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Giustizia e scandali · Scozia

John Gow e la rivolta del Revenge

John Gow, marinaio delle Orcadi che naviga sotto il falso nome di capitano Smith, assume il comando del vascello dopo un sanguinoso ammutinamento. Ribattezzata Revenge, la nave semina il saccheggio sui mari prima che James Fea e gli isolani delle Orcadi catturino ventotto pirati. Al processo, Gow e altri sei complici vengono condannati a morte; diversi compagni sono assolti poiché costretti a sottomettersi. Borrow colloca erroneamente l’esecuzione nel 1729; le fonti del 1725 ne attestano la data all’11 giugno.

A Santa Cruz, il malcontento contro il capitano scoppia dinanzi ai mercanti saliti a bordo per i saluti di rito prima della partenza. Alcuni marinai lo accusano di lesinare sul rancio. Il capitano replica che la cura delle provviste spetta allo spenditore e che ogni reclamo ragionevole sarà vagliato. Gli uomini si ritirano; poi Paterson, tra i più accesi, tergiversa quando gli viene ordinato di manovrare le vele. «Così come mangiamo, così lavoreremo», borbotta a denti stretti. Questa vertenza sui viveri prelude alla rovina della George galley, presto trascinata nella pirateria.

John Gow, marinaio originario delle Orcadi noto sotto lo pseudonimo di capitano Smith, riveste allora i gradi di secondo ufficiale e cannoniere. L’equipaggio riprende il mare, ma il capitano paventa l’insubordinazione. Si consulta con il primo ufficiale e fa predisporre alcune armi nella cabina, nell’eventualità che la ciurma insorga. I congiurati colgono la conversazione. Il capitano ingiunge inoltre a Gow di ripulire i moschetti; questi intuisce che la trama potrebbe essere svelata. Secondo Borrow, Gow vagheggiava già da tempo la via della pirateria e sapeva che la stiva custodiva diversi forzieri d’argento. Decide di colpire prima che gli ufficiali possano organizzare la propria difesa.

Metà dell’equipaggio viene adunata per la preghiera nella camera di consiglio alle otto di sera, mentre il resto degli uomini monta di guardia. Concluso l’officio, i marinai tornano alle loro amache. Tra le nove e le dieci, la parola d’ordine convenuta — «Who fires first?» — mette in moto la cospirazione. Alcuni uomini penetrano nelle cabine del chirurgo, del primo ufficiale e del sovraccarico, sgozzandoli nel sonno. Ferito a morte, il chirurgo stramazza esanime poco dopo. Gli altri due guadagnano la coperta premendosi le mani sulle piaghe sanguinanti e implorano il tempo di raccomandare l’anima a Dio. I pirati li finiscono a colpi di pistola.

Il capitano, allarmato dal tumulto, domanda che cosa stia accadendo. Il nostromo risponde di non saperne nulla, temendo tuttavia che alcuni marinai siano caduti o gettati fuori bordo. Il capitano si sporge per scrutare lungo la murata. Due sicari tentano di precipitarlo nei flutti; egli si divincola e si volta di scatto. Uno di loro gli squarcia la gola senza reciderla del tutto. Il capitano implora pietà. Un altro complice gli pianta un pugnale nella schiena, la cui lama resta conficcata nella ferita; sopraggiunge allora Gow sulla tolda, scaricandogli addosso due proiettili. La cronaca fa così della sua comparsa l’atto conclusivo dell’assassinio, non già un ordine impartito da lontano.

I corpi dei quattro ufficiali uccisi vengono gettati in mare. Gow è acclamato comandante; distribuisce gli incarichi ai suoi sodali e proclama una campagna di corso e rapina. I marinai estranei alla congiura si rintanano tra le sartie o sotto i barili delle provviste, atterriti dall’idea di essere i prossimi a perire. Gow assicura loro l’incolumità se eseguiranno con solerzia le mansioni assegnate. Due uomini restano di piantone accanto a loro, con le sciabole sguainate, per imporre l’obbedienza. Durante la prima notte, i pirati si spartiscono gli oggetti di valore trovati in cabina e tracannano liquori sul cassero di poppa, mentre gli altri mantengono la rotta.

