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Armes de la Maison BeaulieuMAISON BEAULIEUAB ÉDITIONS · CUISINE & LETTRES
Le 54 Storielle della Cancelleria · Bordeaux, 1776-1777

La cura vacante

Il curato fugge con la moglie d'altri. Viene condannato alle galere in contumacia. I suoi creditori reclamano i frutti della parrocchia.

Il signor Mailletard era provvisto della cura di Saint-Vincent-de-Paul, nella diocesi di Bordeaux; ma, annota la Gazzetta con la secchezza d'un cancelliere, non possedeva né i costumi né le virtù del proprio stato. Attirare una giovane sposa nella canonica col pretesto d'una parentela, colà trattenerla, sedurla, involarla al legittimo consorte e darsi alla fuga con lei: tali furono i misfatti di cui il marito, un tale Girardeau, lo fece formalmente accusare.

Del curato non si vide più traccia. Fu giudicato due volte in contumacia, dalle due distinte giustizie che allora si contendevano la giurisdizione sui sacerdoti. L'officiale di Bordeaux, magistrato della Chiesa, lo riconobbe reo confesso di sparizione, fuga e ratto della signora Girardeau, con il conseguente pubblico scandalo; lo interdisse a divinis in perpetuo dalle sue funzioni, gli impose la reclusione di vent’anni in un seminario onde espiarvi le pene canoniche, e dichiarò la cura vacante. Il luogotenente criminale, giudice del re, lo condannò invece alle galere; il Parlamento confermò la sentenza.

È a questo punto che la vertenza assume una piega singolare, giacché lo scandalo non ne costituisce che il mero antefatto. L'arcivescovo di Bordeaux, appresa la vacanza, conferì il beneficio a un tal signor Veron, il quale ne prese ritualmente possesso. Mailletard, tuttavia, lasciava dietro di sé una schiera di creditori, e costoro avevano fatto staggire le rendite della parrocchia. Sostenevano con pervicacia che la cura non fosse affatto vacante: un condannato in contumacia disponeva per legge di un quinquennio per costituirsi e purgare la contumacia; sino ad allora conservava lo stato di mero imputato, non già di reo sentenziato; ove fosse ricomparso, sarebbe stato reintegrato nel possesso. Nelle more, i frutti del beneficio spettavano a loro.

Si disputò dunque, dinanzi ai magistrati del Parlamento di Bordeaux, se un curato fuggiasco, condannato al remo, conservasse ancora sufficiente fisionomia sacerdotale per soddisfare i propri debiti mondani. Il patrocinatore del nuovo titolare replicò che la cura si era resa vacante a doppio titolo: prima per diserzione e abbandono del gregge, poi per un delitto infamante che comportava la decadenza ipso iure.

Con sentenza del primo maggio 1777, il Parlamento dichiarò non esservi abuso alcuno nell'investitura conferita al signor Veron, e condannò i creditori al pagamento delle spese giudiziali.

Della signora Girardeau, la Gazzetta non fa più menzione dopo il primo foglio. Esce dal processo con la medesima repentinità con cui era svanita dalla parrocchia; e i giuristi di Bordeaux, chini sui commentarii dei canonisti, seguitano ad accapigliarsi sulle prebende d'una cura, senza più volgere un pensiero a lei né all'inconsolabile consorte.

Gazette des tribunaux, 1777, Parlement de Bordeaux, sentenza del 1° maggio 1777 (curato di Saint-Vincent-de-Paul).

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