Vai al contenuto
Maison BeaulieuMAISON BEAULIEUAB ÉDITIONS · GASTRONOMIA E ARCHIVI STORICI
Polizia e malavita · Germania

La voce del vicolo cieco

Nel febbraio 1817, l’orefice Christopher Rupprecht viene aggredito dopo essere stato fatto uscire da una taverna da uno sconosciuto. Le sue ultime parole indirizzano gli inquirenti verso vari boscaioli di cognome Schmidt; gli alibi, le dimensioni degli attrezzi e le testimonianze finiscono tuttavia per scagionarli. Un’altra pista investe la sua famiglia e tre trombettieri che aveva ricevuto. L’assassino non sarà mai identificato.

Il 7 febbraio 1817, verso le dieci e mezza di sera, Christopher Rupprecht lasciò la sala al piano superiore della taverna detta l’Inferno. Uno sconosciuto aveva appena suonato alla porta chiedendo se egli si trovasse lì; l’oste gli aveva trasmesso l’invito a scendere. Rupprecht si alzò all’istante. Meno di un minuto dopo, gli avventori rimasti di sopra udirono dei lamenti e si precipitarono nell’atrio. Il vecchio orefice giaceva a terra accanto alla porta. Mormorò che una «canaglia» lo aveva colpito con una scure, poi ripeté: «Mia figlia, mia figlia». Quando la figlia arrivò, egli non la riconobbe.

Questa prima indicazione indirizzò le indagini verso gli spaccalegna. Ma era destinata a portarle fuori strada. Nella cronaca di Feuerbach, il tribunale deve fare i conti con una ferita che impediva a Rupprecht di articolare chiaramente le parole, con varie risposte contraddittorie e con una scena di cui nessuno aveva assistito all’inizio.

La città teatro della vicenda è indicata nel testo con una sola iniziale: M. Rupprecht, uomo tra i sessanta e i sessantacinque anni, viveva del suo commercio di oreficeria e di prestiti a interesse. Non sapeva né leggere né scrivere e non teneva libri mastri; quando occorreva redigere un pagherò, chiedeva aiuto. Aveva contrasti con diversi parenti e vicini, e suo genero, il pellicciaio Bieringer, aveva interrotto ogni rapporto con lui. Tali relazioni fornivano altrettanti moventi plausibili, ma nessuno di essi dimostrava chi avesse attirato Rupprecht fuori dalla taverna.

La locanda sorgeva a meno di cinquanta metri dalla sua abitazione, in fondo a un vicolo cieco e buio. Feuerbach ricostruisce l’aggressione partendo dalla posizione del corpo, dalla direzione del colpo e dall’architettura dell’ingresso. Secondo la sua ipotesi, lo sconosciuto avrebbe atteso in un recesso oscuro, salito su un muretto o sedile di pietra, per poi colpire Rupprecht non appena questi uscì incontro al visitatore. Il ferito avrebbe allora fatto un passo all’indietro verso l’interno, stramazzando accanto alla porta. Si tratta di una ricostruzione logica, non di una testimonianza: il visitatore non era stato identificato e nessun passante dichiarò di averlo visto.

I periti del tribunale descrissero una lesione causata da un’arma pesante e da taglio, forse una sciabola maneggiata da mano esperta. Rupprecht, dal canto suo, continuava a parlare di una scure. Il suo berretto presentava un taglio più lungo del filo delle piccole asce sequestrate in seguito. La discrepanza tra l’ampiezza della ferita e le misure degli arnesi avrebbe dovuto imporre cautela; eppure, la parola «scure» spinse gli inquirenti a interrogare tutti i boscaioli di nome Schmidt.

L’8 febbraio, Rupprecht riebbe brevemente le forze per rispondere al giudice. Alla domanda «Chi vi ha colpito?», fece il nome di Schmidt, aggiungendo poi la professione di boscaiolo. Indicò prima un quartiere, poi un altro. Il giudice fece verbalizzare le sue parole e ordinò che un ufficiale rimanesse al capezzale del morente per raccogliere ogni ulteriore indizio. Ma Rupprecht riusciva a stento a parlare. Il giorno seguente, dopo un intervento chirurgico al cranio, ripeté ancora «Schmidt» e «boscaiolo», senza però riuscire a precisare quale uomo con quel nome intendesse accusare. L’11 febbraio morì senza aver completato la deposizione.

