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Armes de la Maison BeaulieuMAISON BEAULIEUAB ÉDITIONS · CUISINE & LETTRES
Le 54 Storielle della Cancelleria · Comines, Lilla e Douai, 1783 circa

Il vetraio di Comines

Un vetraio rapito nella notte da un cavaliere della maréchaussée. Oltre un mese di carcere, senza mandato, senza motivo. Cita in giudizio il prevosto generale.

La vicenda non annovera né delitti di sangue né veleni, e nemmeno un colpevole nel senso consueto del termine. Merita tuttavia il suo posto tra queste carte, poiché solleva una questione che siamo soliti credere moderna.

Un mastro vetraio della cittadina di Comines, tale de Buigne, fu prelevato nel cuore della notte da un cavaliere della maréchaussée e rinchiuso nelle carceri di Lilla. Non aveva commesso alcun crimine, alcun misfatto noto. Rimase in cella per oltre un mese.

Si rivolse dapprima alla Governanza di Lilla, affinché ingiungesse al milite di chiarire in virtù di quale ordine lo avesse arrestato. La Governanza si ritenne incompetente e ricusò di pronunciarsi. Il vetraio ricorse allora al Parlamento di Fiandra per denegata giustizia, ottenendo la citazione del cavaliere. Fu a quel punto che il prevosto generale della maréchaussée comparve al fianco del proprio sottoposto: dichiarò che quegli non aveva fatto che obbedire ai suoi comandi, e sostenne che contro di lui non si potesse procedere se non dinanzi al tribunale della Connétablie, giurisdizione propria degli uomini d'arme.

Fu su questo nodo che si disputò a Douai. L’avvocato del vetraio, maestro Merlin, stese un parere di limpidezza ammirevole. La maréchaussée, vi si leggeva, è stata istituita per vegliare sulla pubblica sicurezza, non già per turbare impunemente la quiete dei privati cittadini. La sua forza non è arma il cui uso sia rimesso al suo arbitrio; all’infuori della flagranza di reato, essa non può muoversi se non dietro espliciti mandati dell’autorità sovrana o giudiziaria. Citava l’ordinanza del 1778, la dichiarazione del 1714 che vietava agli ufficiali della maréchaussée di trarre in arresto un cittadino con fissa dimora senza previa istruzione e formale decreto, sotto pena di risarcimento del danno, nonché un arresto di regolamento del 1705.

La Gazette non riferisce l’esito. Si sa soltanto che un vetraio di Comines, privo di sostanze e di protettori, osò chiamare in causa un prevosto generale, e che un avvocato destinato a figurare tra i massimi giuristi della Rivoluzione gli prestò la propria penna. Strappato al proprio letto nella notte, senza motivo, chiedeva soltanto che gli si dicesse perché.

Gazette des tribunaux, 1783 circa, Parlamento di Fiandra: causa di de Buigne contro un cavaliere della maréchaussée e il prevosto generale (parere dell’avvocato Merlin).

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