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Le 54 Storielle della Cancelleria · Torteval, Rouen e Bicêtre, 1766-1775

L'uomo che chiedeva d'essere giudicato

Sospettato d'un omicidio, rinchiuso a Bicêtre per via di una lettre de cachet, mai processato. Nove anni dopo: «Se sono colpevole, debbo perire sul patibolo».

La maggior parte degli imputati chiede di uscire di prigione. Costui domandava che gli si facesse il processo.

«Da nove anni», scrive nella memoria redatta per lui dall'avvocato Des Essarts, «languisco nella più orrenda prigionia, sotto il peso schiacciante d'un'accusa ingiusta. Fui sospettato d'aver commesso un delitto atroce; ho meritato l'estremo supplizio, se ne sono colpevole, e chiedo la morte, se ne sarò convinto». Un ordine del re, carpito dalla sua famiglia, lo aveva privato del diritto di giustificarsi e lo costringeva a gemere nella casa di correzione di Bicêtre.

Giacché era proprio questo il tranello. La lettre de cachet lo aveva sottratto al patibolo, ma insieme anche al tribunale. Agli occhi del mondo, quella detenzione stessa valeva come una confessione: non lo si era scampato dal supplizio, si mormorava, se non perché se lo meritava appieno. Non chiedeva che gli si spezzassero i ferri, protestava; riteneva sé stesso indegno della libertà finché non avesse lavato ogni sospetto. Chiedeva dei giudici.

Poi narrava la propria vita. Una famiglia perbene della Normandia, i cui congiunti più stretti godevano d'una cospicua fortuna; un padre che coltivava da sé la propria tenuta, nella parrocchia di Torteval; un figlio unico, avviato alle fatiche della terra. Sposato a vent'anni, nel 1764; nello stesso anno, la morte della madre; l'anno appresso, quella della moglie, che gli lasciava una bambina. Piangeva questi lutti insieme al padre, allorché sopravvenne l'avvenimento che li rovinò entrambi.

Nel mese d'agosto del 1766, il signor Pain, avvocato al Parlamento di Rouen, ritiratosi in campagna dove viveva da solo in una stanza riservata a proprio uso, fu assassinato. Padre e figlio caddero sotto accusa. La Gazette interrompe qui il sunto della memoria.

Non è dato sapere se Rivière abbia mai ottenuto il suo processo. Resta questa istanza senza pari d'un uomo che preferiva rischiare la forca anziché vivere sotto l'onta del sospetto, e che, dopo nove anni di Bicêtre, scriveva ancora: se sono innocente, devo essere restituito alla società civile.

Gazette des tribunaux, verso il 1775, «Causa criminale discussa in Normandia»: memoria dell'avvocato Des Essarts per il signor Rivière.

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