Vai al contenuto
Maison BeaulieuMAISON BEAULIEUAB ÉDITIONS · GASTRONOMIA E ARCHIVI STORICI
Imposture e fortune · Francia

Il numero che doveva vincere

Tours, vicenda riferita in un fascicolo la cui prima pagina reca la data del 4 gennaio 1861 (sebbene l’intestazione a pagina 10 indichi il 1860). La Gazette des Tribunaux dà conto del processo a carico di cinque imputati per contratti spacciati come assicurazioni contro la coscrizione militare e per bancarotta. Secondo l’accusa, Person incassava i premi dei numeri favorevoli e tentava di liquidare al minor costo possibile gli impegni legati ai numeri sfavorevoli. Il tribunale lo dichiara colpevole di truffa e bancarotta semplice, condannandolo a due anni di reclusione; i subagenti vengono prosciolti.

Ottanta numeri «fortunati», centosessantaquattro «nefasti»: così la cronaca riduce duecentoquarantaquattro polizze a una mera colonna di cifre. Dietro ciascuna estrazione, tuttavia, si celava una promessa ben definita: finanziare l’esonero di colui che la sorte avesse designato alla leva. A Tours, cinque imputati comparvero dinanzi al tribunale correzionale per simili operazioni. Il principale, che la Gazette des Tribunaux menziona unicamente come Person, aveva escogitato un’assicurazione legata al reclutamento militare; altri quattro rispondevano in concorso con lui. La prima pagina data il fascicolo al 4 gennaio 1861, ma l’intestazione della pagina in cui esordisce l’articolo riporta 1860. Tale discordanza resta irrisolta.

Il giornale distingue il commercio della sostituzione militare, già noto in diverse città, dall’assicurazione vera e propria contro la coscrizione. Nel primo sistema, un uomo estratto a sorte poteva retribuire un supplente affinché prendesse il suo posto. L’assicurazione, secondo la ricostruzione del pubblico ministero, poggiava su un presupposto diverso: chi sottoscriveva versava un premio e, qualora il numero estratto lo avesse obbligato al servizio, riceveva la somma necessaria a riscattarsi. A Châlons-sur-Marne, Person avrebbe iniziato a presentarsi quale agente di sostituzione a partire dal 1856. La Gazette asserisce che, una volta preclusa tale attività dalla nuova legislazione, egli proseguì sotto altra veste. Tale evoluzione e la sua interpretazione sono avanzate dalla procura; gli atti amministrativi veri e propri non vengono riprodotti.

La cronaca tratteggia la figura di un uomo stabilitosi a Tours dopo aver lasciato Châlons, privo di grandi sostanze ma capace di mobilitare risorse e fiduciari. Dapprima avrebbe cercato soci. Uno di questi gli avrebbe promesso tremila franchi, versati però solo in parte. Il giornale descrive poi il disegno inteso a conferire all’impresa una parvenza di solidità: circolari, intermediari, contratti, passi formali presso un notaio. Person gli avrebbe sottoposto un atto già redatto. Il notaio lo avrebbe ritenuto tanto insolito da predisporne egli stesso una stesura differente, così da tutelare la propria responsabilità. Questa cautela non dimostra, di per sé, la frode; il resoconto la colloca tra gli elementi che, agli occhi dell’accusa, accreditavano un’impresa le cui garanzie apparivano assai dubbie.

L’estrazione a sorte costituiva il banco di prova su cui il contratto doveva misurarsi. Il pubblico ministero sosteneva che, in media, un numero su tre risultasse favorevole all’assicurato, mentre gli altri due lo costringessero a trovare un rimpiazzo. Il prezzo fissato dal governo per l’esonero ammontava a duemilatrecento franchi. Person, nondimeno, ne chiedeva milleduecento per ciascun contratto. A tale tariffa, calcolava l’accusa, occorreva che i premi dei numeri fortunati coprissero le spese generate da quelli sfavorevoli. Il giornale stima che sarebbe stato necessario un premio medio di circa millecinquecentotrentatré franchi soltanto per andare in pareggio, prima ancora di ricavare un qualche utile.

I dati citati in udienza conferiscono a questa aporia una veste tangibile. Su duecentoquarantaquattro polizze ascritte a Person, ottanta numeri sarebbero stati favorevoli e centosessantaquattro contrari. Ogni sottoscrittore aveva versato il premio di milleduecento franchi. Per un numero sfavorevole, tale prima somma doveva, stando al testo contrattuale riferito, essere integrata con millecento franchi onde raggiungere i duemilatrecento franchi del promesso riscatto. I centosessantaquattro conguagli rappresentavano dunque centottantamilaquattrocento franchi. Il computo della procura isolava, di contro, i novantaseimila franchi incassati sugli ottanta numeri favorevoli: era questa la quota disponibile, essendo i premi degli altri già vincolati al rispettivo esonero. Il disavanzo da colmare toccava gli ottantaquattromilaquattrocento franchi. Sono queste le cifre della requisitoria, non dei registri contabili allegati ai contratti.