Su ventiquattro uomini, quattro ufficiali giacciono in fondo al mare, otto figurano tra i cospiratori e altri quattro prestano adesione al nuovo ordine prima dell’alba. Rimangono otto marinai che non hanno preso parte all’ammutinamento. Gow garantisce loro vitto e ricompensa secondo il merito, esigendo unicamente ferrea disciplina. Essi tacciono; Borrow rileva come Gow scambi quel silenzio per un assenso che gli sventurati non avevano la forza di negare. Il luogotenente Williams sorveglia i riluttanti e li percuote. Questa coazione morale e fisica peserà in seguito dinanzi alla corte: alcuni imputati saranno assolti poiché i giudici riconosceranno la forza maggiore.

La George galley muta nome in Revenge e viene dotata di nuovi pezzi d’artiglieria. La ciurma fa vela verso la Spagna e il Portogallo, sperando di intercettare carichi di vino. Catturano un bastimento inglese che trasporta pesce da Terranova a Cadice. Il carico non suscita il loro interesse; i pirati trattengono il capitano e quattro marinai esperti nella manovra, colando a picco la nave. Riservano la medesima sorte a un bastimento scozzese carico di aringhe, dopo averne prelevato l’equipaggio, le armi, le munizioni e le vettovaglie. La violenza risponde a una lucida logica di sicurezza non meno che di bottino: le navi spogliate non devono poter deporre testimonianza né riprendere la navigazione.

A corto di scorte dopo molti giorni di crociera, i predoni approdano a Porto Santo, possedimento portoghese. Inviano al governatore un omaggio di salmone e aringhe, simulando di essere diretti verso un altro scalo. Il governatore sale a bordo in compagnia di alcuni notabili e viene accolto con tutti i riguardi. Ma quando i visitatori si dispongono al commiato, le scialuppe con i rifornimenti promessi tardano a mostrarsi. Gow muta bruscamente registro: minaccia di trucidarli tutti se le merci richieste non saranno consegnate all’istante. Il governatore è costretto a far sbarcare a più riprese carichi di viveri finché i pirati non hanno quanto basta per riprendere il largo.

Al largo di Capo San Vincenzo intercettano una nave inglese proveniente dalla costa di Guinea con un carico di schiavi e diretta verso le Americhe. Anziché conservare la preda, vi trasbordano il capitano e gli uomini requisiti in precedenza, trattengono per sé le vivande e parte del velame, lasciando poi che la nave prosegua la rotta. Un mercantile francese carico di vino, olio e frutta reca finalmente il bottino agognato. Trasferiscono il carico e restituiscono uno scafo al capitano scozzese derubato; questi riparte con i suoi marinai, salvo uno che sceglie liberamente di unirsi ai pirati.

Tuttavia la banda non poggia su alcuna vera coesione d’animo o lealtà. Quando un vascello da guerra francese armato di trentadue cannoni punta contro di loro, Gow rifiuta uno scontro che reputa suicida. Williams lo accusa di viltà e gli punta contro la pistola, ma l’arma fa cilecca. Winter e Paterson fanno fuoco su Williams, ferendolo al braccio e al ventre. Credendolo morto, si distraggono; questi si lancia invece verso la stiva giurando di dare fuoco alle polveri. I complici lo immobilizzano con i ferri e finiscono per trasbordarlo su un’altra imbarcazione con l’ordine di consegnarlo a una nave da guerra britannica. Il dissidio rivela quanto la disciplina di Gow, fondata sul delitto, sia a sua volta fragile e pronta a sfaldarsi.

Gow fa rotta verso le Orcadi, che conosce sin dalla fanciullezza, imponendo alla ciurma di spacciarsi per mercanti in viaggio da Cadice a Stoccolma. Un marinaio arruolato con la forza fugge durante una scesa a terra con la lancia, raggiunge Kirkwall e avverte un magistrato locale. Altri dieci marinai si danno alla fuga a bordo della lancia grande spingendosi fino alla terraferma scozzese; a Edimburgo vengono nondimeno incarcerati con l’accusa di pirateria. Malgrado l’allarme generale, Gow indugia nell’arcipelago e comanda un’incursione nella residenza dello sceriffo Honeyman per far man bassa di vettovaglie e argenteria.

La dimora viene saccheggiata, ma la signora Honeyman riesce a fuggire stringendo a sé un sacco colmo d’oro. La figlia lancia le carte di famiglia dalla finestra e si getta a sua volta nel vuoto per recuperarle prima che i pirati vi appicchino il fuoco. I predoni ripartono portando via biancheria e posate, costringendo un servo a marciare davanti a loro suonando la cornamusa. Questa scorreria rende palese il pericolo rappresentato dalla loro presenza a terra e desta la reazione degli abitanti, disposti a tutto pur di sottrarre denari e documenti d'archivio alla distruzione.

