La padrona della taverna di rimpetto aveva ricevuto una consegna singolare: tenere d'occhio la casa vicina. Quando la porta si richiuse dietro quegli uomini, non esitò a chiamare soccorso.
La trama si era ordita attorno a una tratta commerciale accettata, depositata presso una banca e pagabile alla scadenza; la somma doveva poi essere recapitata all'indirizzo segnato sulla carta, un immobile allora disabitato. Prima che il titolo giungesse a termine, due individui presero in affitto la casa con il pretesto di farla ripulire, affrettandosi a esigerne la chiave. Il proprietario diffidò dei loro modi e di tanta fretta. Chiese dunque alla donna che gestiva la locanda di fronte di sorvegliare l'edificio.
Il giorno in cui la tratta scadeva, l'osservatrice vide due uomini varcare la soglia e spalancare le finestre del salotto. Poco dopo sopraggiunse un terzo uomo; bussò, gli aprirono e la porta si richiuse. Fu allora che udì una voce fioca, quasi strozzata: «Murder!». Poi un rantolo. Accostando l'occhio al buco della serratura, scorse due figure che trascinavano la terza verso le scale della cantina. Gridò: stavano assassinando un uomo. Scongiurò i passanti di forzare l'uscio; nessuno si mosse. Allora forzò ella stessa la finestra e fece per entrare. Uno degli aggressori fuggì; al grido di «Stop thief!», alcuni uomini lo bloccarono. Mrs Bouchier afferrò l'altro alla gola e lo trascinò di peso fino alla propria taverna.
La vittima era stata privata del portafogli. Quegli uomini l'avevano quasi strangolata per impedirle di dare l'allarme e la stavano trascinando verso il fondo della cantina; Borrow osserva che l'avrebbero con ogni probabilità uccisa, non fosse stato per l'intervento di Mrs Bouchier. William Newton e Abraham Darnford, imputati di furto e tentato omicidio, comparvero in giudizio il 17 settembre 1780. La donna che aveva piantonato la casa espose ai giurati ciò che aveva udito e visto.
Nel suo resoconto, Borrow attribuisce il verdetto di colpevolezza alla testimonianza di Mrs Bouchier. Il commesso rifiutò di prestare giuramento poiché quacchero; la cronaca non chiarisce oltre il suo ruolo. La locandiera rimase la sola voce a descrivere l'ingresso degli uomini, l'agguato e l'intervento che aveva interrotto lo strangolamento.
La giuria dichiarò Newton e Darnford colpevoli. Nella prigione di Newgate, il 21 novembre, Darnford rese una confessione circa i suoi delitti precedenti. Vi descrisse il proprio metodo: attendere in una locanda l'annuncio dei colli portati dalle diligenze, quindi ricopiare l'indirizzo di uno di essi su una lettera munita di falso timbro postale. L'addetto, ingannato dalla corrispondenza dei dati, gli consegnava il plico previo pagamento del porto. Una volta entrato in possesso della busta, Darnford decideva da solo come disporre del contenuto: incassare una tratta, esigere oro, acquistare biglietti della lotteria o smerciare stoffe. A seconda del pacco e del destinatario, mutava nome e stratagemma.
Nel settembre del 1777, a Londra, si fece consegnare in una stazione di posta un plico spedito da Norwich e intestato a Smith, Wright e Gray. Conteneva tratte per oltre cinquecento sterline, tra cui una di 216 sterline e cinque scellini. Darnford appose il nome di John Watkins sulla tratta e sul vaglia; Gaussen accettò il titolo e gli versò il contante, detratto lo sconto. Darnford riscosse il denaro alla Banca d'Inghilterra, lasciò altre tratte in attesa di accettazione e distrusse il resto. Nel luglio del 1778, alla locanda Bull and Mouth, adocchiò un bauletto indirizzato a Mr Ford, in Lombard Street. Lo trasportò a Cheapside, noleggiò una carrozza per rincasare e lo aprì nella propria stanza. Vi trovò più di cento sterline in contanti e diverse cambiali. Ne negoziò alcune, poi rispedì le rimanenti ai mittenti di Birmingham, Whitworth e Yates, chiuse in una busta.
Girava le tratte a nome di Thomas Downer, di Tooley Street, quindi faceva recapitare le merci acquistate dentro una scatola fino alla casa di Ford, dove lasciava il tutto. Riguardo al plico di Birmingham, negoziò due tratte presso Hazard in cambio di biglietti della lotteria, due da Cox contro oro e una da Crafton per acquistare calze. Il garzone di Crafton le portò da un fabbricante di scatole; lì Darnford comprò l'occorrente per imballarle. In un'altra circostanza intercettò un pacco destinato a Sir William Lemon e aggiunse alla lettera la richiesta di venticinque biglietti della lotteria. Saputo che i destinatari li avevano acquistati, mandò un fattorino a ritirarli; costoro rifiutarono però di cederglieli.
Un plico proveniente da Lynn conteneva soltanto abiti di livrea e una lettera. La missiva indicava che i signori Boydell dovevano circa trenta sterline al mittente Curtis. Darnford scrisse ai Boydell fingendosi Curtis. Addusse di essersi ustionato la mano e di aver pregato un vicino di scrivere in sua vece. Alla lettera unì una tratta di venticinque sterline pagabile a vista; i Boydell la saldarono al portatore che egli aveva inviato a riscuotere. Per persuadere i suoi corrispondenti, menzionò un biglietto estratto pochi giorni prima con un premio di cinquecento sterline, affermò che gli apparteneva e promise di inviarlo affinché lo vendessero. Confessò inoltre di aver sottratto al Bell and Crown, a Holborn, una partita di tela d'Irlanda destinata a Mr Fox, a Cheapside: un titolo da cinquanta sterline gli servì per acquistare biglietti della lotteria; altre tratte, per un totale di circa venti sterline, vennero convertite in denaro contante. Un collo per Mr Bedford non conteneva che un tessuto di fustagno, venduto al miglior prezzo possibile. Infine, una cesta spedita a Mr Stock, mercante di telerie, recava un'oca e una tratta spiccata su Mr Branwaite. Questi l'accettò; Darnford la negoziò presso un raffinatore di metalli preziosi.
Nella sua confessione insisteva sull'aver agito da solo, presentandola come un atto spontaneo. Non potendo restituire il maltolto, intendeva, così scriveva, fare i nomi di quanti aveva danneggiato. Assicurava che la moglie e i figli fossero innocenti e all'oscuro di ogni frode; affermazione, questa, affidata unicamente alla sua parola. La confessione di Darnford giunse dopo il verdetto emesso contro i due uomini per l'aggressione nella casa; essa non chiama in causa Newton per i furti postali. Darnford la sottoscrisse a Newgate il 21 novembre. Newton e lui furono giustiziati l'indomani, 22 novembre 1780.
