'aggressione. Nessun altro testimone convocato aveva assistito ai fatti. Il giudice precisò dunque che l'identificazione dell'assassino poggiava interamente su Knowles. L'accusa mossa dapprima contro il padre di Ann non costituiva una seconda deposizione autonoma: faceva parte, anch'essa, delle parole attribuite a Nuttall da Knowles.
La giuria dichiarò Nuttall colpevole. La cronaca non si sofferma sui dettagli della sentenza; riferisce che fu giustiziato il sabato successivo alla condanna e che confessò la propria colpa prima dell'impiccagione. Gli atti della causa accostano così due ordini di prove profondamente diversi: i segni sul corpo, che attestano la violenza ed escludono l'annegamento accidentale secondo Lees, e il racconto di Knowles, che riconduce tale violenza a Nuttall. Fu quest'ultima testimonianza, nel riportare quelle successive confidenze, a essere indicata dal giudice come la prova decisiva sull'identità dell'omicida.