Stando all’accusa, Person non scelse di ripianare tale divario. Diede mandato ai suoi agenti di rintracciare gli assicurati estratti con numero sfavorevole e di intavolare trattative. La somma offerta per comporre la vertenza sarebbe oscillata tra i duecento e i trecento franchi, in luogo dei millecento promessi a saldo. I premi già versati da quegli assicurati, milleduecento franchi ciascuno, spiegano perché la requisitoria conteggi soltanto questa integrazione: al tetto massimo di trecento franchi, il costo delle transazioni per centosessantaquattro individui scendeva a quarantanovemiladuecento franchi. A fronte dei novantaseimila franchi residui dai premi dei numeri favorevoli, il calcolo lasciava quarantaseimilaottocento franchi prima delle spese. Il pubblico ministero stimava gli oneri di pubblicità e reclutamento in venticinquemila franchi. In calce al proprio prospetto, il resoconto stampa un utile netto di ventunomila franchi; il capoverso successivo parla di ventimila franchi. Tuttavia, il calcolo delle somme appena esposte — quarantaseimilaottocento franchi al lordo delle spese, meno venticinquemila — dà ventunomilaottocento franchi. I tre valori devono restare distinti: due cifre pubblicate dal giornale, ascritte alla requisitoria, e un risultato aritmetico ricostruito, che non assurge per questo ad accertamento del tribunale.

Tale profitto rappresentava il modello finanziario attribuito dalla procura all’impresa, non una conclusione tratta dal tribunale dall’esame dei libri mastri. Esso palesava il meccanismo contestato: mantenere il premio a milleduecento franchi, per poi decurtare mediante accordi transattivi il saldo dovuto agli uomini che la sorte costringeva a procurarsi un sostituto. La Gazette riferisce che taluni assicurati accettarono tali accomodamenti, mentre altri protestarono o pretesero l’intera somma pattuita. Gli interessati restano senza nome in queste colonne. Sono le lettere di reclamo, le cifre e i passi compiuti dagli intermediari a conferire loro un’ombra di presenza nel processo.

La vertenza travalicava la cerchia dei soli assicurati di Tours. La Gazette ascrive alle circolari di Person una diffusione in trentanove dipartimenti e riferisce la stipula di duecentoquarantaquattro polizze. Descrive inoltre una rete di fiduciari: le sole iniziali di diversi coimputati compaiono nell’esposizione dell’accusa, mentre alcuni nomi di incaricati per la leva emergono più avanti nel testo. Il giornale non consente dunque di ricostruire con precisione le responsabilità individuali. Riferisce che sedettero insieme sul banco degli imputati, ma li presenta sotto capi d’accusa non del tutto omogenei.

Il dissesto rese la contesa più aspra. Alcuni sottoscrittori, cui venivano richiesti millecento franchi per completare l’esonero, citarono Person dinanzi al tribunale di commercio. Questo ne dichiarò il fallimento. Il pubblico ministero sostenne che egli avesse poi omesso taluni creditori dallo stato passivo, cercando soci o concordati volti a differire le loro azioni legali. Anche qui, occorre scindere la tesi accusatoria dal dispositivo finale: il testo della sentenza commerciale non è trascritto nell’articolo, e l’assenza di un nominativo da un elenco è riportata come indizio valorizzato dalla procura, non come documento accessibile all’esame del lettore.

La difesa prese la parola dopo la requisitoria. La Gazette riassume le arringhe in poche righe senza riportarne le argomentazioni; la pagina accorda assai più spazio ai calcoli e agli addebiti del pubblico ministero. I difensori degli altri imputati chiesero il proscioglimento. Tale disparità di spazio appartiene alla natura della cronaca tanto quanto i numeri stessi: un resoconto rigoroso deve dar conto della requisitoria senza confonderla con le motivazioni della sentenza.

Il tribunale correzionale si riservò la decisione e pronunciò il verdetto in un’udienza successiva, fissata «a otto giorni» dal resoconto. La Gazette riferisce che gli agenti furono mandati assolti e che Person fu riconosciuto colpevole di truffa e bancarotta semplice. Fu condannato a due anni di reclusione per entrambi i delitti. La cronaca non precisa qui il dettaglio dei quesiti giudiziari né le motivazioni integrali della sentenza; non consente, parimenti, di seguire l’eventuale corso di un’impugnazione o l’esecuzione della pena.