Tre sospetti vennero arrestati: Abraham Schmidt, un povero spaccalegna già finito in carcere per aver trasportato verdure rubate per conto terzi; John Gabriel Schmidt, detto «il grande Schmidt»; ed Erhard Düringer, suo fratellastro, noto come «il piccolo Schmidt». Questi ultimi due avevano frequentato Rupprecht in passato. Abraham, invece, diede segni di turbamento quando fu condotto al letto del ferito. Sostenne dapprima di non conoscere Rupprecht, poi ne pronunciò il nome, prima di giurare di non averlo mai visto. Anche il suo alibi vacillava: fornì orari discordanti circa il proprio rientro a casa e quello della moglie.

Il sospetto parve aggravarsi quando vennero scoperte tracce di sangue vicino alla lama della sua scure. L’inchiesta mise a confronto l’attrezzo con i segni rilevati sul berretto e sulla ferita. La lama era troppo corta: una simile ascia non poteva spiegare il lungo squarcio sul copricapo. Abraham spiegò che il sangue proveniva dalle sue mani screpolate dal gelo. La macchia si trovava a ridosso del ferro, particolare che sembrava smentire la sua spiegazione, finché non si accertò che l’uomo era mancino e reggeva dunque il legno con la destra, vicinissimo al metallo.

Gli altri riscontri indebolirono ulteriormente l’accusa. Il taverniere non riconobbe la voce di Schmidt: rammentava un timbro acuto, quasi femmineo, mentre quella del boscaiolo era rauca. La suocera e la moglie di Abraham collocavano l’uomo a casa loro, intento a intagliare pioli di legno, e poi rincasato con il figlioletto. Le loro indicazioni orarie differivano per mancanza di un orologio e perché la donna, dopo aver riaccompagnato il marito, era tornata dalla madre. Ma una vicina confermò che Abraham ignorava persino chi fosse Rupprecht quando lei gli riferì la notizia il mattino seguente. I suoi tentennamenti davanti al ferito, inizialmente interpretati come segno di colpevolezza, coincidevano d’altronde con le testimonianze che lo descrivevano come un uomo timido, duro d’orecchi e incapace di reggere la tensione degli interrogatori. Il tribunale lo rimise in libertà.

John Gabriel e Düringer vennero esaminati a loro volta, insieme a due sorveglianti di quartiere, Friedmann e Götz, che avevano avuto una causa civile contro Rupprecht. Un vecchio dissidio offriva un movente apparente: l’orefice era stato condannato a porgere pubbliche scuse a Götz dopo averlo accusato di parzialità. Tuttavia, Rupprecht stesso aveva escluso che uno dei sorveglianti lo avesse assalito; dei testimoni situavano Götz in un’altra osteria, e il vicinato descriveva entrambi come individui pacifici. Varie testimonianze confermarono la presenza di Düringer a casa propria, e l’assenza di rumori nell’edificio rendeva altrettanto inverosimile un’uscita notturna di John Gabriel. Altri due boscaioli di cognome Schmidt, residenti nei sobborghi, furono interrogati senza alcun esito.

Restava la pista familiare. Rupprecht aveva invocato la figlia al solo sentire la parola «figlia»; la chiamava spesso anche quando non versava in pericolo di vita. Ciononostante, alcuni testimoni giudicarono il contegno della donna eccessivamente freddo e notarono che si era fatta consegnare le chiavi del padre. Altri chiarirono che le aveva prese soltanto per predisporre l’alloggio ad accoglierlo, su consiglio del medico che temeva sciacallaggi. La figlia accusò con insistenza il grande Schmidt, ma il morente aveva in effetti pronunciato quel nome. La cronaca allude altresì a ragioni successorie: Rupprecht voleva redigere un testamento che tutelasse la figlia dalle pretese del marito. Ma la donna, che viveva in pessimi rapporti con Bieringer, avrebbe perso tale protezione qualora il padre fosse spirato senza lasciare disposizioni testamentarie.

Bieringer, da parte sua, non poteva essere l’esecutore dell’aggressione. Era rimasto nella locanda del Pesce d’oro fino alle dieci e un quarto, per poi rientrare verso le dieci e mezza; il suo domicilio distava più di un chilometro dall’Inferno. Altri sospetti si addensarono su tre trombettieri del reggimento, uno dei quali era debitore di Rupprecht. Le loro dichiarazioni concordarono e gli alibi ressero alle verifiche: due si trovavano in caserma; il terzo era rimasto in una bettola fino alle undici, prima di recarsi all’ospedale militare.

Due uomini visti nella stanza di Rupprecht quel pomeriggio stesso procurarono un ulteriore falso allarme. Si trattava del sarto del reggimento e di un calzolaio: il primo aveva ottenuto in prestito seicento fiorini per tre mesi, lasciando del panno in pegno e firmando una cambiale per seicentocinquanta fiorini; il calzolaio si era limitato a fare da testimone all’accordo. I «due signori» con cui Rupprecht aveva preteso di conferire a porte chiuse non erano dunque complici misteriosi.

