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Imposture e fortune · Francia

Le due lettere dello smistamento

Parigi, 1871-1872. Alcuni vaglia indirizzati a soldati ricoverati svaniscono nel nulla; i nomi vengono cancellati e sostituiti. L’atto d’accusa collega Alexandre Marie alla corrispondenza attraverso i suoi contatti con due fanti furgonieri e la scomparsa di due lettere. Dopo aver negato ogni addebito, l’uomo viene dichiarato colpevole dal giurì e condannato a quattro anni di reclusione e a 100 franchi d’ammenda.

Giroux aveva contato le lettere prima di allontanarsi dal tavolo di smistamento. Si era fatto avanti verso lo sportello per sbrigare alcuni dispacci; quando tornò, due pieghi erano spariti. Alexandre Marie si trovava ancora accanto a lui e a Castou. L’indomani, Giroux lo incrociò nei pressi dell’hôtel des Postes, in rue Jean-Jacques-Rousseau. Gli intimò di restituire le lettere e gli diede del ladro. L’uomo balbettò qualche scusa, si allontanò e non si fece più vedere. Nel resoconto giudiziario del 31 agosto 1874, quel piccolo conteggio chiude un’accusa che si estendeva su un arco di diversi anni e su vaglia provenienti da ogni angolo della Francia.

L’amministrazione postale aveva denunciato gli ammanchi nel 1873. Certi vaglia affidati al circuito delle poste non erano mai giunti ai soldati cui erano destinati. Alcuni pieghi erano stati sottratti prima della consegna; sui titoli, i nomi dei mittenti e dei beneficiari erano stati cancellati, per poi essere rimpiazzati da identità immaginarie. Le buste esibite per riscuotere il pagamento recavano indicazioni perfettamente conformi a quelle dei vaglia alterati. Il denaro seguiva così il falso nome fino allo sportello, dove poteva essere riscosso da colui che aveva operato la sostituzione.

Le prime tracce che l’atto d’accusa riconduceva a Marie risalivano alla fine della guerra. Il 18 febbraio 1871, quattro vaglia risultavano riscossi a Parigi, presso l’ufficio di boulevard de Strasbourg, previa presentazione del fante furgoniere dell’ambulanza Colbert e con la firma «Mûrie». Tra gli infermieri di quella stessa ambulanza figurava allora un sergente di nome Marie. I vaglia erano stati spediti a militari; la maggior parte dei destinatari si trovava in cura in un ospedale. Tale convergenza indirizzò le indagini verso i luoghi di cura per i quali la corrispondenza transitava prima della distribuzione.

La giustizia militare si impadronì per prima del fascicolo. Il 9 dicembre 1873, Marie comparve dinanzi al secondo Consiglio di guerra di Parigi con l’imputazione di falso, e ne uscì prosciolto. La portata di quella sentenza era tuttavia circoscritta dai fatti allora esaminati: il Consiglio poteva conoscere soltanto delle falsificazioni commesse entro il 21 marzo 1871, data in cui Marie era stato congedato dal servizio. Il processo del 1874 si apriva dunque su una diversa serie di fatti, emersi dopo quella data, e poi su vaglia ancora più tardivi. Esso non mutava il proscioglimento militare in una condanna retroattiva. D’altronde, i furti segnalati non si erano arrestati allora. Stando all’accusa sostenuta in seguito dinanzi alla corte d’assise, alcuni erano proseguiti in marzo, aprile e maggio del 1871; altri erano ricomparsi dopo un’interruzione di quasi dieci mesi, nei mesi di febbraio, marzo e aprile del 1872.

Per il primo periodo, l’atto d’accusa annoverava sessantadue vaglia sottratti tra il 21 marzo e il 1° maggio 1871. Erano destinati a sei soldati dell’esercito di Parigi o di Versailles: Caillon, Delaire, Julien, Merlan, Durand e Trouillard. Il falsario ne avrebbe fatto sparire i nomi insieme a quelli dei mittenti, apponendo poi la firma fittizia sostituita a quella del legittimo beneficiario. Tre vaglia sarebbero stati incassati a Parigi, uno a Saint-Denis e gli altri a Charenton. Marie sosteneva di essersi trovato a Ivry durante l’insurrezione della Comune. La pubblica accusa opponeva a questa versione la sua assidua presenza all’ambulanza Colbert e negli altri ospedali in cui aveva prestato servizio; segnalava inoltre un soggiorno di quattro o cinque giorni in una baracca di avenue Rapp. L’accusa invocava infine il disordine che regnava negli uffici postali dopo il 18 marzo: la corrispondenza, si affermava, poteva essere consegnata al primo venuto, senza obbligo di firma. La cronaca giudiziaria riporta tali circostanze senza dare conto di una verifica indipendente dell’alibi.

L’anno seguente offriva un quadro più esattamente quantificato. Trentacinque vaglia, per un valore complessivo di 444 franchi, erano stati emessi in svariate località del territorio e indirizzati a Parigi a infermieri o a soldati dell’ospedale Saint-Martin. I portinai degli stabili corrispondenti agli indirizzi fittizi dichiararono di non conoscere i nomi riportati sui vaglia. La perizia accertò che era stata impiegata candeggina per cancellare la scrittura degli impiegati postali; il mestiere di pittore decoratore esercitato da Marie fu indicato dall’accusa come la spiegazione della sua familiarità con quel reagente. Il perito calligrafo attribuì parimenti alla sua mano le menzioni surrogate. Tali indizi formavano una catena, ma spettava alla giuria stabilire se bastassero a provare la colpa.

