La Gazette des tribunaux colloca questa vicenda in una sfilza di sentenze, tra un ambulante reo di aver falsificato liste della lotteria e una questione di diritto canonico sulle dispense matrimoniali. Sta tutta in una frase. Ma che frase.
Con sentenza dell'11 febbraio 1781, il Parlamento di Tolosa condanna Louis Boissonade, magnano del borgo di Saint-Laurent-d'Olt, nel Rouergue, accusato e convinto d'aver insultato e malmenato il cadavere di suo padre, in odio al fatto che questi avesse disposto dei propri beni a favore della figlia, sorella di detto Boissonade.
Conviene soffermarsi su queste parole. Il padre è morto; il testamento è aperto, o risaputo; i beni vanno alla sorella. E il figlio, anziché adire le vie legali, infierisce sul corpo. La Gazette non dice in cosa consistettero quegli insulti e quei maltrattamenti, né dove si consumarono, se nella casa del defunto o lungo la strada per il cimitero; non dice chi ne fu testimone. Dice soltanto l'odio, e il suo movente.
La pena ha un'arguzia che sa di lezione. Boissonade farà ammenda onorevole davanti al portale della chiesa di Saint-Étienne a Tolosa, la corda al collo, condotto dall'esecutore dell'alta giustizia; sarà bandito dalla giurisdizione del Parlamento per dieci anni; e pagherà cento lire, le quali saranno impiegate per far celebrare, nella chiesa di Saint-Laurent, preghiere per il riposo dell'anima di suo padre.
Il figlio che aveva oltraggiato il morto per una faccenda d'eredità doveva dunque, di tasca propria, pagargli le messe. Verrebbe da chiedersi se la sorella vi abbia mai assistito.
Gazette des tribunaux, 1781, Parlamento di Tolosa, sentenza dell'11 febbraio 1781.
