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Giustizia e scandali · Francia

Le porte sbarrate di Morel

Saint-Jean-Soleymieux, 1783-1785. Il giudice castellano Morel de la Combe viene assassinato nella propria stanza da letto. Il falegname Pierre Barou e poi il curato di Chazelles vengono accusati, in parte sulla base del racconto di Marie Solle. Il curato viene arrestato e incarcerato, mentre Barou resta sotto accusa; entrambi gli uomini saranno prosciolti nel 1785; l'assassino non è identificato dalla cronaca.

Poco dopo le undici di sera, si udì un colpo di pistola nella stanza di Morel de la Combe. Il giudice castellano giaceva in un'alcova, con la moglie a pochi piedi da lui, separata da una tenda comune. La donna si svegliò e trovò il marito senza vita. Nel frattempo, le porte delle stanze vicine erano state sbarrate con funi o pezzi di legno; quelle dei domestici, della nipote e della stessa signora Morel erano state chiuse in quel modo. Quando giunsero i soccorsi, chi aveva sparato era già scomparso.

L'omicidio avvenne il 7 gennaio 1783, nella parrocchia di Saint-Jean-Soleymieux, nel Forez. Morel de la Combe amministrava la giustizia per la castellania di Ladvieu. Aveva appena fatto restaurare l'interno della propria dimora e dormiva in quella camera soltanto dalla sera precedente. Lo sparo, esploso da un'arma caricata a due palle, lo uccise sul colpo. La moglie gridò aiuto; la servitù e alcuni abitanti del vicinato riempirono presto la casa, senza riuscire a scovare l'assassino.

L'indomani, la signora Morel fu allontanata dall'abitazione; anche suo nipote, un giovane ecclesiastico, e sua nipote partirono, seguiti da alcuni domestici. Rimasero soltanto due serve. Il vicegerente della castellania si recò sul posto insieme al procuratore fiscale e a un chirurgo. Interrogò le due donne rimaste, poi salì nella stanza. L'ucciso presentava una ferita alla tempia; il berretto, il nastro da notte, una parte della mano e il lenzuolo mostravano i segni del colpo. L'autopsia consentì di estrarre due proiettili di stagno dalla testa.

Il verbale fece menzione anche delle porte barricate con funi e pezzi di legno. L'assassino avrebbe prelevato le corde nella cucina; diverse stanze erano state serrate, comprese quelle in cui dormivano i servitori e la signora Morel. Il nipote ecclesiastico non aveva trovato dinanzi a sé il medesimo ostacolo. Il cronista giudica singolare tale disparità e si domanda se essa presupponga dei complici; l'indizio, tuttavia, non basta a provarlo. Al mattino, ogni cosa era già mutata nella casa: i congiunti avevano lasciato i luoghi e due sole serve restavano dinanzi a un verbale che non aveva fatto alcuna luce.

Nel pomeriggio, il vicegerente tornò a esaminare le porte, cercando di comprendere come l'assassino avesse potuto introdursi o nascondersi. Nell'intervallo, i sospetti erano caduti sul falegname che aveva diretto i lavori di riparazione. Si chiamava Pierre Barou. Il magistrato verificò le aperture e la particolare conformazione della stanza di Morel, cercando di stabilire se avessero consentito a Barou di compiere il delitto. Champagnac rimprovera al magistrato di essersi concentrato in tal modo sul falegname prima ancora di aver interrogato la famiglia e tutti i servitori, cinque in totale. Soltanto le due serve rimaste nell'abitazione erano state ascoltate.

Barou lavorava per Morel, che lo trattava con riguardo e lo invitava talvolta alla propria tavola. La cronaca lo descrive come un buon operaio e un padre di famiglia, privo di motivi evidenti per uccidere chi gli dava lavoro. Ciononostante, egli venne presto associato a un'altra accusa: quella di essere stato spinto al delitto dal curato di Chazelles. Il capo d'imputazione contro l'ecclesiastico non consisteva nell'aver esploso egli stesso il colpo di pistola, bensì nell'aver consigliato a Barou di sopprimere Morel per disfarsi di un nemico.

L'accusa proveniva da Marie Solle, parrocchiana del curato. La donna sosteneva di nutrire da lungo tempo del risentimento contro di lui, a causa di un matrimonio che riteneva le fosse stato impedito dal sacerdote. Prima dell'omicidio, aveva presentato tre denunce contro il curato davanti agli ufficiali del baliaggio di Montbrison; tali esposti non avevano avuto seguito, per mancanza di testimoni disposti a confermare i fatti denunciati, e uno di essi non aveva dato luogo neppure a un'istruttoria. La cronaca la ritrae con espressioni ingiuriose, ma per l'indagine giudiziaria il fatto decisivo risiede nel fatto che tale inimicizia era nota e poteva fornire tanto il movente per una calunnia quanto la ragione per diffidarne. Il legame presunto tra il curato e Barou poggiava, nella narrazione, unicamente su questa deposizione. Di contro a tale acredine stava il ritratto tracciato dagli abitanti di Chazelles. Essi affermavano che il sacerdote aveva edificato la parrocchia con le sue virtù e il suo esempio, soccorso i bisognosi e, da vent'anni, nutrito diverse famiglie povere. La testimonianza della comunità parrocchiale non chiariva ciò che fosse stato detto nel presunto colloquio con Barou; mostrava tuttavia quanto l'accusa avesse colto di sorpresa quanti conoscevano il curato. Colui che fino ad allora era considerato nel proprio villaggio un pastore protettivo si trovava d'ora in poi iscritto in una procedura per complicità in un assassinio perpetrato nel cuore di una casa vicina.

