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Le 54 Storielle della Cancelleria · Corsica e Parigi, 1792

Assolta un giorno, condannata l'indomani

Nove colpi di stiletto. La giuria l'assolve. L'indomani, undici giurati si ricredono. La cassazione le restituisce la libertà.

Marie Tondu abitava in un villaggio della Corsica che la Gazette trascrive «Calais». Era accusata d'aver vibrato, durante una rissa, nove colpi di coltello o di stiletto contro una donna di nome Hippolyte Paciola, morta poi per le ferite riportate.

Fu tradotta dinanzi alla giuria di giudizio del dipartimento. Conclusi i dibattimenti, i giurati la dichiararono non colpevole. Il presidente pronunciò dunque l'assoluzione e ne dispose la scarcerazione; ma la legge esigeva che si attendessero ventiquattro ore prima di spalancare i cancelli.

Furono proprio quelle ventiquattro ore a decidere dell'intera vicenda. Prima che spirassero, undici membri della giuria, ritenendo erroneo il proprio verdetto, presentarono un'istanza affinché fosse loro concesso di formularne uno nuovo. L'istanza era illegale; il regio commissario lo rammentò con una fermezza cui la Gazette rende merito. Il tribunale criminale tirò dritto, consentì ai giurati di adunarsi una seconda volta, e costoro dichiararono Marie Tondu colpevole d'omicidio, all'indomani del giorno in cui era stata assolta.

È facile immaginare cosa fossero state quelle ventiquattro ore in un'isola dove la morte di una donna non si dimenticava in un giorno: discorsi, visite all'uscio, forse le ombre della famiglia dell'estinta. La Gazette tace su cosa abbia potuto mutare undici coscienze nello spazio d'una sola notte.

Il regio commissario e l'imputata ricorsero congiuntamente in cassazione, e il Tribunale di cassazione diede loro ragione. Annullò la seconda dichiarazione della giuria e la sentenza che ne era conseguita: un'accusata dichiarata non colpevole e assolta doveva essere rimessa all'istante in libertà, e non poteva più essere tratta in arresto né perseguita per il medesimo fatto. Se i giudici fossero stati unanimemente persuasi dell'errore dei giurati, la legge offriva loro un'altra via: aggregare tre giurati ai primi dodici e deliberare a maggioranza di quattro quinti dei voti. Non l'avevano percorsa.

Marie Tondu aveva davvero colpito Hippolyte Paciola? La giuria aveva risposto di no, poi di sì; la legge si tenne alla prima parola. È questa, forse, la più limpida delle lezioni di quegli anni: l'assoluzione non è un'opinione provvisoria, da revocare dopo aver dormito male.

Gazette des nouveaux tribunaux, 1792, Tribunale di cassazione, sentenza del 22 giugno 1792 (causa Marie Tondu, tribunale criminale del dipartimento di Corsica).

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