Marie Tondu abitava in un villaggio della Corsica che la Gazette trascrive «Calais». Era accusata d'aver vibrato, durante una rissa, nove colpi di coltello o di stiletto contro una donna di nome Hippolyte Paciola, morta poi per le ferite riportate.
Fu tradotta dinanzi alla giuria di giudizio del dipartimento. Conclusi i dibattimenti, i giurati la dichiararono non colpevole. Il presidente pronunciò dunque l'assoluzione e ne dispose la scarcerazione; ma la legge esigeva che si attendessero ventiquattro ore prima di spalancare i cancelli.
Furono proprio quelle ventiquattro ore a decidere dell'intera vicenda. Prima che spirassero, undici membri della giuria, ritenendo erroneo il proprio verdetto, presentarono un'istanza affinché fosse loro concesso di formularne uno nuovo. L'istanza era illegale; il regio commissario lo rammentò con una fermezza cui la Gazette rende merito. Il tribunale criminale tirò dritto, consentì ai giurati di adunarsi una seconda volta, e costoro dichiararono Marie Tondu colpevole d'omicidio, all'indomani del giorno in cui era stata assolta.
È facile immaginare cosa fossero state quelle ventiquattro ore in un'isola dove la morte di una donna non si dimenticava in un giorno: discorsi, visite all'uscio, forse le ombre della famiglia dell'estinta. La Gazette tace su cosa abbia potuto mutare undici coscienze nello spazio d'una sola notte.
Il regio commissario e l'imputata ricorsero congiuntamente in cassazione, e il Tribunale di cassazione diede loro ragione. Annullò la seconda dichiarazione della giuria e la sentenza che ne era conseguita: un'accusata dichiarata non colpevole e assolta doveva essere rimessa all'istante in libertà, e non poteva più essere tratta in arresto né perseguita per il medesimo fatto. Se i giudici fossero stati unanimemente persuasi dell'errore dei giurati, la legge offriva loro un'altra via: aggregare tre giurati ai primi dodici e deliberare a maggioranza di quattro quinti dei voti. Non l'avevano percorsa.
Marie Tondu aveva davvero colpito Hippolyte Paciola? La giuria aveva risposto di no, poi di sì; la legge si tenne alla prima parola. È questa, forse, la più limpida delle lezioni di quegli anni: l'assoluzione non è un'opinione provvisoria, da revocare dopo aver dormito male.
Gazette des nouveaux tribunaux, 1792, Tribunale di cassazione, sentenza del 22 giugno 1792 (causa Marie Tondu, tribunale criminale del dipartimento di Corsica).