Il 23 gennaio 1783, la Solle fu ascoltata e riferì una conversazione che sosteneva di aver colto di nascosto due giorni prima dell'omicidio. Dichiarò che Barou e il curato avevano parlato di sparare a Morel per liberarsi di un comune nemico. Il vicegerente che raccolse la sua deposizione non dispose la citazione a comparire del curato. Trascorsero quasi due anni prima che il baliaggio di Montbrison emettesse contro di lui un mandato di cattura, il 22 dicembre 1784. La notizia sorprese la città: molti conoscevano la deposizione, ma non comprendevano per quale ragione essa giustificasse d'un tratto l'arresto dopo un silenzio così prolungato.

Alla notizia del mandato, il curato non cercò rifugio altrove. Si mise in cammino verso Lione, dove intendeva rimettersi al proprio giudice ecclesiastico, l'ufficiale diocesano. Era inverno; la strada era coperta di neve e ghiaccio, la notte fonda. Camminò per alcune leghe prima di essere arrestato e poi condotto a Montbrison. Lì fu legato come un malfattore ed esposto agli sguardi dell'intera città. Il luogotenente criminale volle interrogarlo; il curato rivendicò il privilegio del foro ecclesiastico. Interpose quindi appello contro il decreto di cattura.

Il 5 gennaio 1785, una sentenza ammise il suo ricorso e ordinò il trasferimento degli atti alla cancelleria della Tournelle. Il 18 marzo, un secondo provvedimento gli concesse la libertà provvisoria alla luce delle risultanze istruttorie. Tali decisioni non risolvevano ancora la questione del delitto; spostavano semplicemente il dibattimento dinanzi a magistrati chiamati a vagliare il fascicolo e le argomentazioni della difesa. Anche Pierre Barou restava compromesso dall'accusa, mentre l'identità di colui che aveva varcato le porte sbarrate rimaneva ancora ignota.

De Sèze assunse la difesa del curato. Egli smontò la deposizione della Solle, fece valere l'assoluta mancanza di movente da parte del sacerdote per istigare un assassinio e sottolineò come gli atti processuali non fornissero alcuna prova sufficiente. Champagnac presenta l'arringa difensiva come una dimostrazione lampante dell'innocenza del suo assistito; il resoconto resta tuttavia quello d'un cronista favorevole agli imputati. L'udienza doveva giudicare l'accusa mossa contro di loro, non scoprire necessariamente chi avesse sparato a Morel.

Con sentenza del 28 settembre 1785, il curato di Chazelles e Pierre Barou furono prosciolti da ogni accusa. Fu ordinata la cancellazione delle loro iscrizioni dal registro dei carcerati e fu loro concesso di far stampare e affiggere la sentenza d'assoluzione. Dopo quasi due anni di sospetti e di prigionia per il sacerdote, il pronunciamento liberava i due uomini dall'imputazione e separava la loro vicenda giudiziaria dalla morte di Morel. La corte non indicava l'assassino. Le funi tese nella dimora, le porte serrate e il colpo di fuoco restavano i frammenti di un omicidio il cui autore non ha trovato un nome nella cronaca.

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Il quadro storico e la nostra parte di ricostruzione

Capitolo IV38 esaminato integralmente. Morel de la Combe viene ucciso il 7 gennaio 1783. Il verbale iniziale non chiarisce l'accesso del sicario né l'enigma delle porte sbarrate. Pierre Barou, il falegname che aveva condotto le riparazioni, è il primo a essere sospettato. Marie Solle verbalizza il 23 gennaio 1783 una presunta conversazione tra il curato e Barou; il curato viene colpito da mandato di cattura soltanto il 22 dicembre 1784. La cronaca è marcatamente favorevole agli accusati e utilizza contro la Solle epiteti diffamatori non indispensabili alla ricostruzione storica, qui omessi. Il resoconto conclusivo riferisce che, con sentenza del 28 settembre 1785, il curato e Barou furono prosciolti dall'accusa, con cancellazione dai registri carcerari e facoltà di stampare e affiggere il verdetto d'assoluzione. Il proscioglimento non individua l'uccisore di Morel.

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