La Gazette esordisce con un voto: possa questo processo essere l'ultimo del suo genere a contaminare i tribunali. La prevaricazione di un pubblico ufficiale, vi si legge, è uno di quei delitti orrendi contro i quali la società ha il dovere di infierire con severità esemplare.
Adrien-Louis Carré era commissario al Châtelet di Parigi. La sua carica consisteva nell'apporre e levare i sigilli nelle case degli estinti, a salvaguardia dei beni sino alla divisione successoria. Fu chiamato nella casa di un trapassato di nome Armand, i cui eredi, i fratelli Armand, attendevano al commercio. Nell'apporre i sigilli, sottrasse con destrezza un portafogli.
L'inventario di quel portafogli, steso dagli eredi dinanzi al tribunale, offre un quadro fin troppo eloquente di cosa fosse la fortuna d'un negoziante parigino nel 1790: dieci azioni della Cassa di sconto, munite delle relative cedole, ciascuna del valore di quattromila lire al principio di gennaio; cinque mezze azioni della medesima cassa, di oltre duemila lire l'una; due biglietti da seicento lire della lotteria dell'aprile 1783; un pagherò al portatore di tremila lire; e un assegnato da cinquecento lire. Nel complesso, circa cinquantaquattromila lire.
Le deposizioni istruttorie fornirono la prova del furto, compiuta e perentoria quanto i querelanti potessero desiderare. Carré, da parte sua, si era dileguato con i titoli.
La lite giudiziaria si incentrò allora su una sottigliezza forense, che la Gazette sviscera con palpabile compiacimento. Gli eredi reclamavano ottantamila lire a titolo di risarcimento del danno e pretendevano di essere soddisfatti in via privilegiata sul prezzo di vendita dell'ufficio stesso di Carré, prima di qualsiasi altro creditore. A tal fine, occorreva che il furto configurasse un «fatto d'ufficio», ovverosia una malversazione consumata nell'esercizio di un atto inscindibile dalla carica. Il commissario del re rammentò l'esempio dell'usciere che smarrisca i titoli affidatigli, o dei ricevitori dei depositi giudiziari, la cui carica garantisce dei denari versati: il pubblico, non potendo scegliere il proprio depositario, deve rinvenire un pegno nell'ufficio medesimo.
Carré aveva forse rubato in qualità di commissario, o come un volgare ladro che si trovasse a passare di lì? L'intero nodo della causa risiedeva in tale discrimine, e da esso dipendeva il ristoro economico dei fratelli Armand. Si misura così il cammino percorso dal giorno dei sigilli: il defunto, le sue azioni e i suoi biglietti della lotteria non erano ormai che un quesito di diritto, e il commissario latitante, nient'altro che un'ipoteca gravante sulla sua stessa carica.
Gazette des nouveaux tribunaux, 1791, terzo tribunale istituito presso il Palazzo di Giustizia: processo di Adrien-Louis Carré, commissario al fu Châtelet di Parigi.
