La finestra del salotto posteriore era rimasta spalancata. Al mattino, la dimora di Nicholas Fenwick fu trovata spogliata dell’argenteria, della biancheria, dei merletti e di alcune parti del servizio da tè. L’infisso non recava alcun segno di effrazione. Fenwick sospettò subito di coloro che vivevano sotto il suo tetto; eppure non disponeva di prove certe che dimostrassero la complicità di alcuno nel furto. L’avviso fatto pubblicare per rintracciare l’argenteria avrebbe tuttavia condotto l’indagine fino a Joshua Cornwall.
Nativo del borgo di Brigg, nel Lincolnshire, Cornwall era, stando alla cronaca, figlio di persone dabbene in grado di assicurargli un’istruzione. Il redattore dell’epoca ascrive all’indulgenza materna prima, e a quella del maestro artigiano poi, un peso rilevante nella sua parabola; né si astiene dal giudicarne l’indole e le inclinazioni. Si tratta di considerazioni morali che appartengono a chi scriveva allora. Si racconta che Cornwall trascorresse le giornate in compagnia di coetanei, si allontanasse a cavallo per far visita agli amici e cercasse ogni sorta di svago. Dopo la morte della madre, il padre volle porre fine a tali abitudini e avviarlo a un mestiere che gli desse di che vivere: lo collocò come apprendista presso un fornaio a Hull. La cronaca descrive quel mastro fornaio come un amico di famiglia, talmente indulgente verso il giovane da trattarlo con affetto paterno anziché con il consueto rigore dovuto agli apprendisti. Cornwall, si legge ancora, riprese a disertare la bottega e a trascurare il lavoro. Più tardi si trasferì a Londra, dove entrò al servizio di diverse casate come lacchè.
La relazione afferma che assolveva con scrupolo i suoi compiti, ottenendo così una sistemazione presso Nicholas Fenwick, uomo di cospicue sostanze. In quella dimora numerosi pezzi d’argenteria erano esposti sopra una credenza. Cornwall conosceva quegli ambienti e vi prestava servizio quotidiano. L’antico estensore annota che tanta abbondanza risvegliò nel giovane la brama di denaro, suggerendogli il disegno delittuoso; non viene tuttavia indicata la data precisa in cui tale progetto prese forma. Per compiere il furto, Cornwall si associò a Thomas Rivers, un compagno descritto come individuo di pessima fama.
Rivers si recò un giorno presso l’alloggio di Cornwall per esaminare la casa e studiare insieme il modo migliore per introdurvisi. Durante l’ultimo abboccamento, Cornwall fece presente che sarebbero stati necessari altri complici. Rivers scelse allora un certo Girst. All’ora convenuta, quest’ultimo giunse sul posto assieme a Rivers; Cornwall, in camicia da notte, aprì loro l’uscio.
Sulla credenza si trovava un candeliere d’argento con una candela accesa. Quella debole luce consentì loro di fare man bassa del resto dell’argenteria. Gli uomini adagiarono l’intero bottino sopra un tappeto, per poi forzare lo scrittoio di Fenwick. Vi sottrassero della biancheria, merletti appartenenti a una dama, un servizio da tè e due cofanetti d’argento. Gli oggetti furono legati in un fardello e trasportati nell’alloggio di Rivers, a Vinegar Yard, nei pressi di Drury Lane.
La moglie di Fenwick, che da qualche istante udiva rumori sospetti, aveva destato il marito. Tuttavia, ristabilitosi il silenzio, i coniugi avevano ripreso sonno. Al mattino, un domestico salì ad avvertirli dell’avvenuto saccheggio, segnalando la finestra aperta nel salotto sul retro. Non rilevando alcuna forzatura, si pensò che qualcuno della servitù l’avesse lasciata incautamente così. I sospetti caddero su Cornwall e su una cameriera, ma Fenwick non possedeva alcun elemento materiale per farli arrestare. Risolse pertanto di dare pubblicità al furto della propria argenteria a mezzo stampa.
Una parte del bottino era già stata depositata presso un prestatore su pegno. Raggiunto dalla notizia dell’avviso, l’uomo riconobbe gli oggetti e dichiarò di averli ricevuti proprio da Rivers. Un mandato di perquisizione permise allora di fare irruzione nell’alloggio di quest’ultimo. Gli agenti vi rinvennero un biglietto indirizzato a Thomas Rivers, guantaio, nella corte di Guy a Vinegar Yard. Lo scritto invitava Rivers a incontrare il mittente alle sette del mattino seguente a Postern Spring, vicino a Tower Hill, e recava in calce la firma di Joshua Cornwall.
Quel foglio mutava un semplice sospetto, scaturito dalle modalità d’accesso, in un vincolo documentale inoppugnabile tra il domestico di Fenwick e l’uomo che aveva smerciato parte dell’argento al pegno. Cornwall venne arrestato. Girst si offrì come testimone a carico per l’accusa. Pochi giorni dopo, la causa fu discussa davanti alla corte. Rivers e Cornwall furono formalmente incriminati per aver violato con scasso l’abitazione di Nicholas Fenwick e per aver asportato diversi beni la notte dell’8 settembre 1730.
L’atto d’accusa specificava l’entità del furto: i pezzi d’argenteria ammontavano a ottantacinque sterline e diciannove scellini; le camicie di tela a venti sterline; altri oggetti risultavano del pari mancanti. I giurati ritennero le prove sufficienti contro Rivers e ne dichiararono la colpevolezza. Per Cornwall la questione si presentava assai più complessa. Egli era domestico stipendiato proprio nella casa violata. La giuria esitò: poteva configurarsi il delitto di furto con scasso notturno quando l’imputato entrava nella dimora del suo stesso padrone? Fu pertanto emesso un verdetto speciale, rimettendo ai magistrati la decisione su tale punto di diritto.
I giudici esaminarono la questione sollevata dal verdetto. All’unanimità stabilirono che il reato potesse, per la sua intrinseca natura, qualificarsi come furto con scasso anche in simili circostanze. Alla sessione successiva dell’Old Bailey, Cornwall fu informato della decisione della corte e ricevette la condanna a morte.
Rivers era già stato giudicato colpevole dai giurati. Il testo antico non si sofferma sul destino di costui, né ne confonde le sorti con quelle del complice. La cronaca segue ormai soltanto il condannato verso il patibolo. Colpito dalla sentenza capitale, il giovane diede prova, a detta del cronista, di un profondo pentimento. Affermò di non essersi mai macchiato di molti dei crimini peggiori comunemente attribuiti a quanti giungevano a quella fine infame.
Prima di morire, Cornwall volle scagionare la giovane donna che serviva con lui in casa Fenwick. Dichiarò che ella era del tutto all’oscuro del danno arrecato al padrone e che tra loro non vi era stata che una semplice conoscenza, senza alcuna tresca né intimità carnale. Tale precisazione intendeva fugare un’insinuazione su cui il testo originale non fornisce ulteriori dettagli. Se il biglietto scovato da Rivers aveva inchiodato i due complici al reato, al momento di congedarsi dal mondo Cornwall volle separare per sempre da quella cupa vicenda il nome della compagna di servizio.
Il 23 dicembre 1730, nel suo ventiduesimo anno di età, venne giustiziato. La cronaca si chiude su questa sua estrema difesa della fanciulla e sulla serenità con cui, secondo il relatore, affrontò la morte.