Il resoconto descriveva altresì le modalità di accesso ai pieghi. Nel primo semestre del 1872, Giroux e Castou prestavano servizio come fanti furgonieri, l’uno all’ospedale Saint-Martin, l’altro al deposito d’infermeria di rue des Récollets. Entrambi si recavano ogni giorno all’hôtel général des Postes a ritirare le lettere destinate agli uomini affidati alle loro cure. Marie conosceva Giroux dai tempi del servizio militare; riallacciò i rapporti con lui verso la fine di gennaio e prese ben presto ad accompagnarlo, insieme a Castou, negli uffici di rue Jean-Jacques-Rousseau.

Secondo la cronaca, Marie spiegava a Giroux e a Castou di convivere con una donna che lavorava come merciaia alle Halles; si intratteneva con loro, diceva, nell’attesa che la compagna terminasse la vendita del giorno. L’atto d’accusa colloca tali visite con una frequenza di almeno due o tre volte a settimana, tra febbraio, marzo e aprile. Gli imputava di aver assistito alle operazioni di smistamento, di aver individuato i nomi dei militari sugli indirizzi e di aver approfittato della distrazione dei furgonieri per sottrarre lettere o giornali. Agli occhi dell’accusa, quella consuetudine offriva l’occasione per le sottrazioni; da sola, non designava tuttavia l’autore di ogni singola lettera mancante. Giroux e Castou non diffidavano di lui; lo lasciavano accanto ai pieghi mentre attendevano al lavoro. I soldati di Saint-Martin finirono per reclamare i fondi che le loro famiglie avevano spedito. Quell’assenza insospettì Giroux, che cominciò a contare i pezzi con maggiore rigore.

Il giorno in cui mancarono due lettere, Castou consigliò a Giroux di chiedere spiegazioni a Marie. L’indomani, nei pressi dell’hôtel des Postes, il confronto fu breve. Giroux pretese i due pieghi; Marie replicò con scuse confuse e si dileguò. La cronaca aggiunge che l’uomo non ricomparve mai più e che i furti cessarono a partire da quel momento. Tale concatenazione forniva alla procura l’argomento più persuasivo: un oggetto contato, una sparizione accertata, un’accusa diretta e una fuga precipitosa. Essa non suppliva, di per sé sola, all’esame dei vaglia anteriori né cancellava le smentite dell’accusato.

All’udienza, Marie negò i fatti. L’articolo ricordava un precedente penale a Bayeux, nel 1858, per un furto punito con quindici mesi di prigione; quel passato non bastava a comprovare i falsi giudicati nel 1874. Il sostituto procuratore generale Onfroy de Bréville sostenne l’accusa, mentre l’avvocato Paul Godin assunse la difesa. Il resoconto non riferisce né il tenore dell’arringa né le risposte del giurì ai singoli quesiti. Si limita a precisare che il verdetto fu affermativo su tutti i punti, con la concessione delle circostanze attenuanti. Il giornale non specifica la natura di tali attenuanti né consente di collegarle a un elemento puntuale dell’imputazione.

La corte condannò Alexandre Marie a quattro anni di reclusione e a cento franchi d’ammenda. Il fascicolo si era aperto con somme modeste disperse nella corrispondenza dei soldati; si chiudeva con la pena inflitta a un solo accusato. Tra l’inizio e la fine, l’inchiesta aveva inseguito nomi cancellati, destinatari fittizi e lettere che uomini infermi avevano atteso invano. Giroux, dal canto suo, aveva avuto due pieghi sotto gli occhi prima di allontanarsi dal banco. Al suo ritorno, il conto non tornava più.

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racconto lungo

La casella cancellata

In una città portuale del tutto fittizia, un’impiegata postale scopre che un vaglia destinato a un marinaio è stato riscosso sotto un recapito sconosciuto. Un giovane copista riconosce l’inchiostro adoperato per cancellare il primo nome, ma suo padre lavora proprio nell’ufficio per cui transitano i pieghi ogni mattina. La novella si svolge nell’arco di un solo giorno, dallo smistamento iniziale fino al confronto serrato tra i due uomini. Personaggi, luoghi, accuse, indizi e verdetto sono integralmente inventati; nessun fatto reale viene ripreso. Tutto ruota attorno a una semplice domanda: chi ha potuto manomettere la corrispondenza senza essere visto?

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Il quadro storico e la nostra parte di ricostruzione

Resoconto dell’udienza del 31 agosto 1874 pubblicato sulla Gazette des Tribunaux. Il testo riferisce in gran parte le risultanze dell’atto d’accusa; gli elementi contestati e le dichiarazioni dell’imputato sono attribuiti alle rispettive fonti. Lo spoglio documentario è circoscritto all’articolo d’epoca fino alla pronuncia della sentenza.

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