L’obiettivo successivo è la dimora di James Fea, vecchio compagno di scuola di Gow, a Calf Sound. Il Revenge è ancorato troppo a ridosso della secca per riprendere agevolmente il mare. Gow recapita una missiva assicurando di non nutrire cattive intenzioni e chiedendo una scialuppa per rimorchiare la nave. Fea rifiuta ogni soccorso: affonda la propria barca e occulta vele e manovre. Cinque pirati sbarcano per parlamentare, armati di pistole. Fea li attira in una locanda offrendo da bere. Frattanto, i suoi uomini rimasti appostati distruggono la lancia dei visitatori. Fea allontana con un pretesto il nostromo dai compagni per mostrargli la propria imbarcazione; sbucati da una siepe, i suoi fedeli lo sopraffanno. Fanno poi irruzione nella taverna da due porte contemporaneamente e disarmano gli altri prima che possano impugnare le armi.

Fea invia messi ai villaggi, ordina agli abitanti di tirare a secco le barche e raccomanda di non vogare nel raggio di tiro dei cannoni. Con l’aiuto di pochi isolani, riesce a catturare ventotto pirati senza che un solo colpo ferisca o uccida alcuno. I prigionieri vengono scortati a Edimburgo, imbarcati sulla fregata Greyhound e tradotti a Londra. Cinque tra gli accusati accettano di testimoniare contro i compagni. All’Old Bailey, Gow rifiuta inizialmente di dichiararsi colpevole o innocente, confidando che la morte per tortura della peine forte et dure possa preservare il patrimonio di famiglia a beneficio di un congiunto. Allorché gli ufficiali si accingono a dare inizio al supplizio dei pesi, domanda di tornare alla sbarra. Gow e altri sei complici sono condannati; coloro di cui viene riconosciuto lo stato di coazione sono assolti. I condannati salgono il patibolo all’Execution Dock l’11 giugno 1725. Borrow riferisce che gli amici di Gow si aggrapparono alle sue gambe per abbreviarne l’agonia; la corda si spezzò e fu necessario impiccarlo una seconda volta prima che il suo cadavere fosse esposto in catene sulle rive del Tamigi.

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I fuochi del canale

Una lancia armata si approssima a un porto che la nebbia isola dal continente. La guardiana del faro, Mara, scorge il vessillo rovesciato e comprende che gli sconosciuti cercano acqua non meno che un riparo. Il fratello vorrebbe sbarrare l’accesso al canale; i pescatori temono che i cannoni prendano di mira le loro case. Mara potrebbe accendere il fuoco convenuto con la guarnigione, ma la segnalazione condannerebbe anche i marinai trascinati a bordo a forza. La novella si svolge nell’arco di una sola marea, attorno a tre bracieri e a una scelta che non lascerà nessuno indenne. Votate per la novella.

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Il testimone della stiva

Al largo di un arcipelago d’invenzione, il secondo ufficiale di un mercantile scopre che il capitano sottrae razioni per comprare il silenzio dell’equipaggio. Scoppia un ammutinamento; egli non vi partecipa, ma conosce il segnale che ha dato l’avvio all’eccidio. Quando un villaggio costiero gli offre un nascondiglio, deve scegliere se tacere ciò che ha visto o consegnare alla forca gli uomini che ancora lo reputano uno di loro. Il romanzo narrerà il prezzo di tale neutralità, dalla stiva al banco dei testimoni, senza ricorrere a personaggi o eventi storici. Votate per il romanzo.

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Il quadro storico e la nostra parte di ricostruzione

Borrow (vol. III, 1825) ripercorre il processo, ma indica erroneamente quale data di esecuzione l’«11 agosto 1729». Un opuscolo coevo del 1725, custodito presso la Library of Congress, attesta che Gow e James Williams furono impiccati a Execution Dock l’11 giugno 1725; l’Institute for Northern Studies dell’Università delle Highlands and Islands conferma tale datazione. Lo slug e l’identificativo di repertorio conservano il riferimento tradizionale al 1729 per ragioni di stabilità d’archivio; l’anno storico di riferimento resta il 1725. Nessun episodio dell’opuscolo è stato aggiunto al corpo della narrazione.

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