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Armes de la Maison BeaulieuMAISON BEAULIEUAB ÉDITIONS · CUISINE & LETTRES
Le 54 Storielle della Cancelleria · Castillon, Bordeaux e Tolosa, 1774-1777

La sciabola appena arrotata

Un negoziante che osa sguainare la spada contro un militare. Una sciabola appena arrotata. Due braccia squarciate fino all’osso. Tre parlamenti.

Tutto ebbe inizio per via di certe parole pronunciate a Castillon, in un circolo, dal signor Froidefond de Queyssac all’indirizzo del fratello maggiore del signor Damade. Quelle parole spiacquero; si chiesero spiegazioni; vi furono, narra la «Gazette», alcuni lievi scontri nei quali Damade rimase ferito, e ogni cosa parve appianata.

Non lo era affatto. Froidefond era militare e Damade negoziante; che un simile bottegaio avesse osato sguainare la spada contro di lui era affronto che l’ufficiale non poteva perdonare. Chiese che venisse disarmato, dapprima al luogotenente dei marescialli di Francia, poi allo stesso maresciallo di Mouchy. Damade si difese rammentando i meriti dei propri avi, conservò la spada, e il maresciallo impose a entrambi la firma di un impegno a non cercarsi mai più, né da presso né da lungi.

Poco tempo dopo, durante una visita a certe dame di Castillon, Damade si imbatté in Froidefond. Questi, che si era tolto la sciabola, se la rimise al fianco esclamando: «Ecco una sciabola che ho appena fatto arrotare; taglierà per bene le orecchie a qualcuno». Damade non rispose nulla e si ritirò.

Il giorno stesso, mentre era in cammino verso Lamothe-Montravel, fu raggiunto dal cavaliere de Queyssac, fratello dell’ufficiale, il quale portava alla sella una sciabola e due pistole a doppia canna. Il cavaliere pretese anzitutto di essere salutato; poi gli porse una pistola. Damade la prese; si trattava di stabilire chi avrebbe fatto fuoco per primo; nessuno volle cominciare; il cavaliere si riprese l'arma.

Due giorni appresso, a Castillon, Damade stava recandosi a pranzo da un amico quando fu fermato un’altra volta per esigere il suo saluto. La rissa si accese; un altro Queyssac corse a prendere una sciabola; Damade non aveva con sé che un coltello da caccia, il quale andò in pezzi. Già gravemente ferito, parò i colpi come poté con un bastone, dandosi alla fuga, poi scaricò contro Froidefond un colpo di pistola che non gli procurò se non una leggerissima contusione. Froidefond gli si avventò addosso con la sciabola e gli squarciò le braccia fino all’osso.

Tali sono, per lo meno, i fatti esposti nella memoria di Damade; la «Gazette» si cura di precisare che i Queyssac ne smentivano la maggior parte. Si aprì allora un’altra battaglia, di carta questa volta: querele incrociate, mandati di cattura, una sentenza del Parlamento di Bordeaux fondata sulle conclusioni dell’avvocato generale Dupaty, che prosciolse Damade e rispedì i Queyssac in carcere; un decreto del Consiglio che cassò la sentenza bordolese e rimise l’intera causa a Tolosa; infine la sentenza di Tolosa, del 18 aprile 1777, che annullò il procedimento, rinviò le parti innanzi al siniscalco di Libourne e condannò i Queyssac ai sette ottavi delle spese giudiziarie.

Tre anni di procedura per ritrovarsi quasi al punto di partenza, e un uomo con le braccia aperte fino all’osso per non aver voluto piegare il capo in un saluto. La «Gazette» non ne riferisce l'epilogo: a Libourne il processo doveva ricominciare daccapo.

Gazette des tribunaux, 1777, Parlamento di Tolosa, sentenza del 18 aprile 1777 (causa Reller-Damade contro i signori de Queyssac).

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