Un rilievo peritale rimase privo di sviluppi utili. I medici avevano parlato di una sciabola. Feuerbach sostiene che un’ispezione immediata delle armi della guarnigione e della milizia civica, all’indomani dell’attacco, avrebbe potuto offrire una traccia decisiva. Ma l’istruttoria si mosse troppo tardi per sperare in un simile riscontro, e i colleghi del magistrato ne respinsero la proposta: ritenevano ormai acquisita la pista della scure. Il fascicolo fu archiviato dopo che tutti i sospettati furono prosciolti. Nel 1828, a oltre dieci anni dai fatti, Feuerbach scriveva che la fine di Rupprecht restava un enigma. I conti che il vecchio non aveva mai annotato e i nomi serbati nella sua sola memoria erano svaniti per sempre con lui; e la giustizia non era riuscita a dare un volto all’uomo venuto a bussare alla porta.

Da questo caso potrebbe nascere un libro

Aiutaci a scegliere il nostro prossimo libro

Hai appena letto il racconto completo di questo caso storico. Ci ispira tre progetti narrativi ancora da scrivere. Quale vorresti veder nascere? Il tuo voto guiderà AB Éditions.

racconto lungo

La voce nel vicolo cieco

Finzione autonoma. L’ostessa di una locanda è l’ultima persona ad aver udito l’uomo che ha attirato un usuraio fuori dalla sala. Il tribunale pretende che riconosca il colpevole tra tre boscaioli; suo figlio, al contrario, assicura di aver udito una voce femminile. Modificare la deposizione significa rischiare di far scarcerare l’uomo sbagliato e perdere l’unico testimone che le crede. Scegliete la Novella per seguire il suo dilemma morale quando l’imputato ripete all’improvviso una frase udita tra le mura di casa sua.

Caricamento dei voti…

romanzo

Il libro senza conti

Finzione autonoma. Alla morte di un orefice, la figlia scopre che l’uomo ha promesso la propria eredità a due rivali giurati. Il cancelliere incaricato dell’inventario sa che una cambiale è stata riscritta, ma ignora se il documento originale scagioni o condanni il genero. Il processo si arena per difetto di prove; la donna può rendere pubblico il foglio infangando il nome del padre, oppure celarlo lasciando un innocente sotto il peso del sospetto. Scegliete il Romanzo per seguire l’indagine e la sua scelta finale.

Caricamento dei voti…

trilogia

Tre porte senza serratura

Finzione autonoma in tre volumi. Un’archivista eredita tre incartamenti giudiziari in cui l’ultimo testimone spira prima di poter identificare l’aggressore. Nel primo tomo indaga su un debito annotato solo a memoria; nel secondo dà la caccia a chi ha fissato una trappola mortale; nel terzo scopre che i tre casi condividono il medesimo cancelliere, reo di aver distrutto deliberatamente le prove. Potrà salvare la carriera tacendo, o riscattare la verità con una confessione pubblica. Scegliete la Trilogia per un grande affresco giudiziario in tre tempi.

Caricamento dei voti…

Una scelta per caso su questo browser, modificabile e revocabile. I progetti più sostenuti nutriranno le nostre scelte editoriali. Come vengono conservate le scelte.

Scopri gli altri progetti nel Salone →
Il quadro storico e la nostra parte di ricostruzione

Capitolo integrale «The Unknown Murderer; or, the Police at Fault», pp. 112–141 (righe OCR 4673–5829 incluse; il capitolo successivo, Anna Maria Zwanziger, comincia alla riga 5831), esaminato per intero. Rupprecht viene ferito il 7 febbraio 1817 e muore l’11; le sue parole frammentarie orientano inizialmente le indagini verso alcuni boscaioli di cognome Schmidt. Le contraddizioni di Abraham Schmidt vengono vagliate alla luce di alibi, testimonianze e perizie sulla scure; sono parimenti documentate le piste relative agli altri boscaioli, ai sorveglianti di quartiere, al genero Bieringer e ai trombettieri. Tutte le persone chiamate in causa vengono scagionate; nessun verdetto individua l’assassino. La dinamica dell’agguato ricostruita da Feuerbach a partire dalla planimetria dell’ingresso è esplicitamente presentata come ipotesi. La congettura che un debitore o un richiedente prestito abbia ucciso Rupprecht rimane una supposizione. La località resta anonimizzata con la lettera «M.». OCR non riscontrato su facsimile; traduzione inglese non collazionata con l’originale tedesco; atti giudiziari originali non consultati.

← Tutti i 1.003 casi del Gabinetto