I numeri fortunati e i numeri nefasti erano anzitutto clausole di una scrittura privata; il processo ha conferito loro un peso differente. Per centosessantaquattro uomini, la promessa dipendeva da un esborso che gli agenti avrebbero voluto ridurre a una frazione. Il tribunale ha ravvisato la truffa e la bancarotta semplice a carico di Person, senza seguire l’accusa sino alla condanna dei subalterni. La pagina conserva tuttavia i limiti di quel giudicato: non offre il dettaglio delle questioni né i libri contabili che permetterebbero di vagliare ciascuna cifra. Consente di tramandare ciò che i giudici hanno statuito e di scorgere come una promessa fondata sulla sorte sia finita per ritorcersi contro chi l’aveva mercanteggiata.

Da questo caso potrebbe nascere un libro

Aiutaci a scegliere il nostro prossimo libro

Hai appena letto il racconto completo di questo caso storico. Ci ispira tre progetti narrativi ancora da scrivere. Quale vorresti veder nascere? Il tuo voto guiderà AB Éditions.

racconto lungo

Le ottocento lire della lotteria

A Tours, una scrivana ha il compito di spiegare alle famiglie il funzionamento di una cassa municipale di soccorso per i coscritti. Un’estrazione imprevista scombussola i versamenti e i beneficiari esigono somme che il registro non può più coprire. Quando il cassiere propone di liquidare loro una frazione in cambio di quietanza liberatoria, la donna scopre che il medesimo espediente è già stato impiegato altrove. Vicenda e personaggi sono d’invenzione. Scegliete questo racconto se cercate una breve indagine imperniata su un mastro contabile, un bussolotto e una promessa creduta infallibile.

Caricamento dei voti…

romanzo

L'assicuratore delle partenze

Nel 1908, a Liegi, una società promette alle famiglie operaie di finanziare il riscatto dei figli chiamati alle armi. Un computista rileva che le polizze favorevoli vengono incassate mentre le altre sono rinegoziate al ribasso da piazzisti itineranti. Sua sorella, addetta alla corrispondenza, ha sottoscritto le lettere ignorandone lo scopo reale. Dovranno ricostruire gli impegni prima dell’udienza, mentre la clientela comincia a rivalersi sui delegati locali. Personaggi e trama sono fittizi. Scegliete questo romanzo se desiderate seguire una frode finanziaria dalle sue formule algebriche sino alle vite che ne sopportano il rischio.

Caricamento dei voti…

trilogia

Le promesse all'estrazione

Tre narrazioni d’invenzione seguono obbligazioni il cui adempimento è subordinato a un evento incerto. Nel 1789, un mercante di grano assicura carichi che le strade maestre non possono garantire; nel 1861, una cittadina tenta di tutelare i propri coscritti tramite una cassa privata; nel 1936, una compagnia di navigazione vende indennizzi per traversate cancellate. Personaggi differenti esaminano contratti, mastri e ricorsi, senza condividere rei né intrecci. La trilogia indaga su chi ricada il rischio quando una promessa diviene insostenibile. Scegliete questa trilogia se cercate tre vicende autonome accomunate dal modo in cui si monetizza l’incertezza.

Caricamento dei voti…

Una scelta per caso su questo browser, modificabile e revocabile. I progetti più sostenuti nutriranno le nostre scelte editoriali. Come vengono conservate le scelte.

Scopri gli altri progetti nel Salone →
Il quadro storico e la nostra parte di ricostruzione

L’articolo integrale, compreso tra il titolo e il paragrafo di chiusura, occupa le pagine a stampa 10–11 del numero la cui prima pagina e la pagina 11 recano la data del 4 gennaio 1861; l’intestazione corrente di pagina 10 reca 1860. Esso colloca le operazioni di Person a partire dal 1856 e riferisce di 244 polizze, 80 numeri favorevoli e 164 sfavorevoli. Circa l’utile, il prospetto a pagina 10 riporta 21.000 franchi, mentre la prosa del medesimo articolo indica 20.000 franchi; il ricalcolo autonomo delle somme menzionate dà 21.800 franchi. Le due cifre stampate e il computo ricalcolato sono distinti e appartengono alla requisitoria dell’accusa, non alla sentenza. Il giornale omette il nome di battesimo di Person e non trascrive né i contratti né le arringhe integrali. Il medesimo fascicolo ospita un resoconto a parte del processo Rellanger/Gauthier a Parigi, del tutto estraneo a questa causa.

← Tutti i 1.003 casi del Gabinetto