Il pubblico, scrive la Gazette nel luglio del 1791, conobbe già tutti i particolari del crimine. Il foglio non li ripete, dunque, e tocca a noi indovinarli attraverso le poche parole che ne serba memoria.
La donna Baptiste era figlia d’una fioraia del Palais-Royal. Da due anni viveva nella più stretta intimità con un tale Pringault, granatiere stipendiato della sesta divisione. Lo assassinò, riferisce la Gazette, tra le proprie braccia.
Il redattore non dissimula il proprio disgusto: parla d’una femmina esecrabile, che ha recato sin dentro il tempio della legge tutta l’impudenza del delitto. Si intuisce un’imputata che non abbassava lo sguardo dinanzi ai magistrati. Il tribunale del primo arrondissement la condannò all’impiccagione; l’8 luglio, il tribunale del secondo arrondissement confermò la sentenza.
Ella sospese tuttavia l’esecuzione dichiarandosi incinta, e ricorse in cassazione. La Gazette vi scorge un abuso di cui troppi prigionieri son soliti valersi.
Il foglio riconosce tuttavia, con un’onestà che gli fa onore, come la procedura recasse in sé dei vizi di nullità. Il giovane difensore dell’accusata, l’avvocato Ponssarpin figlio, li aveva fatti valere, segnatamente il difetto di pubblicità del regolamento per la procedura straordinaria. I giudici non avevano creduto di doversene curare, trattandosi di flagranza di reato e di un delitto tanto acclarato quanto atroce.
Correva l’anno 1791, nell’interregno tra due giustizie: l’antica non era più, la nuova non era ancora. Una donna che aveva ucciso il proprio amante tra le braccia poteva ancora, all’ultimo istante, appellarsi a una gravidanza e a un vizio di forma. La Gazette non dice cosa ne fu dell’una né dell’altra.
Gazette des nouveaux tribunaux, 1791, tribunali del primo e del secondo arrondissement di Parigi: causa della donna Baptiste.
